Baby atleta morto, il dolore dell'Uls: «Tentato l'impossibile per salvare Carlo Alberto»

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TREVISO - “La nostra comunità vive un momento di grandissimo dolore. Abbiamo sperato fino all'ultimo, e lottato assieme a lui, e fatto tutto il possibile, per salvare la vita a Carlo Alberto Conte. Purtroppo non c'è stato nulla da fare e ora non possiamo che essere vicini, in un grande abbraccio collettivo, alla famiglia, agli amici, a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere questo splendido ragazzo". Il direttore generale dell'Ulss 2, Francesco Benazzi, si fa interprete del dolore che attraversa tutta l'Ulss 2 per la morte del dodicenne padovano, colpito domenica mattina, 23 gennaio, da arresto cardiaco durante una gara di corsa. 

"Il ragazzo è arrivato al Ca’ Foncello con un quadro gravissimo - spiega il dottor Giuseppe Minniti, primario di cardiochirurgia del Ca' Foncello -. Essendoci alcuni parametri che facevano ritenere potesse esistere una possibilità di salvarlo abbiamo deciso di applicare, per tentare tutto il possibile, la circolazione extracorporea (Ecmo). Purtroppo con il passare delle ore abbiamo riscontrato che i danni erano tali da determinare, in breve tempo, la morte cerebrale.  Nella maggior parte dei casi di morte improvvisa in giovani atleti - sottolinea Minniti - c'è una predisposizione a sviluppare aritmie che spesso viene evidenziata nel corso degli screening cui sono sottoposti. In rari casi, purtroppo, non emerge alcuna anomalia nel corso delle visite agonistiche". 

"Su indicazione dei sanitari, d'intesa con la famiglia e con il presidente Zaia, che ha sempre seguito personalmente l'evolversi della situazione - spiega Benazzi - verrà effettuato il riscontro diagnostico per chiarire con la massima precisione le cause del decesso. Il cuore verrà inviato all’équipe della prof.ssa Cristina Basso, docente ordinario di Anatomia patologica dell'Università di Padova e tra le massime esperte a livello mondiale di cardiopatologie e morte improvvisa". 

 

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Il Gazzettino