Virus, crollo del turismo cinese: «Addio a 250mila turisti»

Mercoledì 5 Febbraio 2020 di Mauro Evangelisti

A Roma e provincia 250mila turisti cinesi in meno nei prossimi mesi. Spendono in media cento euro a notte solo negli hotel, forse anche di più perché in buona parte preferiscono strutture a 4 e 5 stelle. Per lo shopping lasciano, sempre in media, 1.200 euro ciascuno, sono tra i turisti più ricchi e non è un caso che grandi magazzini del lusso e boutique delle principali griffe da tempo abbiano commessi che parlano mandarino.

GLI EFFETTI
La crisi causata dall'epidemia del coronavirus di Wuhan avrà sul turismo effetti devastanti e, dopo le stime dei giorni scorsi, si possono rimettere in fila le cifre. La sintesi: mancheranno, solo limitandosi al ricco turismo cinese, a Roma e provincia 250.000 visitatori. Significa, se ragioniamo in termini di presenze (il dato che tiene conto non solo del singolo turista ma anche delle notti che trascorre nella Capitale) una flessione di 500mila unità. Come si arriva a questa cifra? Ad oggi i voli Italia-Cina, sia pure con le eccezioni legate ai rientri, sono bloccati. Si presume che l'effetto coronavirus si prolungherà per sette-otto mesi. Nel 2019 a Roma e provincia sono arrivati 392.134 turisti dalla Cina, 603mila in termini di presenze. Siamo nell'ordine dei 33mila arrivi al mese.
 

Con le ripercussioni previste per sette-otto mesi, siamo a quota 250mila turisti che non verranno. In termini di presenze significa meno 400mila. A questo conto vanno aggiunti i turisti di Taiwan (anche in questo caso i voli sono bloccati anche se in realtà a Taipei e dintorni il coronavirus non è molto diffuso), ma anche quelli di paesi come Giappone e Corea del Sud, dove non vi è alcuna emergenza, ma dove c'è meno propensione a viaggiare per la paura, anche irrazionale, degli aeroporti. Ma in termini economici quanto vale ritrovarsi nel 2020 con 250mila turisti cinesi in meno? Partiamo dallo shopping: se le statistiche (fonte Planet Italia sugli acquisti free tax) sono esatti, si perderanno 300milioni di euro spesi dai turisti cinesi. Un dato fa capire perché stiamo parlando di un turismo alto spendente: su 600mila presenze nel 2019 (sempre Roma e provincia), 511mila alloggiano in hotel a 4 e 5 stelle. Se ogni presenza vale in media 100 euro (la tariffa della stanza ed è una media probabilmente calcolata in difetto), perdere dall'oggi al domani 400mila presenze significa per gli hotel di Roma e provincia una perdita secca di 40 milioni di euro.

L'INDOTTO
Resta fuori da questi calcoli l'indotto su bar, ristoranti, trasporti. E gli effetti sul turismo in generale, perché dalle prenotazioni e dalle disdette è già evidente, come ha spiegato il presidente di Federalberghi Roma, Giuseppe Roscioli, che ci sarà una minore propensione a viaggiare che interesserà non solo i turisti asiatici, ma anche quelli americani ed europei. Si tratta di una reazione irrazionale, certo, ma comunque l'idea di salire su un aereo o di entrare in un aeroporto, convincerà a rinunciare al viaggio una parte di coloro che si regalano con frequenza una vacanza o un fine settimana in una capitale europea. Con queste premesse, nei giorni scorsi Roscioli ha ipotizzato un conto totale dei danni di 500milioni di euro. Ma come sempre succede, quando ci sono crisi di questo tipo gli effetti si diffondono a macchia d'olio: meno incassi per gli hotel, per i ristoranti, per chi si occupa dei trasporti (taxi e pullman), per il commercio, per le guide turistiche, per gli interpreti.

Intanto a Fiumicino si sono intensificati i controlli: sono stati infatti installati i termoscanner al Terminal 1 e al 3 per verificare la temperatura dei viaggiatori, predisponendo 11 corsie di controllo.

Ultimo aggiornamento: 16:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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