Covid, due morti per le cure fai da te con l'ivermectina. La Fda: «Smettetela, non siete cavalli»

Mercoledì 29 Settembre 2021 di Giampiero Valenza
Covid, due morti per le cure fai da te con l'ivermectina . La Fda: «Smettetela, non siete cavalli»

Tentano di curare la Covid-19 con un farmaco vermifugo usato principalmente nei cavalli, l’ivermerctina, e muoiono. Sono loro le ultime vittime dei trattamenti fai da te. Si tratta di due persone di 38 e 79 anni del New Mexico, negli Stati Uniti d’America. Entrambi, secondo quanto si legge sull’edizione online del New York Post, hanno avuto una grave insufficienza renale.

Negli Usa sono aumentate le segnalazioni dei ricoveri per l’assunzione di questo farmaco usato anche per mucche e altri animali di grossa taglia, tanto che l’autorità regolatoria statunitense, la Food and Drug Administration, ha cercato di spiegare quanto questa cura rientri tra quelle che ora non hanno valore scientifico. «Non siete un cavallo – hanno scritto su un Tweet – Non siete una mucca. Seriamente, voi tutti, smettetela». L’uso di ivermectina negli Usa è aumentato di 28 volte nel mese di agosto rispetto al periodo pre-pandemico e i casi di avvelenamento si sono quintuplicati.

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Al momento il farmaco non è approvato dalla Fda per trattare la Covid-19 e la ricerca scientifica più volte ha messo in guardia sul suo uso, visto che non ci sono dati sufficienti in grado di corroborare questo percorso terapeutico. Il farmaco viene usato nell’uomo sono in qualche caso, come in una particolare malattia infettiva, l'oncocerosi. Un sovraddosaggio di ivermectina può avere diversi effetti collaterali: si va dai sintomi gastrointestinali (come nausea, vomito, diarrea), a effetti neurologici (come convulsioni e allucinazioni) fino ad arrivare al coma e alla morte.

Perché l’ivermectina ha avuto un così grande successo soprattutto tra chi non ama seguire le cure convenzionali? Uno studio pubblicato su British Medical Journal Evidence-Based Medicine, spiega che diversi siti internet «hanno condotto studi sull’ivermectina» che «hanno avuto il riconoscimento pubblico e sono stati diffusi tramite i socal media, senza seguire alcuna linea guida metodologica». I siti presi in esame, stando agli scienziati, non includono diversi fattori, tra cui l’analisi delle strategie di ricerca, la valutazione degli studi che sono stati inclusi, la certezza dell’evidenza delle stime aggregate che vengono mostrate con «benefici significativi» che hanno causato «confusione per i medici, i pazienti e soprattutto i decisori».

 

 

«Questo di solito è un problema quando si eseguono meta-analisi che non si basano su revisioni sistematiche rigorose e che spesso portano alla diffusione di risultati spuri o fallaci», aggiungono. Secondo i ricercatori, la ricerca relativa all’ivermectina nel Covid-19 ha «gravi limiti metodologici che comportano una certezza molto bassa delle prove».

In estate un lavoro (seppur pubblicato in pre-stampa, dunque ancora da sottoporre a revisione), aveva esaltato l’uso dell’ivermectina. Si trattava di una meta-analisi, quindi basata su un controllo delle ricerche precedenti. In 18 studi con casi di infezione da Covid moderata o grave il vermifugo era stato associato a ridotti marcatori infiammatori e a un calo di mortalità. Peccato però che gli autori abbiano ritirato il documento, pubblicato su Open Forum Infectious Disease, a causa di alcuni dati sbagliati su cui si basava uno dei lavori analizzati.

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 30 Settembre, 10:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA