Virus polmonite in Cina meno misterioso: è online, possono studiarlo i ricercatori di tutto il mondo

Domenica 12 Gennaio 2020
 È stata una battaglia giocata in gran parte fuori dai laboratori, sui social media e a colpi di hashtag, quella che ha portato la Cina a pubblicare su una piattaforma online liberamente accessibile la parte iniziale della sequenza genetica del virus misterioso che finora ha provocato 41 casi di polmonite, sette dei quali gravi, e un decesso nella città di Wuhan.

L'appello a condividere i dati era arrivato dai ricercatori di tutto i mondo perché ormai è chiaro a tutti quanto il tempo giochi un ruolo cruciale in queste situazioni, soprattutto se improvvisamente dovesse essere urgente un vaccino. Adesso tutti potranno studiare questo virus, che appartiene alla stessa famiglia del virus della Sars che ha colpito fra il 2002 e il 2003, ma che mostra di essere molto diverso da questo. La sequenza genetica è stata depositata nella GenBank, la banca dati pubblicamente accessibile, punto di riferimento internazionale per i dati genetici. Il primo a diffondere la notizia su Twitter è stato il virologo e biologo evoluzionista Edward Holmes, dell'università australiana di Sydney.

L'università fa parte del consorzio di centri di ricerca che ha ottenuto la mappa genetica del virus, accanto ai Centri per il controllo delle malattie (Cdc) di Wuhan e alle università cinesi di Shanghai e Huazhong. Un messaggio accolto con entusiasmo dai tanti ricercatori che fin dai primi casi registrati a Whuan avevano chiesto informazioni sul virus. «È un momento davvero importante per la salute pubblica», ha scritto su Twitter il britannico Jeremy Farrar, direttore di una delle maggiori agenzie di ricerca internazionali, la Wellcome Trust. La scommessa, adesso, è dare un'identità al questo virus, così enigmatico da non avere ancora un nome, tanto che la malattia di cui è responsabile è chiamata ancora «polmonite virale dalle cause sconosciute», come rilevano gli esperti dei Cdc cinesi. Dopo la pubblicazione della sequenza genetica i primi risultati non si sono fatti attendere: il biologo evoluzionista Andrew Rambaut, dell'Università di Edimburgo, per esempio, ha scritto in un tweet di avere già calcolato che il nuovo virus è simile per l'89% ai Sarbecovirus, una famiglia di virus parenti della Sars che appartiene al genere Betacoronavirus.

Questi ultimi fanno parte della grande famiglia dei Coronavirus, che si annidano nell'organismo dei pipistrelli, il secondo gruppo di mammiferi più numeroso dopo i roditori. È la terza volta in tre decenni che i coronavirus provocano infezioni che colpiscono l'uomo: la prima volta era accaduto con la Sars, quando fra il 2002 e il 2003 il virus era stato trasmesso dai pipistrelli agli zibetti, circa dieci anni più pardi è stata la volta della Mers con il virus trasmesso dai pipistrelli ai cammelli e adesso l'attenzione è puntata sul nuovo virus senza nome.
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