Covid, risposta immunitaria diversa per donne e uomini? Lo studio che spiega chi attiva più cellule sentinella

Mercoledì 3 Marzo 2021 di Stefania Piras
Covid, risposta immunitaria diversa per donne e uomini? Lo studio che spiega chi attiva più cellule sentinella

Le risposte immunitarie alla SARS-CoV-2 differiscono tra uomini e donne? È quanto si cerca di capire in uno studio pubblicato su The Scientist. E la risposta è sì, la reazione immunitaria è diversa.

I dati aggregati da The Sex, Gender and COVID-19 Project indicano che, anche se le statistiche variano sostanzialmente tra i paesi del mondo, gli uomini che contraggono l'infezione hanno circa il 20% in più di probabilità di essere ricoverati rispetto alle donne. E poi, una volta ricoverati, gli uomini hanno più probabilità di aver bisogno di cure intensive. Una volta lì, hanno più probabilità di morire. Sabra Klein, una biologa alla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health ha studiato le risposte immunitarie alle infezioni virali per più di due decenni, e dice che i virus e altri agenti patogeni non colpiscono allo stesso modo donne e uomini (per gli scopi dell' articolo di The Scientist, persone con due cromosomi X e quelli con un X e un Y, rispettivamente).

Le analisi precedenti sulle epidemie di coronavirus SARS 2003 e MERS 2013-2014, per esempio, hanno rivelato che, tra i casi rilevati, gli uomini avevano un rischio di morte più alto delle donne. E diversi altri virus come l'epatite C sono noti per causare infezioni più gravi negli uomini. D'altra parte, condizioni autoimmuni come lupus, sclerosi multipla e artrite reumatoide sono molto più prevalenti nelle donne.

 

Forse il risultato più coerente che i ricercatori hanno trovato mentre studiano la variazione funzionale nel sistema immunitario dei mammiferi è che le femmine tendono a montare risposte immunitarie "più forti" alle infezioni virali rispetto ai maschi, dice Marcus Altfeld, un immunologo presso l'Istituto Heinrich Pette di Amburgo. Questa differenza è particolarmente evidente nelle cellule coinvolte nel sistema immunitario innato, che tendono a rispondere più velocemente nelle femmine alla stimolazione dei virus che si legano ai recettori di quelle cellule e, una volta stimolate, lanciano una maggiore produzione di molecole di segnalazione antivirale.

 

Il suo gruppo si è concentrato sul recettore TLR7, una proteina coinvolta nel rilevamento e quindi nella segnalazione di allarme precoce. Già nel 2009, Altfeld, allora alla Harvard Medical School, aveva osservato che alcune cellule immunitarie portatrici di TLR7 hanno prodotto significativamente più interferoni rispetto alle cellule degli uomini. Gli interferoni sono proteine (molecole, sostanze) prodotte naturalmente dalle cellule in risposta ad una grande varietà di stimoli. Si chiamano così perché sono capaci di "interferire" con la crescita del virus.

Altri ricercatori hanno scoperto che i neutrofili, il tipo più abbondante di globuli bianchi nel sistema immunitario dei mammiferi, sembrano essere più reattivi alla segnalazione dell'interferone se vengono prelevati da donne. Diversi studi indicano un numero maggiore di cellule T helper, che promuovono l'attivazione di ampie fasce del sistema immunitario adattativo, nei bambini e negli adulti di sesso femminile rispetto ai maschi. Klein dice che le risposte immunitarie più forti illustrate da questi e simili studi sono probabilmente un'arma a doppio taglio dal punto di vista della salute. Da un lato, aiutano a limitare la quantità di virus nel corpo, probabilmente predispone anche le femmine a malattie derivanti da risposte immunitarie iperattive, nota Klein. «Il lato negativo di questa robusta immunità è che l'80% di tutti i pazienti con malattie autoimmuni sono donne», dice. «Abbiamo molte più probabilità di avere malattie autoimmuni; abbiamo significativamente più probabilità di avere malattie autoimmuni multiple». Le donne sono anche a maggior rischio per la progressione della malattia in alcune infezioni guidate da interazioni del sistema immunitario, come l'infezione da HIV, che progredisce in AIDS più velocemente nelle donne che negli uomini.

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Le differenze

Mentre i ricercatori fanno progressi nella definizione delle differenze tra le risposte immunitarie maschili e femminili, stanno anche cercando di capire come e perché queste differenze emergono. In genere, gli scienziati hanno attribuito le differenze biologiche tra i sessi alla variazione delle concentrazioni di ormoni sessuali - principalmente testosterone e altri androgeni nei maschi, ed estrogeni e progesterone nelle femmine. Questo spiegherebbe il rischio collegato ad alcune malattie che cambia dopo la menopausa, quando i livelli di estrogeni e progesterone diminuiscono. Uno studio preprint pubblicato su medRxiv l'anno scorso ha suggerito che le donne in postmenopausa possono essere a maggior rischio Covid  rispetto alle donne in premenopausa.

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Ultimo aggiornamento: 6 Marzo, 07:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA