Coronavirus, al Comune di Roma lavoro da casa per sempre: «L'obiettivo: smaltire le pratiche»

Venerdì 10 Aprile 2020 di Lorenzo De Cicco
Smart working fisso per un impiegato su cinque

Roma Meno cartellino, più risultati. C'era un tempo in cui all'impiegato comunale poteva bastare la strisciata del badge, per poi aspettare la fine del turno alla scrivania. Ora in Campidoglio, sfruttando l'onda lunga dello smart working imposto dal Covid, sono pronti a cogliere la palla al balzo per cambiare turni e modalità di lavoro dei dipendenti. Almeno quelli amministrativi, un esercito di oltre 11mila travet, su 24mila lavoratori comunali in totale se si considerano pure i vigili (6mila) e le insegnanti degli asili (sempre 6mila). Per un quinto degli 11mila impiegati, d'ora in poi, conterà il numero delle pratiche sbrigate, anche accanto al sofà. Insomma a casa, senza quel rito del ceto impiegatizio che è appunto la timbratura della presenza. Da quando è iniziata l'emergenza coronavirus, la giunta ha dovuto avviare in tutta fretta il lavoro agile, da casa. Oggi l'80% dei dipendenti amministrativi sta lavorando così. Molti, quando il lockdown del Paese sarà gradualmente allentato, torneranno in ufficio, un po' per volta. Ma una buona fetta no: c'è un piano, che sarà varato dalla giunta la prossima settimana, che prevede difatti il mantenimento dello smart working. In via permanente e a rotazione. Come avviene e in molte grandi aziende private.

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Naturalmente saranno esclusi i profili professionali legati al cosiddetto front office. Tradotto: chi ha rapporti diretti con gli utenti, dai vigili alle insegnanti, agli sportellisti dell'Anagrafe. Per gli altri invece il tele-lavoro diventerà pratica ordinaria e non più straordinaria, sulla scia dei decreti Covid. L'operazione interesserà diverse categorie. I contabili della Ragioneria, i legali dell'Avvocatura capitolina, l'ufficio Toponomastica, l'ufficio Statistica, l'ufficio Stampa, i dipendenti che si occupano dei progetti e dei finanziamenti europei, buona parte degli impiegati dei municipi, con l'esclusione appunto di chi all'Anagrafe si confronta con i cittadini durante il turno.

«Abbiamo creato tutte le condizioni affinché il lavoro agile diventi una modalità ordinaria di lavoro», spiega Antonio De Santis, l'assessore al Personale e all'Anagrafe di Roma, che ricorda come, in queste giornate così complicate, alcune strutture abbiano garantito la piena operatività anche con oltre il 90% degli addetti in tele-lavoro. L'Avvocatura ha lavorato da casa al 100%, la Ragioneria al 97%, l'ufficio dei progetti e dei fondi Ue al 94%. «Questo è avvenuto - riprende l'assessore - per la disponibilità mostrata dai dipendenti, che sin da subito hanno affrontato la novità con un approccio proattivo. Stiamo affinando gradualmente il modello organizzativo affinché la nostra macchina, anche tramite il lavoro agile, sia reattiva rispetto ai bisogni di una società dinamica e in continua trasformazione». E il Comune potrebbe anche risparmiare, tra bollette e spazi che si riducono. Per valutare chi, a rotazione, lavorerà da casa, conterà il rendimento, in base ai progetti definiti dai dirigenti dei vari uffici. Progetti che, a oggi, non ci sono: lo smart working è iniziato in piena emergenza, per rispettare le direttive del governo. Ma ora che andrà a regime, il controllo sarà mirato.

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Ultimo aggiornamento: 10:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA