Reddito di cittadinanza blindato dal M5S: «Draghi ci ha detto che non sarà tagliato» `

Il premier inizia il giro di consultazioni con i partiti. Che insistono a chiedergli di restare a Palazzo Chigi. Salvini: sta lavorando bene

Martedì 30 Novembre 2021 di Marco Conti
Reddito di cittadinanza blindato dal M5S: «Draghi ci ha detto che non sarà tagliato» `

«Draghi è d'accordo con noi, il Reddito non si tocca». Stefano Patuanelli, ministro e capodelegazione M5S, esce da Palazzo Chigi al termine dell'incontro con Mario Draghi e il ministro Daniele Franco, esibendo i paletti del Movimento alla manovra di bilancio. «Il movimento è stato protagonista» delle correzioni introdotte in legge di Bilancio e ora «il reddito di cittadinanza non deve subire ulteriori modifiche nel percorso parlamentare né nel merito né nella dotazione economica», sostiene Patuanelli che ha partecipato alla riunione insieme ai capigruppo Davide Crippa e Mariolina Castellone.

 

 

Reddito di cittadinanza, il caos

 

L'assalto portato dagli altri partiti di maggioranza alle dotazione prevista nella legge al reddito di cittadinanza, spinge i grillini a far quadrato sulla misura, ma le richieste del M5S non si fermano qui e arrivano a sollecitare un'estenzione del superbonus anche alle villette e la reintroduzione del cashback. Draghi prende nota non promettendo nulla ma difende il testo della manovra così come è uscito dal consiglio dei ministri. L'interlocuzione con i partiti è solo all'inizio e la coperta resta corta visto che da distribuire restano solo altri 600 milioni. L'obiettivo degli incontri a palazzo Chigi resta quello di diminuire la valanga di emendamenti presentati dai partiti. La Lega e il M5S ne hanno già depositati rispettivamente 950 e 975. Più di FdI (781) che è all'opposizione. Anche il Pd non scherza, con 800 emendamenti, mentre Leu si è contenuta a 250 e FI detiene il record con 1.111 emendamenti nei quali spiccano quelli che puntano a rendere più corposo il taglio delle tasse aumentando di due miliardi lo stanziamento previsto. Poi ci sono i sindacati che chiedono di concentrare gli 8 miliardi di tagli fiscali su buste paga e pensioni e che lasciano palazzo Chigii insoddisfatti. «Giudizio negativo - afferma Maurizio Landini (Cgil) - perché di fatto c'è stato presentato l'accordo di maggioranza come perimetro entro il quale muoversi e per noi non va bene».

 

 


«Abbiamo iniziato in un clima molto positivo un ciclo di incontri con il presidente Draghi», spiega invece il ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D'Incà. L'obiettivo - aggiunge - è quello di «rendere quanto più condiviso e fluido possibile il percorso della manovra di Bilancio». L'intento è lodevole, ma i partiti sembrano muoversi ognuno per conto proprio e come se fossero in campagna elettorale. Le migliaia di emendamenti presentati danno il senso della distanza con il governo, malgrado ognuno abbia più di un rappresentante all'interno dell'esecutivo. Il coordinamento, proposto dal segretario del Pd Enrico Letta, non è mai decollato anche se il capogruppo dem in commissione Bilancio al Senato Daniele Manca prova a riproporlo. «L'incontro andava fatto prima», taglia netto il senatore di FI Dario Damiani che gela la proposta del collega lamentandosi anche dell'esclusione di FI dal novero dei relatori alla manovra. Sulla manovra, sostiene Letta al Tg1, «il metodo è giusto, il governo incontra i partiti politici, lo avevamo chiesto noi. Ognuno ha le sue idee, la nostra è sulla non autosufficienza, ma sono sicuro che alla fine troveremo le giuste intese e eviteremo l'assalto alla diligenza».

 

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L'assalto

Il problema è che il tavolo «di confronto» lo ha dovuto fare Draghi, a conferma dell'incapacità dei partiti di prendere atto che dentro i consueti schemi - centrodestra, centrosinistra - non si va da nessuna parte. Eppure Salvini propone un vertice ai leader di centrodestra, che ovviamente comprende anche l'unico partito all'opposizione FdI e poi dice che «Draghi sta facendo bene» e che «di Quirinale non ne parlo fino a gennaio».
In questo quadro a dir poco caotico non si comprende ancora chi potrà gestire la partita del Quirinale. Giuseppe Conte invita al dialogo anche con il centrodestra. Letta insiste sulla «maggioranza ampia», ma nell'incapacità delle leadership prevale solo il tentativo di congelare tutto lasciando Mattarella e Draghi dove sono. Una sorta di io speriamo che me la cavo che non fa i conti con la stagione difficile che vive il Paese e che non tiene conto che l'attuale legislatura ha sfornato tre governi guidati da esponenti non di partito e composti da partiti del tutto fuori dallo schema dei vecchi schieramenti e dei campi larghi.

 

 

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