Migranti, l'Ue: «Soluzione vicina». Germania e Francia ne accoglieranno 50 a testa

PER APPROFONDIRE: migranti, sbarci, sea eye, sea watch, ue
L'Ue: soluzione per navi Ong vicina
Appare più vicina la soluzione nell'impasse delle due navi Sea Eye e Sea Watch3 con 49 migranti in totale a bordo, mentre proseguono intensi i contatti tra Bruxelles e le Capitali europee. Per sbloccare la situazione Parigi e Berlino hanno aumentato l'impegno, pronte a ricevere 50 persone ognuna. Così fonti diplomatiche europee all'ANSA. I posti offerti non bastano però a soddisfare la richiesta di Malta di trasferire anche i 249 arrivati a dicembre, per questo la Commissione Ue ipotizza di trasferire solo chi ha possibilità di ottenere asilo.

ieri intanto nella riunione degli ambasciatori dei 28 ci sono state «discussioni costruttive», la posizione della Commissione, già espressa, resta che «gli Stati devono ora mostrare solidarietà concreta e le persone a bordo devono essere sbarcate in sicurezza e senza ulteriore ritardo»: così il portavoce del presidente della Commissione Ue.


Nell'attesa di un ok allo sbarco dalla Sea Watch3 arriva un altro appello. «I naufraghi hanno bisogno ora di un porto sicuro. Siamo nel corso di una missione di salvataggio che non vede la fine - scrive Sea Watch su Twitter - Un soccorso si può considerare concluso solo quando le persone tratte in salvo vengono portate in un porto sicuro, a terra. I naufraghi ne hanno bisogno ora!». «Aprite i porti», conclude la Ong.
 
«Siamo al 18mo giorno in mare, queste persone non ce la fanno più. A bordo c'è grande frustrazione, siamo allo stremo. Fate sbarcare queste persone - dice Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch che aggiorna sulla situazione dei migranti a bordo e su quella dei 17 che si trovano sulla Sea Eye. «Alcuni di loro rifiutano di mangiare. Ci stanno dando un aut aut. Guardano l'Europa dal binocolo, si sentono in prigione. Ad alcuni di loro la situazione ricorda le prigioni in Libia in cui hanno subito le vessazioni che ora si portano dentro», afferma la portavoce. «Da cittadini europei a bordo è vergognoso guardarli in faccia e spiegare loro come mai nessuno in Europa li voglia. Per favore - aggiunge - che siano i nostri governanti a spiegare, a queste persone, una ad una, perché non possono arrivare in Europa». «Non riporteremo mai le persone soccorse in mare in un Paese in cui è illegale farlo, in un Paese in cui vengono sottoposte alle violazioni e agli orrori di cui le persone a bordo che abbiamo soccorso ci stanno raccontando - rimarca Giorgia Linardi chiarendo che - il soccorso è avvenuto in acque Sar libiche dove il capitano ha esercitato il suo obbligo di soccorrere chiunque si trovi in difficoltà in mare. Sono immediatamente state informate le autorità, è stata informata anche la guardia costiera libica che abbiamo cercato di raggiungere subito via radio perché ci sembrava di aver capito che fossero impegnati in un altro soccorso. Abbiamo chiesto di fornire assistenza senza ricevere risposta, nemmeno abbiamo ricevuto risposta alla mail in cui li informavamo di aver soccorso queste 32 persone».

Dal premier Conte uno spiraglio di apertura. «Questo è un caso eccezionale, con donne e bambini da oltre due settimane in mare: io non volendo tradire la linea di coerenza del governo, penso che il sistema Italia possa sopportare poche donne e pochi bambini. Ed è contrario a qualsiasi principio separare padri e figli. Salvini esprime una linea condivisa dal governo ma se marchiamo nel segno dell'eccezionalità un intervento di questo tipo, la linea del governo non può essere tacciata di incoerenza».
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Martedì 8 Gennaio 2019, 14:28






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