Fiducia, Meloni e Salvini in piazza contro i «poltronari»

Fdi e Lega in piazza contro il governo. Salvini: «I porti li chiudiamo noi»
È la piazza contro le poltrone. Le stesse che occupava la Lega governativa fino a un mese fa, e ora passate ai «poltronari dell'inciucio». Sono Giorgia Meloni e Matteo Salvini i nuovi 'barricaderì che, insieme, protestano davanti Montecitorio contro il Conte bis nelle stesse ore in cui chiede la fiducia alla Camera. «Elezioni, elezioni!» e «Ladri di sovranità», sono le parole d'ordine della piazza convocata da Fratelli d'Italia ma che coinvolge anche i leader della Lega. Per il 'dress codè prevale il rosso bianco e verde, nessuna bandiera di partito, mentre non mancano i fischi al premier e poco lontano qualcuno fa i saluti romani durante l'inno di Mameli.

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Lo urla dal palco Salvini, galvanizzato dalla gente che gli chiede di non mollare e che, prima, lo accerchia per i soliti selfie e abbracci nel breve tratto tra Montecitorio e piazza Capranica. Lì c'è un maxischermo, un altro è al Pantheon e altre centinaia di persone restano in via del Corso, aldilà delle transenne dove li fermano le forze dell'ordine. «Oggi avremmo potuto riempire piazza del Popolo per quanti siamo!», arringa i suoi la presidente di FdI, che attacca il Pd e M5s come «i peggiori voltagabbana che si siano mai visti, Scilipoti gli allaccia le scarpe al confronto». Poi passa la parola a Salvini con un «bentornato al mio amico Matteo». «L'onore e la dignità», sono le prime parole pronunciate dall'ex vicepremier che un pò le ruba la scena e chiude la manifestazione. È in camicia bianca ma di fatto è quella verde del Carroccio che sembra rimettersi addosso. Così incita la folla: «Mi hanno chiesto se questa è una piazza eversiva...Mamma mia, quante mamme eversive ci sono oggi!», scherza. Al contrario, esalta «una piazza fatta di persone a volto scoperto e disarmate». Non è tenero con i nuovi governanti e li paragona a «dittatori chiusi nei palazzi e che si vergognano a uscire». Ma promette battaglia se proveranno a smontare quota 100 e a riaprire i porti. «Non li lasceremo uscire da quel Palazzo, ci staranno giorno e notte, Natale e ferragosto», urla tra gli applausi. E aggiunge: «Se proveranno a riaprire i porti, li chiudiamo noi tutti insieme».
 


Toni molto diversi da quelli di FI che mostra apertamente la differenza di stile e dissenso al Conte bis. «La nostra sarà un'opposizione seria, tenace, sulle cose», è il mantra che ripete Silvio Berlusconi parlando ai suoi nella riunione ai gruppi, in mattinata. E martella: «Faremo opposizione in Parlamento, perché quello è il luogo dove in democrazia si esercita la sovranità popolare». Non manca una stoccata al resto del centrodestra che gli rimprovera l'assenza in piazza: «Non abbiamo bisogno che nessuno ci dia lezioni su quando andare in piazza», fa sapere replicando forse a Salvini. Per l'ex ministro dell'Interno «FI ci sarà il 19 ottobre (giorno della manifestazione della Lega a Roma, ndr). Chi non c'è oggi, ha un mese di tempo per decidere». Ma Berlusconi non si preoccupa: «La coalizione di centrodestra l'ho fondata io, non voglio romperla». E taglia corto: «Siamo alleati ma ben distinti».





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(video di Simone Canettieri)



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Lunedì 9 Settembre 2019, 10:50






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