M5S non si libera di Grillo. E Casaleggio spara su Conte

Domenica 13 Giugno 2021 di Mario Ajello
M5S non si libera di Grillo. E Casaleggio spara su Conte

I grillini non ne possono più di Beppe Grillo. «Ma non se ne doveva andare a riposo? Invece, continua a stare in mezzo tra post assurdi e impuntature come la visita all'ambasciata cinese che non ha senso mentre siamo diventati filo-americani». Questo il tenore delle conversazioni tra big, ministri e parlamentari stellati, dopo che Giuseppe Conte si è rifiutato - su pressione di Di Maio e sulla base degli umori che ha visto circolare sui sociale e nelle chat - di seguire l'Elevato nella gita diplomatica.

Ciò significa che il corpaccione grillino, stanco di Beppe l'onnipresente («Non lascia la politica solo per garantire miglior trattamento giudiziario al figlio Ciro nella vicenda dello stupro, si è berlusconizzato», arriva a dire più di qualcuno), parteggia per Conte che soffre l'ombra di Grillo che lo ha investito della leadership ma gli fa i dispetti? Macché, sarebbe troppo semplice.

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Il magma esplosivo dei 5 stelle è una guazzabuglio: non vuole Grillo, ma non è tutto con Conte, un po' tifa Di Maio, un po' il Dibba e gli altri fuoriusciti che danno battaglia, per non dire di Casaleggio. Ieri in tivvù è tornato ad attaccare Conte con virulenza. Assist a Draghi (che Conte mal sopporta e che deve incalzare per dare brio a un movimento imbolsito) dicendo che sulla pandemia «sta avendo una gestione egregia» e giù botte all'ex premier: «Vuole rimuovere il divieto del terzo mandato per i parlamentari 5 stelle. E così tradisce i principi e i valori di mio padre, che sono alla base del movimento». E fa pure di peggio Davide, con una raffinatezza politica che proprio non gli si conosceva. Sostiene che sul vincolo dei due mandati invece Grillo è più sfumato del traditore Conte: «Beppe è stato chiaro, dicendo che non si tocca». Un modo per incunearsi nelle divisioni tra Beppe e Giuseppi.


DAVIDE SENZA GOLIA
E ancora Casaleggio junior anti-Conte: «Negli ultimi sedici mesi abbiamo assistito ad una serie di violazioni di regole, di principi fondativi del movimento, ma anche di decisioni che erano state prese dagli iscritti e che sono state anch'esse violate. In questo accrescere di violazioni era molto difficile rimanere all'interno di un contesto che ho conosciuto molto diverso e che avevo costruito assieme a mio padre». Davide attacca Conte anche sul piano economico: «La nuova formazione politica che si vuole creare chiede ai parlamentari tre volte di più dei versamenti che richiedeva Rousseau: mille euro al posto dei 300 di prima». Dunque non ci sono soltanto Grillo, o Di Maio, o tanti altri a rendere complicata la presa del potere interno ai 5 stelle da parte di Conte eterno capo in pectore che per ora ha piazzato Casalino alla guida della comunicazione dei parlamentari ma tarda ancora a dare il suo programma e ad organizzare il lancio della propria leadership perché troppo disconosciuta dal resto della compagnia.

 


E' piena di ostacoli insomma e di dubbi su tutto e su tutti - basta Grillo, ma anche di Maio non va troppo bene - la nuova fase di M5S che rischia il tonfo anche alle amministrative di autunno. Conte infatti è preoccupatissimo. Ieri in un post ha scritto: «M5S riparte da Napoli e da altre città». Ma proprio a Napoli, dove l'ex premier aprirà la campagna elettorale martedì a sostegno del candidato rosso-giallo Manfredi, l'ex ministro dem, sta cominciando ad agitarsi lo spettro del voto disgiunto. «Tanti elettori M5S lo faranno. Il candidato naturale per la base dei 5 Stelle è Maresca, il magistrato in corsa con il centrodestra, e non Manfredi. Che è quello che il movimento ha sempre combattuto sin dalla fase iniziale, mentre Maresca lo hanno sempre apprezzato»: questo dice Fulvio Martusciello, coordinatore napoletano di Forza Italia.

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LE GRANE
Quanto alla Calabria, altri problemi per Conte che sulla amministrative si gioca tutto. Il candidato dem, Irto, non ne vuole sapere dell'alleanza lettian-contiana con i 5 stelle e infatti si è ritirato, e la base stellata non vede affatto bene questo «inciucio innaturale» con il Pd che Giuseppi sta loro proponendo. Altro serio problema: Conte è intenzionato a incalzare (addirittura mirando a scalzarlo) Draghi sul tema giustizia (no alla riforma Cartabia che smonta la riforma Bonafede sulla giustizia) e su tanto altro, mentre Di Maio, tanti maggiorenti e tanti ministri hanno un orizzonte di intoccabile stabilità e governismo draghiano che si scontra con le esigenze di visibilità e di protagonismo che Conte, molto sollecitato dai suoi consulenti, deve esercitare anche contro l'esecutivo che tra le tante targhe ha anche quella del suo partito. Se davvero sarà suo.
 

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