Bollette, piano italiano: tetto al prezzo nazionale e 10 miliardi di aiuti a famiglie e imprese. Meloni al debutto Ue

Oggi gli incontri a Bruxelles con Metsola, von der Leyen e Michel. Il premier: «Governo a testa alta non devo restare a tutti i costi»

Giovedì 3 Novembre 2022 di Francesco Bechis
Bollette, piano italiano: tetto al prezzo nazionale e 10 miliardi di aiuti a famiglie e imprese. Meloni al debutto Ue

Una Bruxelles semivuota per le festività di inizio novembre attende oggi pomeriggio col fiato sospeso l’arrivo di Giorgia Meloni, prima donna premier della storia italiana. Fa qui il suo debutto all’estero la leader di FdI con tre incontri in successione - la presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola, la numero uno della Commissione Ue Ursula von der Leyen e in serata il presidente del Consiglio europeo Charles Michel - che segnano il battesimo del presidente del Consiglio con le istituzioni europee in un confronto schietto, alla pari. 

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I DOSSIER EUROPEI
Tanti i nodi da sciogliere, su alcuni restano le distanze. Tra questi il Pnrr che Meloni riconosce essenziale ma non intoccabile, i conti pubblici e la spada di Damocle sul debito italiano, il sostegno del nuovo governo all’Ucraina invasa dalle truppe russe.  Ma soprattutto la crisi energetica. L’Italia non può aspettare a lungo, ripete di continuo Meloni, e già nel Cdm di venerdì invierà a famiglie e imprese sotto il torchio della crisi «un segnale chiaro», annuncia il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, «credo che arriveremo a 7-8-10 miliardi per dare un forte contributo». È la priorità, spiega Meloni in un’intervista nel nuovo libro di Bruno Vespa, “La grande tempesta” (Mondadori): «I pochi fondi che ci sono serviranno a coprire il taglio delle bollette per chi è in difficoltà. Dobbiamo vedere come superare l’inverno senza che le bollette esplodano, sperando di tranquillizzarci da marzo in poi».


Nel frattempo continua la ricerca di una soluzione europea solidale: tramontato il tetto europeo al prezzo del gas, Roma ora scommette sul disaccoppiamento tra il prezzo del metano e dell’energia, «se non lo fa l’Europa lo faremo noi», avvisa il premier. Solidarietà che Meloni sente a parole ma ancora non vede nei fatti. Più volte lo ha ribadito da quando è arrivata a Palazzo Chigi puntando il dito contro le tante incongruenze europee, dallo sprint in solitaria della Germania con un piano salva-bollette da più di 200 miliardi di euro alle reticenze dei Paesi membri per una gestione equa dei flussi migratori. 


In Europa ma per cambiarla, è non a caso il mantra che Meloni ripeterà oggi ai vertici dell’Ue. «La mia idea è quella di un’Europa confederale in cui viga il principio di sussidiarietà. Non faccia Bruxelles quello che può fare meglio Roma, non agisca Roma lì dove, da soli, non si è competitivi», confida ancora a Vespa. Alla vigilia del primo vertice a Bruxelles Meloni non nasconde i suoi dubbi sull’architettura europea così com’è: «In Europa gran parte del potere decisionale è in mano alla Commissione, che viene indicata dai governi». 
Una comunità delle nazioni e non un club elitario: così la premier sogna di riformare l’Europa e anche per questo ieri, insieme al premier spagnolo Pedro Sanchez e al primo ministro giapponese Fumio Kishida ha sentito al telefono l’alleato conservatore e premier polacco Mateusz Morawiecki assicurando «un più efficace impulso al processo di rafforzamento dell’Ue».


LE ASPETTATIVE
Vista da Bruxelles, Meloni sarà anche, come ama definirsi lei, un “underdog” della politica italiana ma di certo non è un outsider. Da presidente del Partito conservatore europeo (Ecr) ha spezzato il “cordone sanitario” verso una destra italiana, la sua, che ormai parla con disinvoltura in Ue e si intende con il Ppe (di cui Metsola e Von der Leyen sono prime linee), grazie anche alla paziente tessitura del ministro agli Affari europei Raffaele Fitto, oggi nella capitale belga insieme alla premier. È un biglietto da visita che Giorgia farà valere nei suoi primi vertici internazionali (la attendono la Cop27 a Sharm el-Sheik lunedì prossimo e il G20 di Bali la settimana dopo) dove garantirà per l’agenda e il posizionamento internazionale del governo di centrodestra.
Se da una parte rassicura, dall’altra, alla sua squadra, Meloni chiede «lealtà e compattezza». «La vita di milioni di persone dipende da quello che faremo - ha detto ieri mattina il premier ai sottosegretari che hanno giurato a Palazzo Chigi - da questo momento non rappresentate un partito ma la Nazione». È un richiamo che fa anzitutto a se stessa, «voglio uscire da questa esperienza a testa alta. L’unico vero vantaggio che ho rispetto agli altri è che non sto qui per sopravvivere guardando i sondaggi. Tra cinque anni non voglio essere rieletta ad ogni costo». 
 

Ultimo aggiornamento: 10:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA