Soumahoro, chi è la moglie Liliane: lanciata da Boldrini e assunta da Berlusconi. Quando lavorava a Palazzo Chigi. «Diceva di essere la nipote del premier ruandese»

A 26 anni incarico governativo per i rapporti con l'Africa

Sabato 26 Novembre 2022 di Francesco Bechis
Soumahoro, chi è la moglie Liliane: lanciata da Boldrini e assunta da Berlusconi. Quando lavorava a Palazzo Chigi. «Diceva di essere la nipote del premier ruandese»

«Attualmente disoccupata» e fuori dal circuito dell'accoglienza. Ma nel curriculum di Liliane Murekatete, moglie del deputato dell'Alleanza Verdi-Sinistra Aboubakar Soumahoro finito nella bufera politica per il caso coop, ci sono diverse esperienze di peso. E una pesa più di tutte: Palazzo Chigi. Ma ci sono anche conoscenze illustri, in Italia e all'estero. Inclusa una presunta parentela con l'ex premier del Ruanda. Notizia da verificare, che intanto infittisce la trama di una vita sospesa tra impegno sociale, mondanità e missioni istituzionali.

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LA VITA A PALAZZO
Un passo indietro. L'ex dipendente della cooperativa Karibu ora nel mirino delle indagini della procura di Latina, ricorda Dagospia, ha lavorato come consigliera alla presidenza del Consiglio per più di due anni, dal 2003 al 2006, nel governo Berlusconi. Ruolo ricoperto anche con il secondo governo Prodi. E poi di nuovo quando il Cavaliere è tornato in sella nel 2008: richiamata dal governo di centrodestra come «facente funzioni» del rappresentante per l'Africa. Missione, quest'ultima, mai decollata davvero.

 

GLI ESORDI
Nel 2003 l'esordio come assistente dell'allora inviato speciale italiano del G8 per l'Africa, Alberto Michelini, ex deputato e già giornalista del Tg1. «Non la vedo da quasi vent'anni - racconta lui al Messaggero - sono sorpreso dalle notizie che sembrano emergere sul suo conto. Ci dev'essere stata una forte involuzione».
Il primo incontro con Michelini è a Roma, con una sponsor d'eccezione: Laura Boldrini, ex presidente della Camera, all'epoca portavoce dell'Unhcr per il Sud Europa. È il 20 giugno e l'agenzia dell'Onu celebra con un convegno la giornata mondiale del rifugiato, presenti Michelini e Alfredo Mantovano (attuale sottosegretario a Chigi) nella veste di sottosegretario all'Interno. Boldrini cede la parola a Liliane, ventiseienne miracolosamente scampata con la sua famiglia all'eccidio che nel 1994 ha sconvolto il Ruanda.


Paola Ganozzi, consigliera di Michelini e tutt'ora in squadra a Palazzo Chigi, rimane colpita e lancia l'idea: la ragazza deve entrare a palazzo. «Parlava un perfetto italiano, oltre a inglese e francese madrelingua», racconta Michelini, «ha lavorato con noi più di due anni, ci seguiva nelle missioni in Africa, e i nostri interlocutori apprezzavano che nella delegazione italiana ci fosse una giovane africana preparata». Liliane entra nel team, numero due dell'assistente di Michelini Maria Teresa Burgoni. Con loro, a Piazza Colonna, lavora anche Stefano Pontecorvo, il diplomatico poi diventato inviato della Nato in Afghanistan. La giovane si fa notare, collabora con il consigliere diplomatico di Berlusconi, Bruno Archi. Sarebbe perfino riuscita ad ottenere un colloquio con il premier in persona.


«Sobria, prudente, attenta». Il profilo che traccia Michelini cozza con il ritratto che affiora dalle cronache di questi giorni, tra eccentriche sortite social e dure accuse dei lavoratori nelle coop dove lavorava. «A Chigi mai vista con borse di Louis Vitton o con oggetti di lusso in bella vista, nessun eccesso», riprende il giornalista. Prima di dedicarsi a tempo pieno alle coop, Murekatete ha dunque vissuto una parentesi nelle istituzioni. Un ruolo (e un lavoro) di prestigio. Defilato, certo, ma non indifferente.


PREMIER E PARENTI
«Abbiamo visto decine di capi di Stato africani, lei era sempre presente», racconta Michelini. Con un aneddoto, confermato da più fonti presenti a Chigi venti anni fa. «Diceva di essere la nipote del primo ministro del Ruanda, Bernard Makuza». Un totem della politica ruandese, etnia hutu, ex prima fila del Movimento democratico repubblicano, sciolto dal Parlamento nel 2003 con l'accusa di sostenere tesi giustificatorie sul genocidio ruandese. Ancora Michelini: «Sosteneva fosse uno zio. Non ho mai ritenuto di verificare, ci fidavamo. E devo dire che nei nostri viaggi in Ruanda lui la accoglieva con l'affetto e la confidenza di un parente stretto».
 

Ultimo aggiornamento: 27 Novembre, 17:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA