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Il pullman della salvezza: 31 vite strappate all'orrore dai volontari di Martina e la sua Luna

Martedì 5 Aprile 2022 di Serena Nogarotto
Il pullman della salvezza: 31 vite strappate all'orrore dai volontari di Martina e la sua Luna

Ci sono viaggi che non si dimenticano, che segnano uno spartiacque, un prima e un dopo nella vita. Proprio come quello dell'associazione Martina e la sua Luna terminato ieri mattina all'alba. Un viaggio che ha portato 15 bambini e 16 adulti ucraini lontano dall'orrore della guerra. «Siamo arrivati a Roma intorno alle 3,30 del mattino - racconta Natalino Orlandi, uno dei volontari della Onlus di Latina Nonostante l'orario e grazie alla disponibilità della Protezione civile e della Croce Rossa, i passeggeri hanno potuto fare i tamponi che, fortunatamente, sono risultati tutti negativi. E così hanno potuto raggiungere l'hotel in cui resteranno prima di arrivare nelle loro future case o centri di accoglienza». Quasi tutti i rifugiati sono rimasti a Roma, una mamma e la sua bambina sono state accolte da una famiglia di Cisterna e una ragazza di 19 anni, Katerina, è stata ospitata dallo stesso Natalino nella sua casa a Latina. «Era l'unica ragazza del gruppo che viaggiava da sola. Io e mia moglie abbiamo deciso di ospitarla, abbiamo pensato che da noi poteva trovare un po' di serenità. Abbiamo quattro figli, non si sentirà sola».

Katerina è una studentessa universitaria di sociologia, arriva dalla zona del Donbass, subito dopo l'invasione russa si era spostata a Kiev per studiare ma, come lei stessa ha spiegato, anche per fuggire da una situazione che da lì a breve non le avrebbe più permesso di muoversi con facilità. «E' una ragazza timida e determinata, vuole continuare a studiare racconta Natalino Parla russo e molto bene inglese, conosce anche l'italiano, tra i suoi progetti aveva proprio un viaggio studio in Italia». Quasi fosse un amaro scherzo del destino. Molti dei rifugiati arrivano da Mariupol, la città martire della guerra, e per arrivare al confine hanno fatto viaggi terribili, molti chilometri a piedi tra bombardamenti, mine e un freddo gelido. «Non dimenticherò mai il momento in cui siamo arrivati a Suceava, la città romena al confine con l'Ucraina continua il volontario - I bambini si sono lanciati dentro al pullman. Non volevano perdere per nessun motivo quel mezzo di salvezza. Dall'Ambasciata ci hanno spiegato che la lista di attesa dei rifugiati è lunghissima. Non aspettano altro che un modo per allontanarsi da quell'orrore».

Natalino continua a raccontare con difficoltà perché la voce è soffocata dall'emozione: «Inizialmente nel pullman c'era un po' di diffidenza, ma dopo qualche ora si è creato un rapporto meraviglioso. Ci ha colto di sorpresa la velocità con cui i bambini si sono aperti: cercavano un contatto fisico, volevano abbracciare ed essere abbracciati. Sembrerà strano - aggiunge Natalino - ma alla fine del viaggio è stato difficile separarci da loro». L'atmosfera al ritorno era calda. «C'è chi cantava, chi ballava. La piccola Daria, una bellissima bambina disabile dagli occhi color cielo, ci ha travolto con il suo entusiasmo e la sua energia. Noi volontari giocavamo con loro e, dai sedili, i genitori ci seguivano sorridendo con i loro occhi stanchi. Come associazione lavoriamo con bambini oncologici, conosciamo bene il valore che hanno un sorriso e una risata». Emozioni che non dimenticheranno mai Natalino, Tino, Emiliano, Mirko e Liliya e i tre autisti. «Davanti a una situazione come questa ti senti inerme. Vorresti fare tanto, ma sai che qualunque cosa farai nessuno potrà restituire a queste persone la serenità che la guerra ha strappato loro. I più silenziosi racconta Natalino - erano gli adolescenti. Queste persone avevano una vita, una casa, una quotidianità, degli amici e all'improvviso non hanno più nulla e si trovano catapultati in un pullman con degli sconosciuti verso l'ignoto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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