Per Mattarella test di europeismo superato Ma Conte preoccupato per la tenuta grillina

Giovedì 12 Dicembre 2019
IL RETROSCENA
ROMA Sarà stata l'assenza di Luigi Di Maio, in missione in Albania, ma raccontano che al pranzo del Quirinale, consueto appuntamento prima del Consiglio europeo, il governo sia apparso sorprendentemente coeso al cospetto di Sergio Mattarella. Nei panni di cerimoniere il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, sereno e rilassato come da un po' non capitava di vederlo, ha invitato i ministri - uno ad uno - a fare il punto sulle varie questioni.
I TEMPI
E così è toccato ai ministri dell'Interno, Luciana Lamorgese e della Difesa, Lorenzo Guerini, parlare della situazione in Libia e delle iniziative turche nel Mediterraneo. Al ministro dell'Economia Roberto Gualtieri offrire rassicurazioni sulle trattative in Europa su Mes e unione bancaria. Al ministro degli Affari Europei Vincenzo Amendola fare il punto sulla proposta di bilancio dell'Unione che l'Italia ha rifiutato, e a al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro illustrare la tempistica parlamentare su alcuni provvedimenti, accennando anche a ciò che la maggioranza dovrà affrontare in Parlamento, verifica permettendo.
Una sintonia inusitata, favorita certamente dalla preponderanza di ministri Pd, ma che pur stridendo con ciò che invece accade in Parlamento, segnala la comune volontà di voler cercare in Europa sponde e alleanze. La sensazione che tutto sia più facile senza Di Maio è stata ieri di molti dei convenuti che hanno notato come il presidente del Consiglio fosse molto più rinfrancato. D'altra parte il cambio di passo dell'Italia non è solo per l'assenza dal governo del sovranismo leghista, ma anche al cambio di rotta inaugurato ad agosto dal M5S che sembra aver messo in un angolo gli attacchi feroci a tradizionali partner europei, anche se ogni tanto sembra assalito da dubbi e rispolvera Di Battista. Durerà?
Resta il fatto che un'Italia che partecipa e che non si autoesclude, che siede ai tavoli e non li diserta, rassicura il presidente della Repubblica. Riferimenti al precedente governo nessuno si è azzardato a farli durante il pranzo, ma la vicende del Mes (Meccanismo europeo di stabilità), rappresentava per Mattarella una sorta di spartiacque o di test sulla tenuta europeista della maggioranza. Malgrado Di Maio continui a subire la concorrenza sovranista, alla fine il M5S ha retto l'onda e contenuto le defezioni. Una sorta di argine che anche nel centrodestra si è costruito, grazie ad una lunga mediazione che alla Camera ha messo insieme i capigruppo Molinari (Lega), Lollobrigida (FdI) e Gelmini (FI).
Frenato per ora lo sfaldamento grillino, restano le preoccupazioni di Conte per la tenuta del Movimento che a breve dovrà mettersi al tavolo con gli alleati per mettere a punto il cronoprogramma del prossimo anno. Il problema del come stare insieme, assilla da settimane il presidente del Consiglio. Il Conte2 era partito con l'intenzione di tramutare la maggioranza di necessità in un'alleanza organica tra Pd e 5S. Da subito Di Maio non la prese bene e il risultato delle elezioni in Umbria ha seppellito le aspirazioni del premier di diventare il demiurgo di una complicata fusione. Il risultato però è che ora nel M5S ognuno va per proprio conto. L'unico filo rosso che in qualche modo lega gli eletti grillni è la scarsissima voglia di affossare la legislatura e tornare a casa, mentre sul resto delle cose da fare i gruppi sono balcanizzati.
Conte oggi sarà al Consiglio europeo forte dei numeri e di un mandato che è in perfetta continuità con la linea seguita anche a giugno. La necessità di lavorare sul pacchetto di riforme pone l'Italia nella condizione di non dover smentire le intese raggiunte sino a giugno dal governo M5S-Lega, ma al tempo stesso riservandosi di dare un giudizio sull'intera margherita e non solo sul singolo petalo.
IL VERSO
Aver respinto il tentativo di spallata di Salvini a Bruxelles costituisce una medaglia che Conte ieri si è appuntato subito al petto sostenendo che alcune posizioni tenute sul Mes svelano «il malcelato auspicio» di uscita «dall'euro-zona o, addirittura, dall'Ue». Un affondo, quello del premier, volutamente senza nomi e cognomi perché rivolto non solo contro la Lega, ma anche verso quell'enclave grillina che ha costretto il ministro Amendola e la sottosegretaria Agea a fare ieri mattina le tre di notte per arrivare ad una risoluzione che comunque non è bastata a tenere unito tutto il Movimento.
Marco Conti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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