IL TEST
PORDENONE Una precisazione, almeno una, è arrivata nel pomeriggio

Martedì 30 Novembre 2021

IL TEST
PORDENONE Una precisazione, almeno una, è arrivata nel pomeriggio direttamente dal ministro Lamorgese al prefetto di Trieste, Annunziato Vardè: per consumare una bevanda al bancone del bar non serve il Green pass. Né quello standard, né quello super. È tutto come prima, si applicano le norme della zona gialla vecchia. L'unica vera certezza, appunto, in una giornata di rodaggio che dal Friuli Venezia Giulia arriverà come una lezione a tutta Italia in vista del 6 dicembre, quando il pass rafforzato sarà legge ovunque. Nella prima regione gialla del Paese, infatti, a prevalere è stato il caos. Tra i clienti - ed era prevedibile - ma anche tra i gestori dei locali. È andata meglio con la mascherina obbligatoria, ma in quel caso si parla di norme che ritornano, non di regole da quarta ondata.
IL VIAGGIO
Pordenone, di nuovo un primo giorno di zona gialla. L'ennesimo. Stavolta però si va oltre: in anteprima rispetto al resto d'Italia, per bar e ristoranti serve il super Green pass, vaccino o guarigione. Ma molti clienti non sanno ancora che la vecchia app non basta, che bisogna dimostrare di essersi vaccinati con due dosi. «E c'è chi si è dovuto accomodare fuori», spiega una barista di piazza XX Settembre. Il viaggio tra i locali si sposta a Udine, dove molti gestori si confrontano tra loro sulle norme in vigore e poi lanciano un messaggio ai clienti: «Non serve per forza il documento cartaceo, basta anche un file sul telefonino che certifichi la vaccinazione». Stessa confusione anche a Trieste, tra clienti disorientati e gestori un po' spazientiti dalla perdita di tempo necessaria a spiegare, controllare e infine a servire chi si accomoda all'interno dei locali. Va peggio nei ristoranti. A Pordenone, da Cico, va in scena l'esempio zero di ciò che può accadere: ci si siede al tavolo (interno), la cameriera chiede il Green pass e lo controlla con la solita app. Ma non va bene, perché quello è il vecchio Green pass, che potrebbe essere stato ottenuto anche grazie a un tampone. E che ora non va più bene. «Non lo sapevamo, grazie di avercelo detto», spiegano.
CONTROLLI
In tutte le principali città del Friuli Venezia Giulia sono stati rafforzati i controlli. A Pordenone blitz delle forze dell'ordine in una caffetteria: a tutti i clienti è stato chiesto il Green pass rafforzato. Nessuna violazione riscontrata. I carabinieri di Udine hanno controllato 215 persone e 54 tra esercizi pubblici e commerciali. Non sono state riscontrate violazioni alla normativa sul controllo del Green pass e delle regole sull'uso della mascherina e sul distanziamento interpersonale, «segno del grande rispetto e sensibilità dimostrati dalla gente friulana».
La zona gialla porta con sé un solo vero limite sulle spalle di tutti, vaccinati e non: la mascherina obbligatoria anche all'aperto, dopo circa cinque mesi di libertà. Anche in questo caso i controlli ci sono stati, tesi più a sensibilizzare che a colpire o sanzionare. In generale, sia a Udine che a Pordenone, si è notato un netto aumento relativo all'uso della protezione negli spazi all'aperto. Ma rispetto al passato, quando l'obbligo di mascherina era un'abitudine vecchia di diversi mesi, sono state molte di più le persone sorprese a passeggiare senza la copertura di naso e bocca. Alcuni non erano nemmeno a conoscenza del cambiamento di colore, sintomo di un certo scollamento tra le norme e la loro applicazione concreta. La prima nuova zona gialla d'Italia è partita così, con tanto lavoro ancora da fare.
Marco Agrusti
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