«Difficile fare lezione online ma con la mia app il docente tiene la classe sotto controllo»

Martedì 6 Ottobre 2020
«Difficile fare lezione online ma con la mia app il docente tiene la classe sotto controllo»

Con la didattica online, gli studenti imparano davvero? Il professore Max Schiraldi, docente di Ingegneria dell'Impresa all'Università di Tor Vergata, sta sperimentando in ateneo una app per capire se la lezione a distanza ha davvero presa sui ragazzi. Visto che, da remoto, la tentazione di distrarsi è altissima.
Perché ha sentito la necessità di verificare l'attenzione degli studenti?
«Quando insegniamo dobbiamo preoccuparci che lo studente apprenda. È questo il primo obiettivo. Ma, quando faccio lezione online, ho davanti a me solo un monitor e non riesco a capire se gli studenti mi seguono oppure se hanno perso la concentrazione».
In aula è diverso?
«È più semplice catturare l'attenzione di chi ti sta davanti, osservi la reazione degli studenti anche solo cogliendone le espressioni sul viso: puoi cambiare rotta all'istante, cercando un'interazione immediata con gli studenti. Online è impossibile».
Non le piace la didattica online?
«Diciamo che non ne sono entusiasta, la presenza dell'insegnante è fondamentale soprattutto per evitare che qualcuno si perda: è un rischio che avverto io nonostante sia un docente universitario».
La situazione a scuola è diversa?
«In aula universitaria gli studenti sono adulti, hanno meno inibizioni a segnalare i dubbi e a chiedere maggiori spiegazioni. Inoltre sono più predisposti all'apprendimento: hanno scelto loro di studiare e di seguire quel corso specifico. A scuola non è così: devi prendere per mano lo studente, devi incentivarlo. Altrimenti lo perdi».
Come funziona la app?
«La tecnologia Edu Enhancement invita lo studente, alla fine di ogni lezione, a dare un feedback su quanto ha seguito. Si tratta quindi di una valutazione costante e continuativa perché arriva alla fine di ogni lezione. Nasce per master e corsi aziendali, a Tor Vergata siamo i primi in Italia ad utilizzarla su un corso universitario».
Cosa si va a valutare?
«Lo studente deve rispondere a un questionario basato sulla psicologia comportamentale, per capire se ha trovato interessante la lezione, se ne è rimasto coinvolto».
Non esiste una valutazione simile?
«Abbiamo la scheda di valutazione di fine corso, ma fornisce il parere dei ragazzi quando ormai è troppo tardi perché il corso è finito. A quel punto il danno è fatto. Con la app, invece, posso intervenire e mettere a fuoco la lezione già dal giorno dopo».
Potrebbe funzionare in un'aula scolastica?
«Sì, andrebbe rimodulata ovviamente. La popolazione studentesca è diversificata: a scuola ci sono maggiori differenze da considerare tra i ragazzi. Ma potrebbe avere potenzialità diverse: un'app simile riesce infatti anche a mettere in evidenza i bisogni educativi speciali e la necessità di un supporto adeguato per il singolo studente».
Ha lanciato anni fa anche Eiduco, come è andata?
«Eiduco è uno strumento assolutamente efficiente: mi permette di interagire con i ragazzi in aula».
In che modo?
«Ha un'interfaccia con la stellina, il punto interrogativo e il tag. Se visualizzo un punto interrogativo sullo schermo, mentre spiego, capisco che la lezione non è chiara. se arriva una stellina vuol dire che posso andare avanti con la spiegazione perché mi seguono. Mentre, tramite i tag, i ragazzi con una semplice ricerca ritrovano gli argomenti trattati in tutte le lezioni. Abbiamo strumenti digitali potenti: usiamoli anche per la scuola».
Ma spesso le famiglie non hanno dispositivi adatti alla didattica digitale.
«Parliamo di app per lo smartphone e richiedono una banda di trasmissione bassissima».
L. Loi.
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