Coronavirus, Patrick bloccato da febbraio nel Kurdistan iracheno tornerà a casa il 22 maggio

Giovedì 7 Maggio 2020 di R.U.
Patrick Di Nunno, consulente aziendale friulano rimasto bloccato ad Erbil, nel Kurdistan iracheno

NIMIS Dovrebbe rientrare in Friuli il 22 maggio il 43enne friulano Patrick Di Nunno, consulente aziendale di Nimis rimasto bloccato a febbraio a Erbil, nel Kurdistan iracheno, causa pandemia da coronavirus. A farlo sapere il sindaco del paese del Collinare, Gloria Bressani, in stretto contatto con il concittadino in queste settimane di trattative per poter riportare in Italia la comitiva di operai italiani presente nell’area mediorientale. Tredici le persone bloccate, con le prime cinque che martedì sono riuscite a prendere il primo volo utile, seppur con diversi scali, per far rientro in patria. «Su quel volo Patrick non è salito – racconta il sindaco – perché ha deciso di attendere la riapertura dell’aeroporto di Erbil, prevista per il 22 maggio, così da poter rientrare direttamente a Venezia con il primo volo commerciale utile; una scelta maturata anche grazie alla situazione tutto sommato tranquilla, senza particolari problemi o pericoli. Del resto se ci fossero stati, la Farnesina con la quale siamo rimasti in contatto in questi due mesi, sarebbe intervenuta subito per riportarli in Italia in piena sicurezza» aggiunge il primo cittadino.
DA UN MESE A TRE
Patrick era partito per il Kurdistan il 16 febbraio scorso, in qualità di consulente per fiere automobilistiche. Erbil, aveva raccontato agli amici è una città che vuole uscire al più presto dalla crisi provocata dalla guerra ed ambisce a diventare la Dubai dell’Iraq. Il suo contratto scadeva il 16 marzo, ma con la chiusura delle frontiere proprio per il divampare dell’emergenza coronavirus, è rimasto bloccato nella città assieme ad altri 13 italiani tra imprenditori veneti di Campolongo Maggiore, Conegliano e alcuni lavoratori abruzzesi impegnati nel settore edile, questi ultimi impegnati in un cantiere che dopo un breve blocco ad aprile, ha riaperto dando l’opportunità di continuare a svolgere il loro compito. «Mi sono scritta frequentemente in queste settimane con lui – fa sapere ancora il sindaco di Nimis – e mi sono premurata di tenermi aggiornata sulle sue condizioni, anche per dare rassicurazioni alla mamma e alla sorella che abitano in paese».
FAMIGLIA NOTA
Sono loro infatti a gestire la nota trattoria di famiglia “Alle Valanghe”, dove anche Patrick, tifosissimo dell’Udinese, in passato aveva lavorato. «Da parte sua ci sono arrivate sempre conferme di una situazione stabile – aggiunge Bressani - l’impatto del coronavirus da quanto ci ha comunicato, è stato limitato in termini di contagi e decessi anche perché si è deciso subito di chiudere le frontiere. E se il quadro fosse mutato rapidamente il Ministero degli Esteri sarebbe prontamente intervenuto così come del resto ha fatto per altri connazionali nel mondo». La possibilità di tornare già con il volo di martedì della Qatar Airways, con il quale dopo aver fatto scalo a Doha sarebbero poi atterrati a Roma, si era aperta grazie al negoziato andato a buon fine intrapreso dall’europarlamentare Paolo Borchia con l’ambasciatore in Iraq Pasquino e la console ad Erbil Murioni. «Dopo giorni di trattative la situazione si è sbloccata – ha spiegato Borchia - con la conseguente deroga alla chiusura dello spazio aereo e ottenendo un centinaio di posti per cittadini non statunitensi per il volo da Doha a Roma del 5 maggio. I tredici connazionali sono stati contattati e informati dell’opportunità, anche se alcuni di loro hanno palesato la volontà di attendere comunque il primo volo commerciale Erbil-Venezia del 22 maggio». E tra questi appunto anche Patrick.

Ultimo aggiornamento: 07:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA