«Tutti scappano, io resto»: Elisabetta, fino a 70 anni medico in Pronto soccorso

Venerdì 16 Settembre 2022 di Angela Pederiva
«Tutti scappano, io resto»: Elisabetta, fino a 70 anni medico in Pronto soccorso

ODERZO - All'ultimo congresso della Simeu, la Società italiana della medicina di emergenza-urgenza, l'allarme è risuonato anche dalla relazione di Vito Cianci, primario in Azienda ospedaliera a Padova: ogni mese in Italia cento medici lasciano il Pronto soccorso. Non a caso secondo la rilevazione condotta in Veneto dalla Cimo-Fesmed, federazione sindacale degli ospedalieri guidata da Giovanni Leoni, per coprire i turni il 70% delle Ulss ricorre al reclutamento nelle cooperative o nella libera professione. Ma dalla provincia di Treviso arriva una storia in assoluta controtendenza: è quella della dottoressa Elisabetta Grisenti, che ha appena chiesto e ottenuto di poter restare in servizio al nosocomio di Oderzo fino ai 70 anni, malgrado stia per compiere i 67 che le permetterebbero di andare in pensione. «Ho deciso di rimanere racconta poiché il lavoro mi appassiona ancora, nonostante la situazione di disagio che viviamo noi della prima linea, causata dalle aggressioni verbali e, talvolta, fisiche di pazienti e parenti... È interessante notare come è cambiata la situazione: fino a due anni fa eravamo gli angeli che proteggevano i cittadini dalla minaccia del Covid-19, oggi invece è esattamente il contrario. Memoria corta? Probabile».


IL DECRETO
Sulla carta il congedo dal lavoro era stato previsto per il 18 ottobre, giorno del suo compleanno. La dottoressa Grisenti ha però chiesto all'Ulss 2 Marca Trevigiana «il mantenimento in servizio» oltre quella data. La possibilità è ammessa dal decreto Agosto varato nel 2020, secondo cui al fine «di garantire l'erogazione dei livelli essenziali di assistenza e di fronteggiare la carenza di medici specialisti», i sanitari «possono presentare domanda di autorizzazione per il trattenimento in servizio anche oltre il limite del quarantesimo anno di servizio effettivo, comunque non oltre il settantesimo anno di età». Il direttore generale Francesco Benazzi ha così deliberato di «determinare la risoluzione del rapporto di lavoro alla data del 19 ottobre 2025», felice di poter contare per altri tre anni su un camice bianco molto apprezzato da colleghi e pazienti.


IL FUGGI-FUGGI
Un caso più unico che raro, per quel tipo di reparto. «Effettivamente confida lei stessa in questo momento mi sento una mosca bianca, vista la situazione che stiamo vivendo. Il fuggi-fuggi dai Pronto soccorso ed, in generale, dalla Medicina d'urgenza mi porta a vedere sempre facce nuove e ad assistere ad una instabilità dell'organico dovuta ai continui cambiamenti dei colleghi, che dopo essere arrivati spesso si rendono conto della situazione e se ne vanno». Da specialista in Chirurgia d'emergenza, la dottoressa Grisenti è però ancora animata da una grande passione: «Il Pronto soccorso, con la sua dinamicità, è ciò che mi ha portato a fare questa scelta il giorno della specializzazione ed il motivo per il quale continuo a lavorare al suo interno nonostante tutto».
Cosa direbbe allora a un giovane collega che si affaccia oggi alla professione? «Le stesse cose che ho ripetuto da sempre a mio figlio, anche lui appassionato di emergenza e soccorso fin da piccolo: in Italia, purtroppo, non siamo apprezzati, andrebbero rivisti i contratti che prevedono una retribuzione non adeguata rispetto al carico lavorativo richiesto da 12 ore di turno, di giorno e di notte. Insieme ai colleghi di tanti altri Pronto soccorso nella nostra nazione, viviamo situazioni di profondo disagio, che spesso grandi emergenze, come ad esempio il Covid, mettono in luce. Però è un lavoro che dà soddisfazioni profonde ed incomparabili ad altri ambienti anche della stessa medicina, quindi richiede una profonda vocazione per la salvaguardia della vita altrui. Per concludere, ciò che direi ad un giovane collega è che se vuole fare emergenza in Italia deve prepararsi ad una vita professionale dura ma appassionante, nella quale lo invito a fare sua una frase di Gino Strada che ho preso in prestito per l'occasione: Bisogna curare le vittime e rivendicare i (nostri) diritti. Una persona alla volta».
 

Ultimo aggiornamento: 17 Settembre, 09:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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