Alessandro Benetton, compie 57 anni: «Cortina ha dimostrato che l'Italia può farcela»

Martedì 2 Marzo 2021 di Angela Pederiva
Alessandro Benetton compie oggi 57 anni
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Alessandro Benetton compie il 2 marzo 57 anni. «Il regalo più bello? Il successo dei Mondiali di sci alpino», confida il presidente della Fondazione Cortina 2021, la carica rivestita a titolo gratuito da cui decadrà con l'approvazione del bilancio. Ma quelli saranno i conti: queste sono le emozioni.

Qual è stata la più grande? «Ce ne sono state così tante. Alcune sportive, come l'entusiasmo per l'oro di Marta Bassino e l'argento di Luca De Aliprandini: mi sono sentito tifoso come mai in vita mia. Ma poi ci sono state anche le emozioni che noi stessi siamo riusciti a trasmettere in un momento particolare della vita di molti, tanto che la gente per strada ci fermava per ringraziarci. Queste attestazioni mi hanno fatto pensare che ho dato molto, ma ho anche ricevuto indietro almeno altrettanto in termini di riconoscenza e di affetto. Di tutto ciò sono grato a chi mi ha dato l'opportunità di partecipare a questa bella avventura».

Nel discorso di chiusura, ha definito questo evento «un nuovo inizio»: di cosa? «Ancora prima dell'emergenza pandemica, ci eravamo posti un doppio obiettivo. Da un lato riuscire a organizzare un evento sportivo e tecnico di alto livello: gare di sci alpino con piste e impianti propri e tecnologie innovative, curate da aziende italiane come Almaviva e Targa Telematics. Dall'altro lato, ci eravamo dati dei paletti di massimo standard di legalità, sicurezza, equilibrio economico e sostenibilità ambientale. Ecco, tutti ci hanno riconosciuto che ci siamo riusciti e questo è il segno di un nuovo inizio: per lo sport, per Cortina e per l'Italia. Il tempo dirà quanto efficaci siamo stati nel rilancio del territorio e della partecipazione collettiva, ma di sicuro posso già dire che la Fondazione Cortina 2021 ha trovato supporto, conforto e apprezzamento nella comunità locale e nel contesto internazionale. Credo che il nostro Paese meriti una considerazione più importante di quella che a volte gli viene riconosciuta».

Cosa intende? «Abbiamo dimostrato che noi italiani ce la possiamo fare, mentre a volte ci buttiamo giù un po' troppo. Per questo sono contento che ci sia un primo ministro come Mario Draghi, dal punto di vista dell'apprezzamento e della reputazione internazionali, così come mi ha fatto molto piacere la lettera di Mikaela Shiffrin, con tutti i suoi complimenti per Cortina e per l'organizzazione. Anche se niente è mai perfetto, abbiamo risvegliato l'orgoglio tricolore. Non vorrei sembrare troppo romantico, ma si è creato un effetto palla di neve anche sul piano dell'affetto. Di questo devo ringraziare tutta la squadra di cui sono il capitano, perché mi ha commosso e mi ha fatto fare bella figura, condividendo l'impegno, gli intenti, la filosofia, il coraggio della discontinuità. Cito ragazzi come Alberto Ghezze, Michele Di Gallo, Marco Bergamini, Anna Bosetti, che hanno vissuto la sfida come propria: mi auguro che siano un patrimonio da valorizzare per le Olimpiadi di Milano Cortina 2026».

A proposito di numeri: cos'hanno rappresentato questi Mondiali? «Intanto hanno portato 180 Paesi nel mondo a collegarsi con Cortina attraverso 36 broadcaster. Ma poi questa manifestazione ha generato un giro d'affari diretto e indiretto che sfiora i 500 milioni di euro. Dallo studio che abbiamo commissionato all'Università Bocconi emergono dati pazzeschi: il 70% delle aziende venete ha avuto un beneficio dai Mondiali, il 15,1% degli investimenti ambientali è stato portato dall'evento, il 5,9% del fatturato 2020 è stato realizzato grazie a questa opportunità. Nel generare un simile volano, abbiamo sfatato anche il tabù dell'equilibrio economico di un grande evento, garantendo il pareggio di bilancio tramite il sostegno di Comune, Provincia, Regione, impiantisti e sponsor. Nel frattempo intorno a noi si è messa in moto una macchina fruttuosa, per cui ad esempio Anas ha stanziato 270 milioni per le infrastrutture, con l'indicazione che il 50% dovrà essere speso nel prossimo quadriennio per risolvere problemi cronici, irrisolti da 40-50 anni».

C'è invece qualcosa che non ha funzionato? «Avremmo potuto fare tante cose meglio. Sono un imprenditore, quindi so che se sbagli poco, vuol dire che non hai sperimentato abbastanza».

Diciamo che non era iniziata benissimo. Per esempio l'infortuno di Sofia Goggia, l'ambasciatrice dell'evento ma anche la favorita della vigilia. Come avete vissuto questo imprevisto? «Con grande dispiacere, soprattutto per Sofia. Ma come ha ammesso lei stessa, quell'incidente è stato l'occasione per toccare con mano l'affetto che si genera quando c'è una difficoltà. E devo dire che anche noi ne abbiamo beneficiato».

La cerimonia inaugurale ha ricevuto diverse critiche sui social: le ha condivise? «Tutto può essere sempre messo in discussione e sono d'accordo che si può sempre fare meglio. Detto questo, un Mondiale di sci alpino non ha mai avuto un budget così importante nella storia, com'è stato per Cortina 2021. L'hanno sostenuto tre Governi diversi e l'ultimo, ribadendo che si trattava di un'occasione per il Paese, ha stanziato fondi che non erano previsti e che hanno permesso di organizzare un'importante cerimonia di apertura. Immagino che chi l'ha commissionata abbia dato l'indicazione di realizzare un prodotto che potesse coinvolgere tutti gli italiani. Lo dico perché è importante collocare ogni scelta nel giusto contesto. Per esempio la cerimonia di chiusura, in quanto passaggio di consegne, è stata un momento più istituzionale e ha seguito un protocollo più rigido, in cui abbiamo però potuto parlare un linguaggio più semplice».

Cos'ha pensato nei primi giorni, quando il maltempo continuava a rinviare le gare? «La montagna ha anche questo significato: bisogna darsi il tempo di vedere, e di apprezzare, i cambiamenti del meteo e delle stagioni. Bisogna accettare che la bellezza e la magia di uno sport praticato all'aria aperta abbia questo tipo di inconvenienti. Non tutto si può incasellare e controllare, per fortuna».

Poi infatti è tornato il sole e Cortina è stata l'unica bolla bianca della montagna italiana nella stagione 2020/2021. «Da amante della montagna so che le comunità montane devono poter sopravvivere, per cui le attività devono poter andare avanti per le generazioni future. Rammarico c'è soprattutto per questo. A causa del Covid è stata persa un'intera stagione».

Pensa che Cortina saprà far tesoro di questa fortuna? «Alcuni dati sono indiscutibili. Dagli alberghi in rifacimento, al coinvolgimento dei volontari, sono sicuro che la comunità locale non si farà sfuggire questa occasione. Volontari, forze dell'ordine, maestri di sci, allenatori, sciclub, operatori: tutti si sono dati da fare e hanno dimostrato di tenerci. Gente che può sembrare un po' scorbutica, ma di altissima dignità».

Che ne sarà ora della Fondazione Cortina 2021? «Per una volta la nuova discontinuità potrebbe essere data dalla continuità attraverso i giovani. Ma il mio mandato sta per scadere, per cui saranno le istituzioni a decidere, com'è giusto che sia». 

Ultimo aggiornamento: 3 Marzo, 11:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA