Polesani "immuni" dall'influenza: solo otto casi di ricovero in ospedale

Sabato 11 Gennaio 2020 di Nicola Astolfi
Il direttore generale dell'Ulss 5 Antonio Compostella aveva fatto il primo vaccino della campagna

ROVIGO - Sono molti i casi di riacutizzazioni bronchitiche e di polmoniti, correlati a sintomi influenzali, ma pochi i casi di influenza: sono otto, finora, in tutto il Polesine. Dal 1. dicembre all’otto gennaio, sono cinque al Pronto soccorso di Rovigo, tre a Trecenta e nessuno ad Adria (non sono compresi i casi pediatrici, si va dai 15 anni in poi), rispetto ai 27 totali diagnosticati un anno fa, nello stesso periodo di tempo, in base agli accessi ai Pronto soccorso. Inoltre, non c’è stato ancora nessun caso grave.

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«Se finora l’epidemia influenzale non ha avuto conseguenze gravi sulla salute dei polesani, si deve al successo della campagna antinfluenzale», ha rilevato il direttore generale dell’Ulss 5 Antonio Compostella nel fare il punto della situazione sulla stagione influenzale, mentre già si guarda al momento di picco, atteso nelle prime settimane di febbraio. Insieme a Compostella sono intervenuti il dirigente medico del Servizio Igiene e Sanità pubblica Margherita Bellè, il direttore della Geriatria e capo reparto internistico Pierluigi Dal Santo, il direttore sanitario Edgardo Contato e i direttori dei Pronto soccorso di Rovigo Stefano Kusstatscher e di Adria Giovanni Lucianò.

Il Polesine è ancora in zona di intensità bassa dell’epidemia, secondo i dati della rete di sorveglianza Influnet aggiornati al 5 gennaio. «La diffusione locale dell’influenza è in linea con il dato regionale», ha spiegato Compostella, pari a 2,75 casi ogni mille residenti. Risulta inferiore alla media nazionale (4,74) e questi sono i casi di sindromi simil-influenzali, con almeno uno dei sintomi generali dell’influenza come febbre, malessere-spossatezza, mal di testa, dolori muscolari e uno dei sintomi respiratori (tosse, mal di gola, respiro affannoso). Gli otto casi clinicamente diagnosticati nel territorio provinciale riguardano le manifestazioni acute con ceppo virologico identificato. A questi pochi casi, relativi a persone che avevano già delle situazioni cliniche particolari, in quanto sofferenti di malattie respiratorie croniche o di altre patologie che ne condizionano negativamente la salute, fanno da contraltare altri dati: è ben maggiore, è stato spiegato, il numero delle persone che arrivano nei Pronto soccorso con scompensi o problemi respiratori. E a questi accessi sono seguiti spesso, secondo appropriatezza, dei ricoveri: nell’ospedale di Rovigo, per esempio, il tasso di occupazione dei posti letto nell’area internistica è al 110% (ne sono stati aggiunti) e anche ad Adria e Trecenta lo stesso tasso è salito nei reparti di Medicina e Lungodegenza. In questa situazione, con un’intensità ancora bassa dell’influenza, con l’acutizzazione nello stesso periodo, invece, delle malattie respiratorie, è stata registrata «un’affluenza significativa ai Pronto soccorso, dove arrivano anziani - ha spiegato Compostella - con sintomi influenzali che si sovrappongono ad altre patologie e in questi casi sono proprio i vaccini a evitare l’insorgenza delle complicanze ben più gravi, che invece comporterebbe l’influenza».
A oggi, nonostante le difficoltà legate al personale, i Pronto soccorso «stanno gestendo la situazione senza problemi: Rovigo, ad esempio - ha rilevato Compostella - ha percentuali di afflusso maggiori rispetto ad altre città con caratteristiche simili e in alcune situazioni si è toccata la presenza contemporanea anche di 50 pazienti».
I direttori dei Pronto soccorso, Kusstatscher e Lucianò, hanno mostrato che gli accessi generali risultano finora in leggero calo, tra il 1. dicembre e l’otto gennaio, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: a Rovigo sono passati da 4.567 a 4.522, ad Adria da 2.500 a 2.450, e a Trecenta da 1.451 a 1.345.

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