Rovigo. Una ricandidatura a sindaco di Edoardo Gaffeo? Il Partito democratico non lo sosterrà

Ma chi si assume, davanti alla città che assiste attonita, la responsabilità di far cadere l'amministrazione del centrosinistra unito?

Sabato 19 Novembre 2022 di Francesco Campi
Il sindaco di Rovigo Edoardo Gaffeo, lo strappo con il Pd

ROVIGO - Nuovi venti di crisi in maggioranza con i rapporti fra il sindaco Edoardo Gaffeo e il Pd ai minimi storici. Perché, platealmente, nell'incontro di maggioranza che si è tenuto giovedì sera, il segretario comunale del Pd Giacomo Prandini, che componeva la delegazione dem insieme al capogruppo Nello Chendi, al segretario cittadino Diego Crivellari e alla presidente del consiglio Nadia Romeo, ha detto senza tanti giri di parole che il partito non è disposto a sostenerne un'eventuale ricandidatura. A portare a simili affermazioni il fatto che come preannunciato, l'incontro di maggioranza fosse stato allargato a una rappresentanza della lista Menon, per valutare se in un'ottica programmatica, fosse possibile avviare un rapporto in chiave futura. E come in una coppia ormai sfasciata, la presenza di un altro ha dato la stura al più classico del fra noi non c'è futuro.

Lo strappo

Il fatto che il focus si sia spostato sul futuro ha poi reso pressoché inutile la discussione sull'oggi, ovvero sul rimpasto di giunta che doveva essere l'argomento della discussione. Ha perso senso un rinnovo del patto amministrativo modificando l'assetto della giunta se alla fine il progetto nel complesso viene bocciato, tanto da essere messo in discussione alla prossima tornata elettorale, che il Pd intende affrontare tagliando fuori Gaffeo. Non si tratta di un fulmine a ciel sereno, visto che i rapporti fra Gaffeo e la maggioranza del Pd, a sua volta diviso, non sono mai stati idilliaci. Achille Variati, nella crisi di maggio dello scorso anno, quando il sindaco si dimise dopo un voto contrario del Pd sulla vicenda Tribunale, era stato un abile terapeuta di coppia e aveva ricucito i rapporti. Ma i problemi sono rimasti, con una guerra di logoramento che è andata avanti dietro le quinte. Ora sembra arrivato il confronto finale: o insieme o contro. Variati, nel frattempo divenuto europarlamentare, sicuramente non si farà trovare al telefono. Anche i tentativi di mediazione degli ultimi giorni, come il documento del Forum, sembrano caduti nel vuoto e nella direzione del Pd che si dovrebbe tenere all'inizio della prossima settimana, potrebbe essere riproposto il tema dell'appoggio esterno. Un modo per dire separati in casa.

Tappe decisive

Bisogna vedere, però, cosa significhi, non essendoci nulla di consensuale se non il tentativo di salvare le apparenze, perché nessuno vuole rimanere con il cerino in mano di fronte alla città. Il banco di prova sarà la manovra di bilancio. I contrasti, anche in questo caso di lunga data, logorano pure il Pd al proprio interno, visto che le posizioni in aula sono ben diversificate. Ma la maggioranza del Pd, come emerso nell'ultimo consiglio comunale, in particolare sulla delibera di giunta sul biglietto per la Rotonda, ritirata dopo gli strali arrivati dal capogruppo Chendi, sembra ormai poco disposta a fare sconti al sindaco. In generale, i dem contestano un atteggiamento di distacco nei confronti da parte del primo cittadino, che non coinvolgerebbe alcuno nelle decisioni amministrative. Non tutte andate dritte, fra l'altro, come attesta la questione Iras ancora non definita. E anche questo, nella lite di coppia di giovedì è stato rinfacciato. Il tema del rimpasto, in un simile quadro, sembra voler parlare del colore delle tende, quando ormai ognuno ha deciso di andare ad abitare altrove. Ma chi si assume, davanti alla città che assiste attonita, la responsabilità di far cadere l'amministrazione del centrosinistra unito? E per quale obiettivo concreto? 

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