Il granchio blu si è adattato e mette a rischio l’ecosistema della pesca

Lunedì 27 Settembre 2021 di Marco Scarazzatti
Il granchio blu sta infestando le lagune polesane
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ROVIGO - «Le lagune polesane sono sempre più frequentate dal cosiddetto granchio blu. Un fatto che mette in guardia tutti quanti, visto che è in serio pericolo l’ecosistema della pesca».
A dirlo è il biologo Emanuele Rossetti, che lavora per il Consorzio cooperative pescatori del Polesine, anche per quello che riguarda il mercato ittico di Pila. «Si assiste a continui avvistamenti di questi granchi giganti, che sono diventati anche oggetto di vendita nei mercati - continua Rossetti - la proliferazione di questo granchio è pari a quella che si è avuta con il pesce siluro. Non esistono metodi per eliminarlo, dato che inizialmente si pensava non fosse in grado di attecchire, invece sta dimostrando di trovarsi molto bene nell’ambiente deltizio. L’unico stratagemma sarebbe quello di intensificarne la pesca. Anche perché ha delle polpe molto buone. Il suo costo di vendita nei mercati nostrani si aggira tra i 2 e i 3 euro all’etto. Tempo fa, però, costava molto di più. È molto pericoloso per tutti i pesci del nostro mare, delle nostre valli e lagune, in quanto è da considerarsi come un predatore molto vorace e che sa farsi spazio senza alcun tipo di problema. Non è pericoloso per l’uomo, a patto che non lo si attacchi, altrimenti il granchio risponde e avendo delle chele molto più grandi di quelle dei granchi tradizionali, può fare molto male».
 

LA PROLIFERAZIONE
L’allarme nelle acque del Delta, dove appunto sta proliferando il granchio reale blu, trova concorde anche Luigino Marchesini, presidente del Consorzio cooperative pescatori del Polesine. «Si tratta di una specie atlantica infestante, presente già da alcuni anni, ma che ora sta iniziando a creare seri problemi agli allevamenti di molluschi e alla fauna autoctona. Lo troviamo nelle sacche di Scardovari, Canarin e nella laguna di Barbamarco. È una situazione che riguarda oramai tutto il mare Adriatico, rappresentando un problema serio per le coltivazioni di molluschi. Il granchio reale blu è una specie che non ha nemici in natura: proprio per questa ragione la sua presenza sta diventando sempre più infestante. Proviene dalla sponda occidentale dell’Atlantico e si contraddistingue, oltre che per le dimensioni decisamente sopra la norma dei granchi dell’Adriatico, per il colore blu all’estremità delle chele».
Rossetti traccia la storia della presenza di questo granchio nelle nostre acque. «È arrivato verso il 2006-2007 nel mare Mediterraneo, si ipotizza scaricato da qualche nave mercantile. Nel 2011 ha fatto la comparsa anche da noi, a Goro e poi anche sul versante polesano. Inizialmente non lo si vedeva molto, poi ha iniziato a essere sempre più presente, essendosi adattato alla perfezione. Raggiunge anche i 20 centimetri di lunghezza. L’unico vantaggio è che la sua carne è commestibile. Anzi è molto apprezzata, per cui sta iniziando un’attività di pesca specifica che potrebbe tenere sotto controllo un’espansione altrimenti ingestibile. Il granchio blu proviene dalla costa atlantica: partendo dal Canada arriva fino all’Argentina, raggiungendo anche gli Stati caraibici».
 

I RISCHI PER L’UOMO
Un pescatore avverte dei pericoli. «I granchi blu sono grossi e pericolosi. In un lampo ti staccano un dito. Due donne, che si trovavano in spiaggia, sono dovute andare al pronto soccorso avendo subito grossi tagli alle dita delle mani. L’aspetto negativo di questi granchi è che non camminano solo sul fondale del mare, ma avendo le “zampe” palmate, possono nuotare staccati a circa metro metro dal fondo. Arrivano a pesare anche 700-800 grammi. Il loro unico pregio è che metà del loro peso è composto da una carne squisita, ottima da mangiare con gli spaghetti».
 

Ultimo aggiornamento: 11:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA