Crisanti a Zaia: «Multe più severe? Basta cominciare a farle». Sileri: «C'è la quarantena, non serve il ricovero coatto»

Venerdì 3 Luglio 2020
Il professor Andrea Crisanti e il viceministro Sileri
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VENEZIA -  Il  professor Andrea Crisanti interviene sulla decisione del Presidente del Veneto Luca Zaia di inasprire le regole dopo la ripresa dei contagi. «Non si tratta di fare ordinanze più severe o meno, ma di capire l'origine dei focolai e applicare le misure per spegnerli -  ha detto il docente di microbiologia dell'Università di Padova  intervenendo a Radio Capital-. La ricetta ce l'abbiamo: fare il tampone a tutti i contatti, amici, parenti e vicini. Non ci sono altre ipotesi. Ci sono disposizioni ministeriali per chi disattende le misure di quarantena. Zaia dice che non basta la multa di mille euro? Sarebbe interessante cominciare a farle, le multe».
Prosegue Crisanti: «Zaia si avvale in questo momento di due esperti, uno che coordina tutti i laboratori di microbiologia del Veneto, e l'altro che è il suo virologo di fiducia. Entrambi hanno firmato la lettera di Zangrillo che dice che il virus non ci sta più, e ora improvvisamente lo riscopre?». Si parla tanto di una seconda ondata in autunno, ma si rischia un peggioramento già adesso? «Il peggioramento della situazione va visto in termini prospettici», spiega il microbiologo, «se ci sono dei focolai e questi focolai si può identificarli ed eliminarli, siamo nella normalità. L'Italia non è una bolla, nel mondo ieri ci sono stati 215mila casi. La realtà sarà caratterizzata da continui focolai, bisogna non farseli sfuggire di mano».
Sulla ripresa dei contagi e l'inasprimento delle misure interviene anche  il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, ieri a Padova:
«Non andrei a guardare i dati giornalieri, perché fluttuano. Se l'R0 si modifica perché è stata trovata una catena di contagio in un focolaio preciso, stiamo parlando di un focolaio, e noi siamo qui per spegnerli. Questo significa fare tanti tamponi, identificare i positivi e non i casi.  Questo termine andrebbe cambiato: un caso è qualcuno che presenta una malattia, un positivo è uno che sta bene ma è solo positivo, quindi trovare tanti positivi significa trovare una catena di contagio in un focolaio». 
Commentando il caso dell'imprenditore vicentino  che ha rifiutato il ricovero dopo essere risultato positivo al coronavirus,  e la richiesta di Zaia di introdurre il ricovero coatto,  Sileri ha aggiunto: «La quarantena è già un metodo di trattamento obbligatorio e violarlo è già punito, ma si tratta di casi isolati. Un singolo atto - ha detto Sileri - non può essere paragonato a 56 milioni di italiani che stanno rispettando le regole.  E' atteso che qualcuno non rispetti le regole, l'importante è individuarlo e farlo stare a casa, per un soggetto non possiamo colpevolizzare tutti».​
Ultimo aggiornamento: 4 Luglio, 09:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA