Pochi profughi, case vuote e coop sul lastrico: rischiano la chiusura

Sabato 21 Settembre 2019
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PORDENONE - Le cooperative che si occupano di migranti e della loro accoglienza sono “alla canna del gas”, e rischiano di sparire. Almeno per quanto riguarda il settore che riguarda la gestione dei richiedenti asilo. Dal grido d’allarme, lanciato su queste pagine alcuni mesi fa, si è infatti passati alla fase dei conti e dei numeri. Un anno fa le cooperative gestivano circa mille migranti, oggi meno di 500. Ha funzionato e continua a funzionare la politica delle porte chiuse varata da Prefettura, Questura e Comuni: anche i migranti provenienti dalla rotta balcanica non si fermano a Pordenone, ma vengono condotti in altre province e regioni. 
LA SITUAZIONE
Il problema che oggi attanaglia le realtà che si dedicano all’accoglienza è prettamente economico: negli anni, infatti, le cooperative di Pordenone hanno preso in affitto o acquistato sul mercato immobiliare case e appartamenti. Servivano a garantire l’accoglienza dei migranti e a far parte della rete premiata dai bandi della Prefettura. Ma oggi solo nel capoluogo ci sono decine di appartamenti vuoti, mentre altrettante decine di case risultano sottoutilizzate. È “colpa” dei numeri, che vedono la provincia di Pordenone come un porto chiuso, anche se il mare non c’è. Nonostante il calo di migranti e la “fuga” dagli appartamenti, le cooperative continuano a pagare affitto, tasse o rate del mutuo come se le abitazioni fossero piene. E questo sta mandando a gambe all’aria il business dell’accoglienza. 
LA CRISI
A parlare è ad esempio il vertice di Nuovi Vicini, Ivana Latrofa. Descrive con lucidità una situazione che riguarda praticamente tutte le realtà cooperative della provincia che nel tempo si sono trovate ad avere a che fare con la gestione dell’immigrazione. «Per disdire un contratto di locazione - spiega - ci vogliono almeno sei mesi. Nel frattempo, però, le case rimangono vuote e noi continuiamo a pagare. E il problema non sono i flussi migratori, che sono ancora in corso, quanto il fatto che i profughi vengono spediti altrove». E ora in sofferenza è chi lavorava per le coop.
Un altro esempio: la Baobab, che gestisce ancora una ventina di migranti in provincia, sta pensando di non rinnovare la convenzione legata a un’abitazione di San Quirino, quindi di abbandonare il settore definitivamente.
Se gli alloggi vuoti costano ancora cari alle cooperative, c’è anche un piccolo universo di lavoratori che si è trovato all’improvviso sulla strada. Sono una ventina, solo in provincia, i giovani dipendenti delle coop più varie che sono stati tagliati. Insegnavano l’italiano ai migranti, li accompagnavano nelle faccende quotidiane, ne curavano l’accoglienza. 
Infine la conferma del prefetto Maiorino: «Le coop sono in difficoltà. Il 31 dicembre scadranno le convenzioni e quelle successive prevederanno meno posti per i migranti e quindi meno costi»
Marco Agrusti Ultimo aggiornamento: 08:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA