Abusò del ragazzino che gli era stato affidato, medico arrestato mentre fa degli esami in ospedale

Venerdì 28 Gennaio 2022 di C. A.
Lettura di una sentenza in Cassazione

PORDENONE - È stato arrestato il medico condannato per aver abusato di un ragazzino che gli era stato affidato affinché lo seguisse nel percorso scolastico. È stata un’esecuzione a tempo di record. Lunedì scorso la Cassazione ha riformato la sentenza di secondo grado confermando le violenze sessuali assorbendo il reato di detenzione di materiale pedopornografico nell’imputazione relativa alla divulgazione. Questo ha comportato una riduzione della pena da 6 anni a 5 anni e 9 mesi. Mercoledì mattina dalla Procura generale di Trieste è arrivato l’ordine di esecuzione, provvedimento eseguito dai carabinieri della stazione di San Vito e dei colleghi del Nucleo operativo di Pordenone. Il 51enne è stato arrestato mentre era impegnato in un esame diagnostico all’ospedale di Spilimbergo. Ultimate le pratiche in caserma a San Vito, è stato accompagnato nella casa di detenzione di Padova.

LA CONDANNA
È stato un processo doloroso, in cui sono confluite testimonianze choccanti, culminate con l’audizione della vittima principale. Il medico, presente a ogni udienza, ha sempre negato gli abusi sessuali. Il suo difensore, l’avvocato Giuseppe Bavaresco, ha sempre parlato di accuse «infondate» e supportate da «falsità». Ma il collegio presieduto dal giudice Alberto Rossi (a latere Piera Binotto e Iuri De Biasi) in primo grado ha inflitto 9 anni di reclusione (una modifica al capo di imputazione, a istruttoria dibattimentale quasi chiusa, aveva consentito di accedere a un abbreviato con relativo sconto di pena). In Appello la prescrizione aveva abbattuto la pena a 6 anni.

Se in primo grado la prescrizione aveva già annullato gli episodi di violenza sessuale aggravata avvenuti prima del 22 marzo 2007, quando la vittima era 13enne, a Trieste si erano prescritti gli episodi contestati fino all’8 agosto 2008 e fino al 2006 per quanto riguardava la detenzione di materiale pedopornografico trovata nel computer. Alla parte civile - costituita con l’avvocato Paolo Dell’Agnolo - era stata riconosciuta una provvisionale di 30mila euro.

LE VIOLENZE
Erano stati i carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Pordenone, nel 2016, a scoperchiare il caso. La vittima era un ragazzo abbandonato dalla madre e che nel medico conosciuto sui campi di calcio giovanili aveva trovato un padre. Il pm Pietro Montrone in primo grado ritenne che il processo avesse provato modalità e tempistiche delle violenze, che la vittima fosse credibile e che dietro la denuncia non ci fossero ritorsioni. Le testimonianze, le conversazioni trovate nell’iPhone del medico quando entrava nelle chat dei pedofili, oltre alla registrazione di una conversazione tra vittima e imputato, sarebbero la conferma che il giovane non si era precostituito una querela falsa.

LA VITTIMA
La Procura aveva corretto l’imputazione aggravandola proprio in seguito alla deposizione della vittima, evidenziando l’«insidiosità degli atti sessuali commessi quando il ragazzino stava per addormentarsi o era già addormentato». Era stato un passaggio importante per la parte civile, che ha sempre parlato di un processo per pedofilia, dove l’imputato aveva la doppia veste di «carnefice e benefattore». Per il ragazzino, anche una volta diventato uomo, è stato difficile spezzare il legame con il medico. Quando era in difficoltà tornava sempre da lui, come il 13 novembre 2017, quando andò a casa sua, nonostante lo avesse già denunciato e il medico fosse stato sottoposto per un breve periodo a misura alla cautelare dei domiciliari. Quella sera lo accoltellò, un episodio per il quale il giovane è stato dichiarato non imputabile per la totale incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti.

Ultimo aggiornamento: 15:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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