Pfas, il Veneto sale in cattedra. Zaia: «Ci siamo mossi per primi»

Martedì 23 Gennaio 2018 di Alvise Fontanella
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VENEZIA - Sulla questione Pfas, il Veneto da Roma ha preso solo bacchettate. «Nel resto d'Italia il problema non esiste» aveva risposto sprezzantemente il governo solo pochi mesi fa, a settembre, respingendo la richiesta del Veneto di porre limiti nazionali alla concentrazione di Pfas nell'acqua potabile. La ministra Lorenzin ha perfino mandato i Nas a controllare che cosa combinava la Regione troppo autonoma che «non ci ha nemmeno consultati», si lamentò. Bacchettate su bacchettate.
E invece, ecco il Veneto salire in cattedra, spiegare alle altre Regioni come si può affrontare e battere l'inquinamento da Pfas. Le altre Regioni bussano alla porta del Veneto per chiedere aiuto sul tema Pfas. Perché il problema non è affatto un problema veneto. Uno studio del Cnr, commissionato dal Ministero dell'Ambiente già nel 2013, lo documenta: le sostanze inquinanti sono presenti in quantità preoccupante non solo in Veneto, ma in Piemonte, Emilia, Toscana, Lazio e Lombardia. E l'unica Regione che si è mossa, tutelando come poteva i propri cittadini, in assenza di norme nazionali, è naturalmente il Veneto.

«Il tempo è galantuomo - riconosce Luca Zaia - L'aver investito 3 milioni per il laboratorio scientifico, l'aver messo in piedi una task force di super-esperti, l'essere intervenuti subito sugli acquedotti con i filtri per garantire acqua pulita, ci ha messo nelle condizioni di essere ormai riferimento nazionale, non già perché più inquinati, ma perché il Veneto è stata la prima regione ad aver studiato il fenomeno e ad aver operato a tutela della gente».
  Ultimo aggiornamento: 12:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA