L'editore Franceschi: «Stampare il libro di Obama? È stata una spy story veneta»

Mercoledì 18 Novembre 2020 di Angela Pederiva
Fabio Franceschi
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Sarebbe da scrivere un libro solo su com'è stato stampato questo saggio. «Una spy story», suggerisce Fabio Franceschi, imprenditore padovano che di generi se ne intende: la sua Grafica Veneta, con un fatturato di 150 milioni di euro, tira 400 milioni di volumi all'anno. Ma mai nessuno, prima d'ora, era stato protetto dal patto di riservatezza e bersagliato dai tentativi di pirateria quanto questo: Una terra promessa (Garzanti), l'autobiografia di Barack Obama, uscita ieri in contemporanea in tutto il mondo e in 26 lingue, in buona parte grazie alle rotative del colosso di Trebaseleghe. 


Basti pensare che l'editore americano Crown, che si era aggiudicato all'asta quest'opera (in coppia con Becoming, l'autobiografia di Michelle Obama) per la cifra-record di 65 milioni di dollari, ha garantito solo negli Stati Uniti una prima tiratura di 3 milioni di copie. «Alla fine noi arriveremo a stamparne 10 milioni anticipa Franceschi (nella foto in alto) per questo da fine agosto ci stanno lavorando 150 addetti, su una linea attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7». 
Ai grandi numeri l'azienda è abituata, fin dalla fortunata saga di Harry Potter, ma in questo caso ha dovuto fare i conti pure con le imponenti misure di sicurezza, contenute nell'accordo internazionale siglato. «Il rispetto delle regole spiega l'industriale è già nelle corde del nostro personale. Ma questa volta tutte le fasi di produzione sono state presidiate dalla sorveglianza speciale: per esempio, nessun testo ci è stato inviato tramite email e nessun dato è transitato in Internet, ma da ogni Paese è arrivato un emissario con una chiavetta elettronica, con cui abbiamo realizzato le matrici delle pagine, dopodiché abbiamo dovuto buttare via l'originale. Pareva una missione top secret, con ispezioni sul posto e verifiche delle copie, una ad una. La consegna è avvenuta di notte e i container, imbarcati a Genova, erano oscurati da drappi neri per scongiurare il rischio che si potesse vedere la copertina. Del resto il titolo era partito dall'America con la segnalazione di massima sicurezza, ma in Europa questa commessa ci ha causato non pochi fastidi...».
GLI HACKER
Oltre al libro dell'ex first lady Michelle, che con i suoi 10 milioni di copie è l'autobiografia più venduta di tutti i tempi ed è tuttora in ristampa a Trebaseleghe, nel 2008 Grafica Veneta aveva già messo su carta anche l'instant book scritto dall'allora candidato democratico Barack, alla vigilia della sua prima corsa presidenziale. «Ma all'epoca ricorda Franceschi non avevamo certo ricevuto tutte le finte email con cui il sedicente editore ci chiedeva di inviare il file del saggio per permettergli di svolgere presunte verifiche... Abbiamo registrato tanti tentativi di intrusione nei nostri server, ma siamo strutturati bene, con un eccellente sistema di difesa contro gli hacker. Da quanto abbiamo capito, si trattava di gente che avrebbe voluto bruciare l'uscita mondiale del 17 novembre, mettendo in Rete il testo prima dell'approdo nelle librerie. Per fortuna tutti gli attacchi sono falliti: in questi casi, ne va dell'autorevolezza editoriale, un valore ancora più importante dell'aspetto economico, che comunque pesa per una decina di milioni di euro».
Così solo ieri l'imprenditore ha potuto posare in foto tra le copie della sua ultima creatura. «Ma non nego confida che in questi mesi di produzione mi sia caduto l'occhio su qualche pagina... Ho sempre avuto grande stima di Obama, convinto che sia stato uno dei migliori presidenti che gli Usa abbiano mai avuto. Per quello che ho letto adesso, credo di poter confermare il giudizio: dal suo nuovo libro traspare proprio una bella persona».
I GIOVANI
Come spiega Obama nella prefazione, Una terra promessa è dedicato ai giovani: «Se resto fiducioso è perché ho imparato ad avere fiducia nei miei concittadini, specialmente in quelli della nuova generazione: in loro sembra ormai radicato il convincimento che tutte le persone hanno pari valore così come l'impegno a trasformare in realtà i principi che genitori e insegnanti hanno trasmesso loro forse senza crederci fino in fondo. Questo libro è rivolto soprattutto a quei giovani: è un invito a reinventare il mondo ancora una volta e a realizzare, attraverso il duro lavoro, la determinazione e una buona dose di immaginazione, un'America finalmente in sintonia con quanto di meglio alberga in noi».
GLI ANEDDOTI
L'autore racconta in prima persona la propria vita, da ragazzo in cerca di un'identità a leader del mondo libero, proponendo un'intima (e a tratti sofferta, per quel che affiora dalle 848 pagine) riflessione sul valore della democrazia e sui limiti del potere, aprendo inaspettati squarci sulle dinamiche politiche interne e sulla delicata diplomazia internazionale. Ecco allora gli aneddoti sulla Casa Bianca e sulla vita familiare, ma anche il diario dei viaggi di Stato e degli incontri con i grandi della Terra (con un ritratto della vicentina Sonia Gandhi, nata Maino: «Lei era una donna molto bella, sulla sessantina: indossava il tradizionale sari, aveva occhi scuri e indagatori, e un aspetto calmo e regale»), i retroscena dell'impatto con la crisi finanziaria globale e del varo della storica riforma sanitaria, il memoriale degli scontri con i generali sulla strategia militare in Afghanistan.
Concepito come il primo di due tomi (il secondo verrà scritto nel 2021 e dovrebbe accompagnare i lettori fino alla nascita del movimento Black lives matter), il volume termina proprio con l'appassionante narrazione dell'operazione Neptune Spear, quella che nel 2011 portò all'uccisione di Osama bin Laden, vista appunto con gli occhi di chi stava nello Studio Ovale.
JOE E DONALD
Ma prima c'è spazio anche per i due uomini che, nel 2020, si sarebbero sfidati alle elezioni. Al presidente eletto Biden, a quel tempo suo vice, Obama riserva un capitolo illuminante. Annota l'autore: «Come la maggior parte dei senatori, Joe aveva un ego smisurato e mal tollerava l'idea di un ruolo di secondo piano. (...) Se scegli me, disse Joe, voglio poter essere messo nelle condizioni di fornirti consigli e valutazioni con la massima franchezza. Tu sarai il presidente e io ti difenderò comunque, qualunque cosa tu decida. Ma voglio che il mio sia l'ultimo parere che chiedi prima di ogni decisione importante. Gli risposi che era un impegno che potevo assumere. (...) Mantenendo l'impegno preso, feci sempre in modo che avesse l'ultima parola su ogni decisione. In cambio, oltre a ricevere saggi consigli, trovai un fratello».
Quanto a Donald Trump, resta l'amaro ricordo della sua feroce (e infondata) campagna per insinuare che Obama non fosse nato negli Stati Uniti d'America, per cui il suo predecessore lo liquida così: «Mi ero fatto una vaga idea di lui nel corso degli anni: prima come il costruttore innamorato della sua celebrità (...) e, infine, come il personaggio televisivo che aveva smerciato sé stesso e il suo marchio come la vetta del successo capitalista e del consumismo esagerato e pacchiano».
LA COPPIA
Le pagine più delicate sono dedicate, oltre che alle figlie Malia e Sasha, alla moglie Miche. Ecco, il racconto del loro primo incontro meriterebbe un libro a parte, un trattato sulle differenze tra i punti di vista femminili e maschili all'interno della coppia. Scriveva infatti di lui Michelle in Becoming: «Era piacevole, anticonvenzionale e a modo suo elegante. Nemmeno una volta, tuttavia, pensai a lui come a uno con cui mi sarebbe piaciuto uscire». Scrive invece di lei Barack in Una terra promessa: «Era alta, bella, divertente, generosa, estroversa e dotata di un'intelligenza maliziosa: me ne invaghii quasi nell'attimo stesso in cui la vidi».
 

Ultimo aggiornamento: 10:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA