Disabile 25enne trascinata nello spogliatoio dello stadio e violentata

Mercoledì 12 Febbraio 2020 di Luca Ingegneri

PADOVA - Trascinata dentro lo spogliatoio del campo sportivo e abusata con violenze e minacce. É una vicenda agghiacciante quella che approderà per la prima volta domani in un’aula di tribunale: è  l’incidente probatorio sollecitato dalla Procura. Il pubblico ministero Giorgio Falcone vuole infatti verificare se la vittima dello stupro, una ragazza marocchina 25enne, sia effettivamente in grado di rendere una testimonianza davanti ai giudici.
La giovane è affetta fin dalla nascita da un grave deficit mentale, soffre di oligofrenia e disturbo della parola, con problemi di memoria e di orientamento spaziale. Le è stata recentemente nominata una curatrice speciale, l’avvocato Paola Porzio. É concreto il timore che non sia nelle condizioni psicofisiche necessarie per affrontare un contraddittorio in aula. A stabilirlo sarà la psicologa e psicoterapeuta piacentina Nicoletta Bersani, scelta dal giudice per le indagini preliminari Domenica Gambardella.
La perizia sarà decisiva ai fini dell’esito dell’indagine. Soltanto in caso di prognosi favorevole la 25enne sarà convocata a rendere la propria testimonianza nelle forme protette dell’incidente probatorio.  Il presunto aguzzino è un vicino di casa della vittima, un marocchino 37enne, indagato per violenza sessuale e violenza privata. Lo assiste l’avvocato Leonardo Arnau. I due risiedono in un piccolo centro della Saccisica. Si conoscevano di vista perché la ragazza, seguita dai servizi sociali del Comune, giocava abitualmente con alcuni ragazzi che abitano nello stesso condominio dell’indagato. L’agguato risale ad una domenica sera della scorsa estate. Il 37enne l’avrebbe tenuta d’occhio e avrebbe approfittato di un momento in cui non c’erano testimoni in strada per agganciarla e trascinarla in un luogo protetto, a poche decine di metri dalle abitazioni. É nello spogliatoio del campo sportivo del paese che si sarebbero consumate violenze inaudite. La poveretta non avrebbe avuto la forza di reagire e di opporsi allo stupratore. Due amici del 37enne avrebbero probabilmente potuto aiutarla a fuggire se il magrebino avesse acconsentito ad aprire la porta dello spogliatoio, chiusa a chiave dall’interno. I due ragazzi sarebbero stati invece esortati ad andarsene. L’uomo avrebbe terrorizzato la ragazza anche dopo aver consumato la violenza. Le avrebbe imposto di rientrare immediatamente a casa e di non rivelare a nessuno quanto era accaduto all’interno dello spogliatoio. In caso contrario sarebbe andata incontro ad altri guai. Perché l’aguzzino era pronto a farle del male. L’avrebbe afferrata con le mani al collo prospettandole l’intenzione di strozzarla se avesse trasgredito al suo ordine.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci