"Detenuto stuprato in carcere", denuncia del sindacato di polizia: scatta l'indagine

Mercoledì 12 Febbraio 2020 di Elena Viotto
Il carcere di Udine in via Spalato
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UDINE -  Un presunto caso di stupro subito da un giovane detenuto nel carcere di Udine ad opera di altri reclusi nello stesso penitenziario è stato denunciato nei giorni scorsi alla Procura del capoluogo friulano. La magistratura ha aperto un fascicolo per violenza sessuale. L’inchiesta è in pieno svolgimento e procede «con cautela e attenzione».

L’INCHIESTA
Lo ha confermato il procuratore capo di Udine Antonio De Nicolo senza nascondere «irritazione» dopo che la notizia si è diffusa e ha cominciato a circolare. «Sarebbe stato preferibile lasciar lavorare in tranquillità gli inquirenti ma faremo il nostro dovere», si è limitato ad aggiungere il procuratore.
La vicenda risalirebbe a qualche tempo fa e sarebbe stata denunciata recentemente alla magistratura dalla stessa vittima. Il caso è stato riportato sul proprio profilo twitter e sul suo sito internet da Emilio Enzo Quintieri, già consigliere nazionale dei radicali, che ha riferito di aver investito della questione con apposite segnalazioni le autorità garanti dei diritti dei detenuti. La vicenda è stata ripresa anche dal sindacato di polizia penitenziaria in una nota a firma del segretario generale Aldo Di Giacomo per richiamare l’attenzione sulle emergenze che riguardano «l’intero sistema penitenziario del Paese». Lo stupro, riporta Quintieri, sarebbe avvenuto ai danni di «un giovane detenuto, alla sua prima esperienza detentiva, affetto da problemi psichici». La violenza si sarebbe verificata all’interno di una «camera di pernottamento» del penitenziario di via Spalato.
Nessuna conferma sui dettagli della vicenda arriva da inquirenti e investigatori. I contorni dell’accaduto sono tutti in fase di accertamento. Il riserbo su quanto avvenuto, anche a tutela della stessa vittima, e sui passi che stanno compiendo le indagini è massimo. Nel frattempo, come detto, del caso si è occupato anche il sindacato di polizia penitenziaria.
IL SINDACATO
«Il caso dello stupro nel carcere di Udine di un detenuto con problemi mentali ad opera di altri detenuti dovrebbe riaccendere l’attenzione su un problema che abbiamo sollevato da troppo tempo sempre inascoltati: solo l’un per cento delle violenze sessuali in cella viene denunciato, con i più deboli costretti a pagare l’assenza di misure di tutela personale», si legge nella nota a firma del segretario generale Aldo Di Giacomo. Il sindacato ha sottolineato che «nel caso di Udine ritroviamo tre emergenze che riguardano l’intero sistema penitenziario del Paese: l’emergenza psichiatrica con circa 1.200 detenuti negli ospedali psichiatrici giudiziari ma almeno un migliaio nelle celle in istituti normali; l’emergenza suicidi in carcere conseguenza spesso di stupro subito; l’emergenza diffusione di malattie infettive come l’Hiv che già ha raggiunto livelli allarmanti con circa 5mila detenuti che risultano Hiv positivi, mentre intorno ai 6.500 sono i portatori attivi del virus dell’epatite B». Di Giacomo ha ricordato anche che domani il sindacato ha ottenuto l’apertura di un “tavolo “sanità penitenziaria” al ministero della Salute con funzionari ed esperti per affrontare anche i rischi che si ripercuotono sul personale. «Continuiamo a sostenere che va urgentemente rivisto il sistema della sorveglianza dinamica che non consente di attuare controlli adeguati e misure di prevenzione in particolare contro gli stupri. È evidente che se fuori dal carcere stenta ad affermarsi la denuncia di violenze sessuali – prosegue il comunicato -, nel carcere questa tendenza è ancora più negativa per una serie di motivazioni che gli esperti hanno più volte indicato, dalla vergogna e paura di chi ha subito la violenza all’assenza di garanzie di tutela per il denunciante».

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