Coronavirus. «Così il virus ha ucciso nostro papà: state in casa, siamo in guerra»

Giovedì 19 Marzo 2020 di Elisa Fais
Antonio Perin con la moglie

PADOVA «Ci dobbiamo salvare da soli, la gente non ha capito che siamo in guerra. Non basta scrivere che andrà tutto bene in un cartello e poi uscire di casa con qualsiasi scusa. Serve senso civico e coerenza, se tanti di noi avessero fatto più attenzione, magari oggi mio padre sarebbe ancora qui». Sono parole forti quelle di Daniele Perin, 42enne residente a Villafranca Padovana, che solo l’altro giorno fa ha perso il padre a causa del Coronavirus. Antonio Perin se n’è andato a 82 anni, dopo qualche giorno di ricovero a Padova. Residente ad Altichiero, per oltre 40 anni Antonio ha gestito un negozio di frutta e verdura con l’amata moglie Maria Teresa Boscolo. La perdita dell’anziano ha lasciato nello sconforto i tre figli Daniele, Valerio e Diego e i familiari tutti. «La tragedia è stata l’impossibilità di fargli una coccola – racconta Daniele -, chi sta male e soprattutto chi ci sta lasciando ha bisogno di affetto. E qui il contatto umano non è concesso. La distanza rende tutto straziante e surreale».

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Com’è iniziato tutto?
«Mercoledì scorso, 11 marzo, papà Antonio è venuto a casa mia per tenere mio figlio piccolo perché ero impegnato a lavoro. Il bambino ha voluto stare due ore e mezzo in giardino a giocare, accanto a lui c’è sempre stato il nonno. Il giorno dopo è comparsa la febbre, mio padre aveva appena 37, per cui abbiamo pensato avesse semplicemente preso un po’ di freddo».
 
La febbre non passava?
«Venerdì è rimasta bassa, poi abbiamo iniziato a preoccuparci perché non passava. Sabato io e i miei fratelli abbiamo deciso di chiamare il numero verde. Al telefono ci hanno detto che mio padre non mostrava i sintomi del Coronavirus, che probabilmente si trattava di una banale influenza e di procedere con la Tachipirina. Domenica mi rendo conto che non era lucido, sembrava non ascoltasse. Mi è tornata in mente mia madre, mancata il primo gennaio scorso: anche lei quattro giorni prima di morire non era lucida. Mi sono agitato, ho pensato subito ad un problema respiratorio, ho indossato la mascherina e sono immediatamente andato a casa di mio padre».

E poi?
«La guardia medica consiglia di prendere ancora Tachipirina. Sottolineo che mio padre è cardiopatico e non dovrebbe assumere tanta Tachipirina. Mi chiedono se ha la dissenteria e mal di gola, io rispondo di no perché in quel momento non mostrava i sintomi. Dopo un’ora e mezza dall’assunzione dell’antipiretico mio padre Antonio continuava ad avere 38 e mezzo di febbre. Mio fratello Valerio chiama la cardiologa di fiducia, la quale suggerisce di portarlo in ospedale. Diego parte, arriva da mio padre, ma non riesce a spostarlo perché a quel punto era arrivata anche la dissenteria. La situazione stava peggiorando quindi abbiamo deciso di chiamare il 118. I soccorsi sono arrivati in poco più di cinque minuti e mio padre è finito in ospedale a Padova».

Qual è stata la diagnosi?
«Broncopolmonite più contagio da Coronavirus. I medici hanno detto che mio padre era entrato in ospedale già con una situazione respiratoria compromessa. In passato un farmaco gli aveva causato problemi ai polmoni, il Coronavirus ha peggiorato un quadro già delicato. Ci hanno spiegato che non aveva senso accanirsi».

Quand’è l’ultima volta che lo avete sentito?
«È entrato in ospedale domenica sera ed è mancato martedì. Lunedì abbiamo sentito la sua voce al telefono. Era debole, ci ha detto “ciao”. Niente più. Una sola parola, che però per noi ha avuto un significato enorme. Questa è stata l’ultima coccola scambiata con mio padre. Non poterlo vedere, non poterlo toccare e attendere solo che il telefono squilli è straziante. Un dolore che si è aggiunto alla recente perdita di mia madre. È stato chiesto troppo alla mia famiglia. Purtroppo le disposizioni del governo non consentono nemmeno di celebrare il funerale».
Elisa Fais
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Ultimo aggiornamento: 08:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA