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Guerra, la diretta. Negoziatore russo: no allo scambio tra Azov e l'oligarca. Zelensky ringrazia Draghi

Le notizie sull'aggressione della Russia all'Ucraina

Sabato 21 Maggio 2022 di Mauro Evangelisti
Gli Azov evacuati, l Acciaieria in mano ai russi. «Ci hanno ordinato di non combattere: obbediamo»

Scambio di prigionieri e ripresa dei negoziati. E se proprio dall’epilogo della storia dell’acciaieria Asovstal ricominciasse il percorso dei negoziati tra Ucraina e Russia? Possibile che una delle pagine più cruente e drammatiche di questo conflitto preceda la ripresa del dialogo? Alcuni segnali di ieri sembravano dire il contrario. I russi, senza troppa fantasia, hanno accelerato sulla propaganda, diffondendo le immagini dei soldati dell’Azov, dopo la resa, che sfilano seminudi, in modo da mostrare i tatuaggi di alcuni di loro con simboli nazisti.

Il leader dei separatisti filorussi del Donetsk, Denis Pushlin, ha minacciato: «Un processo dei combattenti ucraini dell’Azovstal davanti a un tribunale russo sarà inevitabile perché lo chiedono i cittadini». La Duma, il parlamento della Federazione, ha chiesto di considerarli terroristi e anche i comandanti dell’Azov sono stati portati in città sotto il controllo russo. Così naufraga l’ipotesi dello scambio di prigionieri che era alla base dell’intesa sulla resa degli ultimi combattenti di Mariupol. Anche Zelensky, preoccupato, ha fatto sapere: «La ripresa dei negoziati avverrà solo se i russi salveranno la vita dei difensori di Mariupol. Senza scambio di prigionieri, non ci sarà nessuna trattativa».

VENTO

Eppure, con il passare delle ore, dopo lo sfogo delle rispettive propagande, il vento è cambiato. Mosca, ad esempio, ha ricominciato a parlare di trattativa sulla sorte degli Azov. Ha detto in una conferenza stampa a Donetsk il negoziatore russo che guida la commissione Affari Esteri della Duma, Leonid Slutsky: «C’è la possibilità di uno scambio con Viktor Medvedchuk». Si tratta dell’oligarca ucraino filo russo arrestato un mese fa dai servizi segreti ucraini. Lo stesso Slutsky ha poi provato a frenare su Telegram, spiegando che si è trattato di «una citazione presa fuori contesto». «In ogni caso - ha aggiunto - sarà deciso nelle sedi appropriate da coloro che ne hanno le competenze».

NUMERI

Stando ai dati dei russi, che però forse sono sovradimensionati per aumentare la posta ma anche per giustificare come mai per 86 giorni non sono riusciti a entrare nelle acciaierie, sono oltre 2.400 i soldati presi prigionieri a Mariupol. In che termini potrà avvenire lo scambio? Coinvolgerà anche i capi dell’Azov, a partire dal comandante Denis Prokopenko? Ad oggi non ci sono termini definiti, ma è evidente che in questi casi uno non vale uno. Medvedchuk, l’oligarca amico di Putin, non è equivalente a un singolo soldato semplice di Mariupol; e per Prokopenko i russi non si accontenteranno di un solo militare. In serata anche Zelensky ha usato frasi che fanno balenare margini di manovra: «I negoziati con la Russia sono possibili, in quanto è stata rispettata la condizione posta e le vite dei difensori di Mariupol sono state preservate».

Il quadro di un accordo sul cessate il fuoco - emerso prima dell’interruzione dei negozianti - prevede anche un sistema di Paesi garanti che tutelino la sicurezza dell’Ucraina. Su questo Zelensky ha però precisato: «Stiamo prendendo in considerazione una cerchia di garanti della nostra sicurezza tra Paesi partner fidati. Stiamo sviluppando questo progetto (un accordo di pace) con loro. Qualcosa ci piace, qualcosa no. Noi ucraini vogliamo troppo, loro come europei sono troppo scettici. Nel mezzo troveremo la risposta. Vogliamo un accordo internazionale approvato dai parlamenti dei Paesi garanti. Ma senza la Russia. Bucha ha cambiato alcune cose. Il tempo cambia le cose». 

 

Zelensky ha insistito sulla necessità di riconoscere all’Ucraina rapidamente lo status di Paese candidato a entrare nell’Unione europea. Ricapitolando: l’ordine di cessare di combattere inviato da Kiev, venerdì scorso, agli ultimi militari rimasti nell’Azovstal serviva ad applicare un accordo, raggiunto grazie alla mediazione di altri Paesi, in base al quale i russi si sono impegnati a garantire la sicurezza dei soldati che si sono arresi. E a procedere a uno scambio di prigionieri, restituendo gli Azov all’Ucraina (o consegnandoli a un Paese terzo). Se questo spinoso ed accidentato percorso sarà completato, allora i negoziati potranno riprendere. Sarà comunque difficile ipotizzare che Putin, dopo avere preso Mariupol, possa accettare di rinunciare al Donbass. «Ma 700.000 soldati stanno difendendo l’Ucraina» ha ricordato Zelensky, un modo per dire che anche ai russi conviene trovare una via di uscita. Menduza, quotidiano on line, ha intervistato Rusian Leviev, fondatore in Russia del gruppo di giornalisti investigativi Cit.

Leviev spiega: «Molto probabilmente ora si terranno i processi dimostrativi dei prigionieri di Azov e dei marines ucraini che erano ad Azovstal», ma «tra circa un mese e mezzo o due, la parte ucraina lancerà una controffensiva su larga scala». I russi, sostiene Leviev, hanno una percentuale sempre più alta di rifiuti ad andare in Ucraina a combattere. Se è vero questo scenario, dunque anche a Mosca conviene sedersi al tavolo dei negoziati. Resta un presente fatto di bombardamenti, combattimenti, distruzioni, persone ferite e uccise. Ogni giorno. Nelle ultime ore (fonte ucraina) le bombe russe hanno causato 13 vittime nel Lugansk. Venti feriti a Izyum, nei pressi di Kharkiv. Un attacco missilistico a Odessa ha danneggiato un complesso industriale. Più in generale i combattimenti, nel Donbass, proseguono senza sosta.

Mariupol, le immagini dell'evacuazione dei civili dall'acciaieria Azvostal

LISTA

Sul fronte diplomatico, Mosca ha diffuso un nuovo elenco di 963 americani a cui viene vietato viaggiare in Russia. Si va da Biden a Morgan Freeman, da Kamala Harris al capo della Cia, William Burns, da Mark Zuckerberg (padre di Facebook) all’ex candidato alla presidenza John McCain (ma è improbabile che tenti di andare a Mosca visto che è morto nel 2018). Nella lista non c’è Trump. Sul nodo dell’adesione di Svezia e Finlandia alla Nato ieri nuovi sviluppi. Il presidente turco Erdogan, che ha posto dei paletti, in una telefonata con la premier svedese, Magdalena Andersson, ha ribadito «le preoccupazioni riguardanti le attività dei gruppi terroristici del Pkk, delle Ypg e di Feto in Svezia: un Paese candidato alla Nato dovrebbe mettere fine al suo sostegno finanziario, politico e con le armi a tali gruppi». Discorso simile con il presidente finlandese Niinisto. Più tardi, Erdogan ha spiegato al segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg: «La Turchia non adotterà un atteggiamento positivo riguardo all’adesione di Svezia e Finlandia fino a quando questi due Paesi non si dimostreranno solidali».

Ultimo aggiornamento: 22 Maggio, 07:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA