Afghanistan, dalle origini al nuovo Emirato islamico: chi sono i protagonisti dell'ascesa dei talebani

Lunedì 16 Agosto 2021
Afghanistan, dalle origini al nuovo Emirato islamico: chi sono i protagonisti dell'ascesa dei talebani

Non se ne sono mai andati dall’Afghanistan, nonostante, almeno formalmente, fossero stati cacciati grazie all’intervento degli Stati Uniti, nel 2001. Una guerra iniziata in risposta agli attentati compiuti a New York e Washington da al Qaida, gruppo terroristico che era protetto dal regime talebano, che stava governando l’Afghanistan in maniera autoritaria dal 1996. Ora, dopo l’annuncio del presidente Joe Biden sulla fine della missione americana, il gruppo radicale islamista ha riconquistato vigore e potere e in poco tempo è riuscito a conquistare la capitale Kabul, rovesciando il governo afghano. I militanti sono numerosi: le stime della Nato parlano di almeno 85mila combattenti. L’avanzata è stata rapida: in molte città le forze governative si sono arrese senza combattere, per evitare vittime civili. Ma chi sono i talebani?

 

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Dalle origini al nuovo Emirato islamico: ecco i protagonisti dell'ascesa dei talebani

Il gruppo dei talebani viene formato nel 1994 a Kandahar, in Afghanistan, dal mullah Mohammed Omar, che ha combattuto tra i mujaheddin nella guerra contro i sovietici che hanno occupato il paese dal 1978 al 1989. Lo scopo iniziale del movimento è ripristinare la pace e la sicurezza dopo il ritiro dei sovietici, sulla base di un’interpretazione radicale della sharia, la legge islamica. In poco tempo c’è la conquista di Kandahar e poi Kabul nel 1996, grazie all’appoggio della popolazione e alle divisioni tra i mujaheddin. Di fatto, i talebani si sostituiscono al governo . Impongono la sharia nella forma più rigida, con punizioni ed esecuzioni pubbliche per chi viola la legge. I talebani fondano l’Emirato Islamico dell’Afghanistan e in pochi anni arrivarono a controllare il 90 per cento del Paese, dove ospitano le basi dell’organizzazione terroristica al Qaida, fondata all’inizio degli anni Novanta dal saudita Osama bin Laden. Il 7 agosto del 1998 al Qaida organizza gli attentati alle ambasciate statunitensi di Kenya e Tanzania. Poi, gli attacchi dell’11 settembre del 2001 contro gli Stati Uniti. Il 7 ottobre successivo Usa e Regno Unito dichiararono guerra all’Afghanistan, per distruggere al Qaida e rovesciare il regime talebano che, nel giro di poche settimane, viene rimosso dal potere. Molti componenti di spicco di al Qaida e dei talebani fuggono nella zona vicina al confine col Pakistan, dove il gruppo riesce a riorganizzarsi. Il quartier generale talebano diventa la città di Quetta.

 

 

 

La morte del mullah Omar

Dopo la morte del mullah Omar, avvenuta nel 2013 ma resa ufficiale solo due anni dopo, a capo del gruppo si avvicendano Akhtar Mansour, ucciso da un drone americano in Pakistan nel 2016, e poi Hibatullah Akhundzada. Progressivamente, e grazie alla fragilità del governo afghano, ma anche al continuo reclutamento e a una struttura decentrata, basata su una grande autonomia dei leader delle singole province, in molte zone del Paese i talebani diventano una specie di “governo ombra”: riscuotono le tasse, mandandone circa il 20 per cento alla leadership centrale in Pakistan, si dedicano all’estrazione illegale di risorse e allo sfruttamento del traffico dell’oppio. Nonostante vent’anni di intervento statunitense, il movimento non viene mai realmente sconfitto.

 

 

 

L'accordo con gli Usa

Nel febbraio 2020, viene raggiunto un accordo di pace raggiunto con gli Stati Uniti, firmato a Doha, in Qatar: prevede il ritiro graduale dei circa 13mila soldati americani dall’Afghanistan e la liberazione di cinquemila prigionieri talebani, compreso Abdul Ghani Baradar, uno dei leader della Shura di Quetta, il candidato più papabile come presidente del nuovo governo ad interim afghano. Baradar viene rilasciato dal Pakistan su richiesta degli Usa in modo che possa condurre i negoziati in Qatar. In cambio delle concessioni, il gruppo talebano promette di diminuire il numero di attacchi e a non accogliere i terroristi jihadisti.
La debolezza del governo afghano e il venire meno del supporto militare americano, danno poi ai talebani la possibilità di riconquistare il Paese. Se Baradar può essere considerato il capo politico e il volto pubblico dei talebani, il leader supremo dal 2016 è Haibatullah Akhundzada, dal maggio 2020 a capo delle operazioni militari. Il suo vice è Mohammad Yaqoob, figlio maggiore del mullah Omar.

 

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Ultimo aggiornamento: 17 Agosto, 10:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA