Ulderico Bernardi ci ha insegnato a tenere i piedi per terra e a non seguire le mode

Sabato 10 Aprile 2021

Buongiorno Direttore,
mi permetta di esprimere un mio breve ricordo del professor Ulderico Bernardi. Chi come il sottoscritto ha avuto la fortuna di conoscerlo può testimoniare da una parte di una grande cultura e competenza in quello che faceva. Ma quello che lo distingueva più di tutti era però la passione che metteva in tutto ciò che faceva, unita a una vera passione civile che manifestava partecipando sempre, anche in età avanzata, alle celebrazioni civiche nella sua Oderzo prima e Treviso poi; inoltre i suoi modi erano sempre garbati, signorili anche se con naturalezza non mancava mai di esprimere le sue idee ed i suoi punti di vista. Vorrei concludere con una sua citazione molto incisiva che caratterizzava la sua battaglia per l'uso della lingua veneta: Tra le scempiaggini correnti, nell'era della mondializzazione accelerata, è la seguente: ma come, siamo nel terzo millennio e parlate ancora del dialetto? È l'inglese che conta, altro che lingue locali! (...) Quando si diffuse la bicicletta non si cessò di andare a piedi, o in treno. (...) Bici, auto, treno, aereo, beato chi può disporre di tanti mezzi di circolazione. L'uso dell'uno non implica l'abbandono dell'altro. Altrettanto vale per i codici di comunicazione: parlata locale, lingua nazionale, lingua a diffusione planetaria. Tutti da accumulare. Preziosi, perché danno accesso a tante culture diverse, prossime o lontane. Una persona impara più facilmente le lingue del mondo, quanto meglio conosce quella di casa.

Prof. Daniele Marcuglia
Zero Branco (Treviso)

Caro lettore,
il valore di un grande uomo e di uno studioso impareggiabile come Ulderico è stata quello di usare la sua sapienza per farci capire l'importanza di tenere i piedi per Terra. Nel più ampio significato che ha questa semplice ma potente parola. Terra, innanzitutto, nel senso di territorio e identità, quello del Veneto e del Nordest, che lui, senza retorica e senza mai cedimenti a velleità separatiste, ha raccontato, approfondito e, forse più di ogni altro, valorizzato dandogli senso e profondità non solo storica ma anche umana. Terra nel senso più letterale del termine: di humus, di campo. Dell'importanza di rispettarla e di tutelarne i prodotti. Per conoscerne le qualità, apprezzarne l'unicità ma anche la storia e il loro legame con le genti e le loro abitudini quotidiane. Non a caso Ulderico era anche un raffinato culture del cibo. Terra, infine, nel senso di concretezza ma anche di acritico rifiuto delle mode e del pensiero prevalente, come del resto dimostra anche il brano che lei ha citato. Ulderico ha sempre garbatamente ma recisamente rifiutato di farsi intruppare. Ricorrendo molto spesso alla storia della sua terra e del suo popolo per richiamare tutti a un sano buon senso e all'esigenza di osservare e giudicare l'attualità con uno sguardo meno adagiato sul presente. Con una prospettiva più ampia. Verso il passato e verso il futuro. Ci mancherà. Molto.

Ultimo aggiornamento: 14:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA