Politica, sindacati e associazioni: i tavoli servono a poco, ognuno faccia la sua parte, senza confusione di ruoli

Giovedì 1 Ottobre 2020
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Egregio Direttore,
a caldo, dopo il personale straordinario risultato elettorale (comunque previsto e scontato) il Governatore del Veneto, dott. Luca Zaia, ha dichiarato che nel cambiare volto alla regione (poteva benissimo farlo durante i suoi precedenti dieci anni di governo) le priorità saranno: sanità e lavoro. Due condivisibili obiettivi, ai quali sarebbe opportuno (suggerisco) aggiungere il welfare generativo, in alternativa all'assistenzialismo, per togliere dalla sofferenza migliaia di veneti in povertà e disoccupati. Il riconfermato a furor di popolo Governatore del Veneto, dott. Luca Zaia, per passare velocemente dalle promesse ai fatti concreti, opportunamente e necessariamente dovrebbe (deve) attivare il Tavolo Permanente della Concertazione coinvolgendo e responsabilizzando, nella programmazione della qualità e quantità delle prestazioni sociosanitarie, delle politiche attive del lavoro e del welfare generativo: le Associazioni (grandi e piccole) imprenditoriali, le confederazioni CGIL CISL UIL, le rappresentanze delle Libere Professioni, l'ANCI, le Università, gli Istituti bancari, le reti del Volontariato, i Portavoce del Terzo Settore. Lo stile laburista si realizza con il convinto coinvolgimento delle parti sociali, per una costruttiva concertazione, per rendere esigibili gli obiettivi concordati e per ricercare sufficienti risorse finanziarie (da non escludere una tassazione di scopo per la solidarietà e per ridurre la compartecipazione ai costi assistenziali) da finalizzare alla programmazione socio-economica.
Franco Piacentini
Mestre


Caro lettore,
può darsi che Zaia apprezzi i suoi consigli. Più modestamente, mi permetto di dubitare che per passare rapidamente, come lei auspica, dalle parole ai fatti concreti, la strada migliore sia la concertazione, ossia il coinvolgimento di sindacati e organizzazioni di categoria nei processi decisionali. L'esperienza ci dimostra l'esatto contrario. Nel nostro Paese la concertazione, come ha ben evidenziato anche un bravissimo economista purtroppo prematuramente scomparso come Alberto Alesina, è servita soprattutto ad evitare l'adozione di provvedimenti impopolari, ma necessari per ridurre la spesa pubblica e dare fiato alla crescita. I tavoli di concertazione si sono quasi sempre trasformati in tavoli di veti contrapposti, in cui l'esigenza del consenso prevaleva su tutto. Soprattutto sugli interessi reali del Paese, gonfiando il nostro debito pubblico. Del resto: perché i portatori di interessi particolari, come sono inevitabilmente tutti i sindacati e le associazioni di categoria, dovrebbero partecipare alla definizione di scelte e di indirizzi di interesse generale? Questo compete alla politica, a chi è stato eletto dai cittadini proprio per fare questo. Il compito di sindacati e associazione è quello di rappresentare e difendere le esigenze dei propri iscritti e di farlo con il massimo rigore nelle sedi opportune. Chi amministra e chi governa ha il dovere di ascoltarli, ma quando in gioco ci sono interessi collettivi, la responsabilità di scegliere deve essere solo sua: di chi è stato eletto. Non di tavoli troppo affollati. La confusione di ruoli e di responsabilità è una dei mali del nostro Paese. Sarebbe bene superarla. Non prolungarla. Ultimo aggiornamento: 14:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA