Se c'è un problema di rappresentanza tra Parlamento e voto popolare, la politica non può non tenerne conto

Sabato 26 Settembre 2020
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Caro direttore, 
leggo con interesse la lettera del signor Gilberto Giantin, sulle cifre dei risultati elettorali, come lui ce li riporta, e le considerazioni che questo lettore fa sulla sinistra che governa, quando, secondo i suoi dati, a governare dovrebbe esserci la destra. Cosi' mi sembra di capire. Devo ammettere che, leggendo le cifre date, quasi davo io numeri. Mi spiace anche che lui ne soffra e si agiti in tal modo, come lasciano intendere i suoi punti esclamativi. Qualunque considerazione si voglia fare per cio' che riguarda la politica nazionale, sono le elezioni politiche a determinarlo. Quale sia stato l' orientamento emerso dalle elezioni - regionali - appena avvenute, a molti puo' sembrare significativo; non lo e'. Non erano votazioni finalizzate all' elezione del Parlamento. Quando queste ci saranno, si potra' fare delle considerazioni adeguate e pertinenti sull' argomento. L' attuale governo e' legittimo; e' in carica in virtu' del voto di fiducia ricevuto dal Parlamento, l' organo istituzionale veramente determinante e direttamente eletto dai cittadini; nel rispetto di quanto stabilisce la Costituzione. Trovo strano che molta gente sembri ignorare questo o non volerlo capire. Percio', convengo con questo lettore, sulla frase a inizio della sua lettera, che io porro' a conclusione di questa: povera democrazia!

Antonio Sinigaglia
Selvazzano Dentro ( Padova)

Caro lettore, 
la legittimità, formale e sostanziale, di questo Parlamento non è in discussione. E' stato eletto dal popolo italiano e finchè non ci sarà un'altra chiamata alle urne con un esito elettorale diverso, la maggioranza espressa dal Parlamento è quella titolata a governare. Questo principio deve però accompagnarsi alla necessaria consapevolezza che la democrazia non è un concetto astratto e avulso dalla realtà: è un sistema di regole per dare rappresentanza alle istanze e agli interessi dei cittadini. Se questa funzione, la rappresentanza, viene meno o si indebolisce, la democrazia ne risente ed entra in crisi.

Ora nel nostro Paese si è creata una situazione del tutto anomala: c'è una forza politica, il Movimento 5stelle, che sulla base dei voti ottenuti alle ultime elezioni politiche, ha il maggior numero di deputati e senatori, rappresenta circa un terzo del Parlamento ed è la principale forza di governo. Ma questa stessa forza politica in tutte le successive tornate elettorali (europee ed amministrative) ha visto letteralmente crollare il proprio consenso. Fino alle recenti elezioni regionali e comunali dove M5s in alcuni casi, come in Veneto, non è riuscito neppure a eleggere un proprio rappresentante in Regione e in altri casi, nelle regioni del Sud, ha ridotto di un terzo o di un quarto i propri consensi attestandosi al 10%.

Naturalmente ha ragione lei quando dice: nè domenica scorsa nè nelle altre occasioni si votava per il Parlamento, quindi quei voti non possono automaticamente cambiare gli equilibri politici nazionali. Ma se c'è un problema di rappresentanza - e mi sembra evidente che esista -, la politica non può non tenerne conto. Soprattutto quando di fronte a sé ha scelte decisive come la destinazione di 209 miliardi.

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