Ci sono tante buone ragioni per pensare che non ci sarà il ricorso al voto anticipato

Mercoledì 27 Ottobre 2021
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Egregio direttore,
faccio fatica a capire. Ma forse lei può aiutarmi a comprendere qualcosa in più. Siamo ancora in emergenza sanitaria anche se con meno problemi, ricoveri e vittime di qualche mese fa. L'economia sembra finalmente essere in ripresa nonostante alcuni problemi come i prezzi delle materie prime in forte rialzo. Abbiamo un governo di larga maggioranza con alla guida una delle personalità di maggior prestigio a livello internazionale e per finire alle porte c'è l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Nonostante tutto questo, che non mi sembra poco, vedo che a destra come a sinistra qualcuno parla di elezioni anticipate. C'è qualcosa che mi sfugge o che non ho capito?

M.D.


Caro lettore,
forse mi sbaglierò ma sono convinto che in questo momento nessuno voglia davvero andare al voto anticipato. Qualcuno, è vero, ne agita lo spettro, ma sono soprattutto manovre tattiche per disorientare gli avversari o gli alleati. Neppure FdI, sono convinto, pensa davvero a una fine anticipata della legislatura. Giorgia Meloni sa benissimo che il centrodestra è, per molti aspetti, ancora in mezzo al guado: sulla carta potrebbe avere più consensi del centrosinistra, ma se si vuole candidare alla guida del Paese deve trovare un suo equilibrio interno e una chiara e condivisa leadership. Tutte cose che per ora, come si è visto, mancano. Lo stesso vale per Salvini che, oltretutto, a differenza della Meloni, è in fase calante sul piano dei consensi e deve fare pure i conti con il sostanziale fallimento del suo progetto politico di Lega nazionale. Quanto al centro sinistra, per quanto enfatizzata, la recente vittoria alle amministrative non rappresenta per il Pd né una garanzia di successo in caso di elezioni politiche, né ha sciolto i nodi del complesso rapporto con i 5 stelle. Per quanto confortato dal voto in alcune grandi città anche il Pd ha di fronte a se una lunga marcia che sembra avere come meta finale la ricostituzione di un nuovo Ulivo che metta insieme un vasto schieramento anti-destre che va da Calenda a M5S passando ovviamente per i dem. Obiettivo che, come minimo, ha bisogno di tempo. Infine ci sono le numerose truppe pentastellate: la stragrande maggioranza dei tantissimi onorevoli 5stelle in Parlamento non entrerà più. Anzi: mai più. E tanti di loro, prima di rinunciare anzitempo ai non pochi privilegi che il ruolo di deputato e senatore garantisce, sono disposti a tutto. Indipendentemente da ciò dovessero decidere Conte, Di Maio o Beppe Grillo.

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