La politica è cambiata: ieri era scontro di idee, oggi è capacità di seduzione

Caro Direttore,

in queste ultime settimane l’informazione sia sulla carta stampata che nei notiziari televisivi è stata monopolizzata dalle notizie di politica interna: la crisi di Governo. Per quanto riguarda la TV ho osservato come i dibattiti fra i vari leader politici, o presunti tali, siano sempre più basati non su ragionamenti articolati ma su slogan, su frasi stereotipate che di volta in volta vengono estratte da una valigetta che i vari personaggi politici portano con se, una sorta di kit di sopravvivenza per sopperire alla mancanza di idee. E’ molto più facile etichettare l’avversario come fascista, razzista, comunista, buonista, ecc. che motivare il proprio dissenso. Sono abbastanza anziano per ricordare le Tribune Politiche nel corso delle quali uomini come Moro, Zaccagnini, Berlinguer, Almirante, Craxi, ecc. cercavano di esporre le loro idee con riflessioni e ragionamenti. Forse la causa id questa semplicistica evoluzione del dibattito politico va ricercata, oltreché nella pochezza della attuale classe politica, anche nei nuovi strumenti di comunicazione: sms, Twitter, Facebook, ecc. che obbligando all’utilizzo di poche parole impoveriscono il vocabolario individuale. Ma certamente le caratteristiche di uno strumento che consente, ad esempio, di scrivere la frase “Ti voglio bene” con il più semplice acronimo TVB non possono andare bene per esporre un pensiero politico.

Maurizio Conti
Portogruaro (Venezia)

Caro lettore, forse dovremmo chiederci, un po’ provocatoriamente ma non tanto, se esiste oggi un pensiero politico. O, almeno, se ha ancora un senso parlarne. In passato, nella cosiddetta Prima Repubblica, la politica era anche battaglia culturale. In gioco c’era la conquista dell’egemonia nella società: vinceva chi riusciva a imporre la propria visione del mondo. Era uno scontro di idee, consumato essenzialmente su libri, giornali e Tv di Stato, di cui la politica era una conseguenza, un derivato. Importante, ma pur sempre un derivato. I protagonisti di questa battaglia erano alcune élite politico-culturali ben definite e contrapposte, mentre gli elettori erano un soggetto prevalentemente passivo, dovevano solo essere convinti. Oggi il quadro è totalmente cambiato. La fine delle ideologie ha trasformato il concetto stesso di egemonia. Mentre il cittadino, prima attraverso l’apertura del mercato televisivo ai privati poi ancor di più con l’avvento dei social, ha assunto un ruolo del tutto diverso. Sceglie, interagisce e, assai più di un tempo, condiziona la politica. E lo fa attraverso strumenti, come il cellulare, estremamente rapidi, immediati. Come ha scritto il premio Nobel per l’economia Daniel Kanheman: il pensiero veloce ha avuto il sopravvento sul pensiero lento. La reazione sulla riflessione. È evidente che in contesto come questo anche il messaggio politico e gli strumenti attraverso cui viene diffuso cambiano: la capacità di seduzione diventa l’elemento vincente. E la seduzione si alimenta di codici di linguaggio immediati e semplificati. Soprattutto quando deve fare i conti con un mondo sempre più complesso e in rapidissimo cambiamento. Il ripetersi nel nostro dibattito delle etichette e delle espressioni che lei ricorda nella sua lettera, sono la conseguenza di queste mutazioni ma anche lo specchio dell’incapacità di trovare chiave di lettura dei fenomeni politici e sociali contemporanei. Ci si rifugia nei codici del passato perché si fa fatica o si è in grado di leggere il presente. Ed è questo che ci deve preoccupare. Assai più del basso livello culturale, vero o presunto, della attuale classe politica rispetto a quella del passato. Che era figlia del suo tempo e di un altro mondo. Definitivamente scomparso.

 
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Sabato 21 Settembre 2019, 13:38






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5 di 7 commenti presenti
2019-09-22 06:50:13
Dalla lettera al Direttore e dalla risposta del Direttore si comprende come siamo in recessione culturale e di conseguenza anche politica.- Purtroppo, ed ancor più purtroppo preoccupante si intravede un futuro, ma noi non ci saremo.-
2019-09-21 21:32:09
... la politica è cambiata. ma il fine è sempre lo stesso.. tenere in catene i popoli .. essa altro non è che la docile serva di quei poteri " occulti " che detengono i destini dell'umanità.. nessuna rivoluzione li ha mai scalzati e nessun voto, politica o seduzione li scalfirà in quanto sistema di reale, unico vero potere..
2019-09-21 16:06:14
Il politichese di adesso ATTINGE A MAN BASSA ALLE FALSE ARGOMETAZIONI,alle figure retoriche acchiappa semplici, dette fallalcie logiche,e se ne inventa di nuove per esempio inventandosi dati statistici senza citare ela fonte o la dimensione del campione intervistato, falsi guru. Sui like a favore o contro..si puo'armeggiare.
2019-09-22 12:30:41
In linea di massima, condivido.
2019-09-21 15:36:37
Oddio. In italia negli ultimi decenni l'egemonia (vera o presunta o, meglio, millantata) su idee e cultura e' stata in mano a una sola parte politica. NON fosse altro perche' quanti la pensavano diversamente venivano sistematicamente esclusi da universita', case editrici, testate giornalistiche e qualunque altra sede di kultura (o di potere reale, dalla magistratura in giu'). Per chiunque, dal giornalista allo scrittore, dal cantante/musicista all'attore (per restare alla cultura popollare e ai maestri di pensiero) schierarsi a destra (anche centralmente ...) era la pietra tombale della carriera. Con questi presupposti l'italia oggi dovrebbe essere il paradiso dei pensatori korretti, degli ottimati che auspicano il diritto al voto limitato a chi se lo merita e, soprattutto, una societa' perfetta. Eggia'