La politica è cambiata: ieri era scontro di idee, oggi è capacità di seduzione

Sabato 21 Settembre 2019
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Caro Direttore,

in queste ultime settimane l’informazione sia sulla carta stampata che nei notiziari televisivi è stata monopolizzata dalle notizie di politica interna: la crisi di Governo. Per quanto riguarda la TV ho osservato come i dibattiti fra i vari leader politici, o presunti tali, siano sempre più basati non su ragionamenti articolati ma su slogan, su frasi stereotipate che di volta in volta vengono estratte da una valigetta che i vari personaggi politici portano con se, una sorta di kit di sopravvivenza per sopperire alla mancanza di idee. E’ molto più facile etichettare l’avversario come fascista, razzista, comunista, buonista, ecc. che motivare il proprio dissenso. Sono abbastanza anziano per ricordare le Tribune Politiche nel corso delle quali uomini come Moro, Zaccagnini, Berlinguer, Almirante, Craxi, ecc. cercavano di esporre le loro idee con riflessioni e ragionamenti. Forse la causa id questa semplicistica evoluzione del dibattito politico va ricercata, oltreché nella pochezza della attuale classe politica, anche nei nuovi strumenti di comunicazione: sms, Twitter, Facebook, ecc. che obbligando all’utilizzo di poche parole impoveriscono il vocabolario individuale. Ma certamente le caratteristiche di uno strumento che consente, ad esempio, di scrivere la frase “Ti voglio bene” con il più semplice acronimo TVB non possono andare bene per esporre un pensiero politico.

Maurizio Conti
Portogruaro (Venezia)

Caro lettore, forse dovremmo chiederci, un po’ provocatoriamente ma non tanto, se esiste oggi un pensiero politico. O, almeno, se ha ancora un senso parlarne. In passato, nella cosiddetta Prima Repubblica, la politica era anche battaglia culturale. In gioco c’era la conquista dell’egemonia nella società: vinceva chi riusciva a imporre la propria visione del mondo. Era uno scontro di idee, consumato essenzialmente su libri, giornali e Tv di Stato, di cui la politica era una conseguenza, un derivato. Importante, ma pur sempre un derivato. I protagonisti di questa battaglia erano alcune élite politico-culturali ben definite e contrapposte, mentre gli elettori erano un soggetto prevalentemente passivo, dovevano solo essere convinti. Oggi il quadro è totalmente cambiato. La fine delle ideologie ha trasformato il concetto stesso di egemonia. Mentre il cittadino, prima attraverso l’apertura del mercato televisivo ai privati poi ancor di più con l’avvento dei social, ha assunto un ruolo del tutto diverso. Sceglie, interagisce e, assai più di un tempo, condiziona la politica. E lo fa attraverso strumenti, come il cellulare, estremamente rapidi, immediati. Come ha scritto il premio Nobel per l’economia Daniel Kanheman: il pensiero veloce ha avuto il sopravvento sul pensiero lento. La reazione sulla riflessione. È evidente che in contesto come questo anche il messaggio politico e gli strumenti attraverso cui viene diffuso cambiano: la capacità di seduzione diventa l’elemento vincente. E la seduzione si alimenta di codici di linguaggio immediati e semplificati. Soprattutto quando deve fare i conti con un mondo sempre più complesso e in rapidissimo cambiamento. Il ripetersi nel nostro dibattito delle etichette e delle espressioni che lei ricorda nella sua lettera, sono la conseguenza di queste mutazioni ma anche lo specchio dell’incapacità di trovare chiave di lettura dei fenomeni politici e sociali contemporanei. Ci si rifugia nei codici del passato perché si fa fatica o si è in grado di leggere il presente. Ed è questo che ci deve preoccupare. Assai più del basso livello culturale, vero o presunto, della attuale classe politica rispetto a quella del passato. Che era figlia del suo tempo e di un altro mondo. Definitivamente scomparso.

  Ultimo aggiornamento: 13:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA