La preside che insulta Salvini come riuscirà a spiegare ai suoi studenti che i social non sono un gioco?

Venerdì 3 Settembre 2021
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Caro direttore,

le trasmetto la mail che ho inviato alla preside Filippa Lo Iacono che nei giorni scorsi ha diffuso sui soocial un fotomontaggio che ritrae Matteo Salvini vestito da talebano con sotto la scritta Ommemerd capo dei talebani padani:

"Illustre Preside, mi permetto di scriverLe dopo aver letto le Sue esternazioni al Gazzettino in merito ad un più o meno divertente fotomontaggio riguardante un esponente politico italiano. Non entro nel merito dell'episodio in sé, se un dirigente scolastico debba essere più o meno attento nel modo di affrontare i social. Non mi interessa fare la morale, ho ovviamente la mia idea, ma non ho l'autorità per farla.

Non spetta a me dire quale comportamento debba tenere un individuo che ricopre la Sua carica. Il suo intervento termina con queste parole: esprimere le proprie idee fa parte del diritto di ognuno, della libertà di espressione. Non sono offese. E poi l'anarchia sui social fa parte del gioco. Ecco queste parole di chiusura che definiscono le regole del gioco mi hanno lasciato basito. Come potrà spiegarle ad un ragazzo o una ragazza, metti caso iscritti ad un Suo istituto, nel caso in cui gli stessi si trovassero oggetto di bullismo social? Spero possa spiegarglielo in modo esaustivo e competente".

Giovanni Gastaldi, genitore
Preganziol (Treviso)

 

Caro lettore,

non so se la preside Lo Iacono le risponderà. Se lo farà voglio sperare usi argomenti più efficaci di quelli a cui ha fatto ricorso per giustificare la sua bravata su Internet. La preside avrebbe semplicemente potuto scusarsi, riconoscendo che, nel suo ruolo, diffondere quel fotomontaggio era stato un errore. No, la professoressa Lo Iacono ha voluto salire in cattedra per impartirci la sua bella lezioncina di democrazia ai tempi del web. Peccato l'abbia fatto infilando una serie di preoccupanti stupidaggini e dimostrando pure una conoscenza della lingua italiana quantomeno incerta. Già, perché scrivere che definire qualcuno, chiunque esso sia, uomo di m... non sia un'offesa, è davvero surreale.

Ma è quando rivendica, a sua difesa, la libertà di espressione e afferma disinvoltamente che l'anarchia sui social fa parte del gioco che la nostra preside dà il meglio (o il peggio) di sé. Non so di quale gioco volesse parlare (temo neppure lei lo sappia con precisione...), ma credo che, soprattutto chi si occupa di giovani generazioni, dovrebbe piuttosto spiegare che i social non sono né un gioco né la valvola di sfogo di tutte le proprie frustrazioni e insoddisfazioni, in cui scaraventare ogni cosa ci passa per la mente. Anzi, proprio per la loro componente anarchica e la difficoltà di controllarli, sono uno strumento delicato e complesso, da maneggiare con cura e con consapevolezza. Per non diventarne vittime. Com'è accaduto appunto alla preside Lo Iacono.

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