Trapianto di cuore a una donna, dopo 33 anni chirurgo salva anche la figlia con la stessa cardiopatia

Il cardiochirurgo Ugolino Livi: «Non era facile trovarlo, lei minuta di corporatura aveva bisogno di un cuore piccolo»

Domenica 6 Novembre 2022
Trapianta cuore donna e dopo 33 anni salva anche la figlia

Mamma e figlia unite dallo stesso destino, una grave cardiopatia. A salvarle, a 33 anni di distanza, le stesse mani, quelle di Ugolino Livi. È il 1989 quando Roberta Rapisardi, allora 28enne, si rivolge al cardiochirurgo. Su di lei, a Padova, viene eseguito un trapianto di cuore, il primo che Livi esegue in prima persona. L'intervento ha successo. Roberta sta bene, si laurea (in Architettura), si sposa e, a nove anni dall'intervento, diventa pure mamma. Nasce una bimba, Benedetta, che presto però manifesta la stessa malattia. Oggi la giovane ha 25 anni. Le sue condizioni nell'ultimo periodo si aggravano e a ottobre subisce lo stesso intervento della madre. A operarla, a Udine, è sempre Livi. Per lui è l'ultimo trapianto prima della quiescenza da direttore della Cardiochirurgia del Santa Maria della Misericordia. Un congedo che è anche un ritorno a dove tutto era cominciato. La storia è raccontata da Messaggero Veneto e Il Piccolo.

Roberta e Benedetta accomunate dalla stessa cardiopatia nelle mani di Livi

Quando Roberta, studentessa catanese, incontra Livi la grave cardiopatia le lascia poche speranze. Nessun dubbio dunque sul trapianto, pur sapendo che allora i trapianti in Italia si eseguivano da non più di tre anni. L'intervento funziona, la vita di Roberta va avanti. Decide anche di correre un rischio - perché la malattia può essere geneticamente trasmessa - e di diventare mamma. Livi assiste al parto perché, racconta il medico, Roberta «venne a partorire a Padova, voleva il cardiochirurgo che l'aveva trapiantata vicino. Allora non erano molte le donne trapiantate di cuore che avevano avuto figli. Ora accade quasi normalmente».

Trapianto di organi: la cultura della donazione e le liste d'attesa, a Trieste si fa il punto

La malattia è genetica, ma la mamma corre il rischio e diventa mamma

Benedetta è sottoposta da subito a continui controlli, presto il suo cuore inizia a soffrire. Roberta cerca nuovamente Livi, che la indirizza al centro specializzato in cardiopatie diretto da Giancarlo Sinagra a Trieste. Qui Benedetta viene seguita a lungo. A un certo punto la situazione però si aggrava, la giovane si ritrova nel reparto di terapia intensiva, dove rimane due mesi in attesa di un cuore compatibile.

Riceve il cuore di un ragazzo morto a 20 anni, sui social trova la sorella del donatore: la storia di Anna e Shana

Poi a ottobre la notizia

«Non era facile trovarlo - spiega Livi - lei minuta di corporatura aveva bisogno di un cuore piccolo con caratteristiche particolari». Ma a ottobre per Benedetta arriva un organo. Sono passate alcune settimane dall'intervento: la giovane oggi sta bene ed è stata dimessa. Roberta conduce una vita «normalissima» e presto potrà farlo anche sua figlia. «Ogni mattina quando mi alzo - confessa la madre - anziché pensare 'sono una trapiantatà penso a vivere normalmente la giornata. Tutto questo - ne è certa - è servito a Benedetta per affrontare la paura dell'intervento».

 

Ultimo aggiornamento: 24 Febbraio, 23:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA