​Tangenti in Lombardia, D'Alfonso e la carta a Tatarella: «Questo preleva come un toro»

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​Tangenti in Lombardi, D'Alfonso e la carta a Tatarella: «Questo preleva come un toro»

di Claudia Guasco

L'efficacia del protocollo di Daniele D'Alfonso sta tutto nella confidenza che l'imprenditore fa ai due enfant prodige di Forza Italia, Pietro Tatarella e Fabio Altitonante, dopo un pranzo Da Berti, naturalmente a sue spese, a gennaio 2018: «Ho seminato talmente tanto. Io a tutti quanti ho dato da mangiare». Contaminando così il mondo produttivo di Milano e della regione fin nelle sue fondamenta. Come scrive il gip Raffaella Mascarino, «si assiste a uno scenario di bassissima valenza sociale: pezzi delle strutture regionali, di primarie municipalizzate facenti parte di gruppi imprenditoriali portati come fiore all'occhiello di un certo modo lombardo di fare sistema, sono di fatto asserviti a interessi che, anche se in modo indiretto, finiscono con l'essere riconducibili e conformati a strutture mafiose».

VACANZE E AUTO PER IL PR
Il meccanismo di D'Alfonso per ungere il sistema, dicono le accuse, è vecchio come il mondo e i beneficiari ne approfittano spudoratamente. Tatarella, per esempio: «Minchia, ma questo preleva come un toro», sbotta l'imprenditore quando riceve sul suo smartphone un sms con le spese dell'American Express in uso al candidato di Forza Italia alle europee del prossimo 26 maggio. La lista dei benefit di Tatarella comprende: 20.800 euro percepiti nel 2017 dalla società Ecol service, da gennaio ad agosto 2018 un biglietto aereo per l'Australia intestato alla cognata, due biglietti per l'Inghilterra come «regalo di compleanno per il piccolo Enea», il figlio, 2.287 euro per un convegno elettorale in pizzeria, 2.000 euro in contanti per andare in ferie in estate, una Bmw X5, una Smart e una Fiat 500 Abarth a disposizione. Il sottosegretario regionale Altitonante invece avrebbe ricevuto per la sua campagna elettorale (vincente) 25 mila euro, di cui 20 mila per far ottenere il permesso a intervenire su un edificio sottoposto a vincoli paesaggistici della moglie del manager Luigi Patimo. Ma alla fine, a quanto pare, sono soldi ben spesi: «Io sui contatti legati all'istituzionale sono molto forte. Conosco molto bene Giuseppe Bonomi, amministratore delegato di Arexpo», confida Tatarella a un interlocutore che gli spiega di voler entrare nel business del post Expo. È lui, spiega il gip, «il pr di D'Alfonso».

TANGENTE AL QUADRATO
E così i soldi frusciano nelle intercettazioni ambientali sulla Smart di Tatarella, passano di mano al tavolino dell'House Garden di Gallarare, l'ufficio di Gioacchino Caianello noto come «l'ambulatorio» perché qui si distribuiscono numerini per far la fila e si dispensano consigli. «Io dalle nove sono lì, tranne i giorni festivi. Domani c'è un po' di affollamento, vieni quando vuoi», suggerisce a un cliente il plenipotenziario forzista di Varese. Un vero boss, un genio della mazzetta ideatore della tangente al quadrato: condannato per concussione, finge di versare i 125 mila euro di risarcimento a un imprenditore e in cambio gli firma la concessione per un supermercato. I nemici lo chiamano «vampiro, ho visto la zanna che tac, è venuta fuori» per la sua spietatezza e «Jurassik Park» per la sua inamovibilità politica. In effetti di se stesso dice: «Io non mi muovo. Io faccio il sole e la terra che gira intorno».

UN POSTO AL SOCIO
Per i pm è lui, con Giuseppe Zingale, responsabile del tentativo di corruzione del governatore Attilio Fontana: i due «proponevano tramite l'Afol, l'agenzia per l'orientamento al lavoro diretta da Zingale, consulenze onerose in favore dell'avvocato Luca Marsico, socio dello studio Fontana». Marsico, che stando a Caianello ha un fratello che guadagna 2.600 euro al mese in Trenord distribuendo volantini pubblicitari, è in bolletta. E il forzista riferisce di un «golpe» per farlo entrare nell'organismo di vigilanza della Milano-Serravalle, manovra «fatta saltare dagli stessi amici di Fontana» tra cui Giulia Martinelli, capo della segreterie del presidente nonché ex moglie di Matteo Salvini. Che però, afferma Caianello, «fa la caca..zzi» e «non è nostra». Alla fine un incarico in Regione Marsico lo ottiene e su questo ora sta indagando la Procura. «Io vado avanti corretto e trasparente come sempre sono stato», replica il governatore.
 
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Mercoledì 8 Maggio 2019, 07:25






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