Tangenti, uragano su Forza Italia in Lombardia: 28 arresti. Il ruolo di Tatarella e Altitonante

Un fermo immagine tratto da un video diffuso dalla Guardia di Finanza di Varese e relativo all'inchiesta coordinata dalla Dda di Milano su due gruppi criminali operativi tra Milano e Varese costituiti da esponenti politici, amministratori pubblici e impre
Un «sistema feudale» in cui il «grande burattinaio» era arrivato a farsi consegnare la «decima», ossia il 10% degli emolumenti dagli «uomini chiave» inseriti negli enti pubblici, condito da una «corruzione sistemica» per pilotare con decine di migliaia di euro nomine e appalti milionari e dalla «pratica» dei finanziamenti illeciti per «comprare favori». È lo scenario da «allarme sociale» che viene a galla dalla tentacolare inchiesta, che spazia dalle sempreverdi tangenti in Lombardia fino all'incistata presenza della 'ndrangheta e alle mire sull'area ex-Expo, che con 43 misure cautelari e l'arresto di due figure di peso di Forza Italia a Milano e in Regione ha travolto il partito di Silvio Berlusconi, ad una ventina di giorni dalle Europee.

Altitonante e Tatarella, chi sono gli arrestati per le tangenti in Lombardia

In carcere è finito il consigliere comunale milanese e ormai ex vicecoordinatore lombardo di FI (il partito ha sospeso le cariche dei dirigenti coinvolti) Pietro Tatarella, candidato alle Europee, mentre agli arresti domiciliari il consigliere regionale Fabio Altitonante, sottosegretario all'area Expo della Regione (ora sospeso). Nella maxi inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto della Dda Alessandra Dolci e dai pm Adriano Scudieri, Luigi Furno e Silvia Bonardi, con al centro anche l'associazione per delinquere, i magistrati hanno chiesto alla Camera l'autorizzazione all'arresto del deputato FI Guido Sozzani. Ventotto le misure tra carcere e domiciliari, tra cui quella per un dirigente dell'Amsa, azienda milanese dei rifiuti, tre obblighi di dimora e 12 obblighi di firma, anche per un dirigente del Comune di Milano, e 95 indagati in tutto.

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«Il Governo ha promosso l'adozione della legge spazzacorrotti e le nuove norme si stanno rivelando ben più efficaci rispetto alle norme precedenti», è stato il commento del premier Giuseppe Conte. Dalle oltre 700 pagine dell'ordinanza, eseguita dai carabinieri di Monza e dalla Gdf di Varese, è emerso che lo stesso governatore lombardo, il leghista Attilio Fontana, avrebbe ricevuto e declinato una proposta corruttiva. Non denunciò ed è parte offesa di un'ipotesi di istigazione alla corruzione, ma gli inquirenti, che anche oggi hanno ascoltato una serie di persone, stanno valutando la sua posizione e lo sentiranno a breve. «Io vado avanti corretto e trasparente come sempre sono stato, consapevole del compito difficile che mi è stato affidato con il voto popolare», ha detto il governatore lombardo. Il «burattinaio», come scrive il gip Raffaella Mascarino, di «ampi e rilevantissimi settori di amministrazione pubblica» anche «in Regione Lombardia» sarebbe stato l'ex coordinatore provinciale FI a Varese, Gioacchino Caianiello, già condannato per concussione ma che, secondo i pm, continuava a gestire il partito in quell'area.

 

Tatarella, invece, sarebbe stato a libro paga dell'imprenditore del settore rifiuti e bonifiche Daniele D'Alfonso (che avrebbe dato lavoro agli uomini della cosca Molluso), della Ecol-Service, da cui avrebbe ottenuto 5mila euro al mese e viaggi e in cambio l'avrebbe favorito negli appalti dell'Amsa (nell'indagine il 'servizio nevè) e l'avrebbe introdotto in altri appalti a Varese e a Novara, dove sarebbe stato attivo il parlamentare Sozzani, accusato di aver ricevuto un finanziamento illecito di 10mila euro dall'imprenditore. Finanziamenti illeciti per le Politiche e le Regionali 2018 sarebbero arrivati poi - stando all'indagine 'mensa dei poverì (così nelle intercettazioni il ristorante Berti, già emerso come ritrovo di politici in altre inchieste) - a Altitonante e Angelo Palumbo (FI) ma anche «al partito 'Fratelli d'Italià».

Sarebbe stato sempre Caianiello, inoltre, con il dg di Afol Metropolitana, Giuseppe Zingale, a proporre nell'aprile 2018 a Fontana «consulenze onerose in favore dell'avv. Luca Marsico» socio di studio del Governatore, in cambio della nomina, mai avvenuta, di Zingale alla «direzione generale Istruzione Lavoro e Formazione della Regione». Per questo fatto, ha spiegato il procuratore Francesco Greco, Fontana «è parte offesa, è in corso di valutazione la sua posizione sull'episodio relativo all'incarico ottenuto in Regione» da Marsico, un posto nel Nucleo di valutazione degli investimenti della Regione.
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Martedì 7 Maggio 2019, 08:22






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