Rai,«Maggioni, il Tg1 è donna», vincono Pd e centrodestra, tensione M5S in consiglio

Mercoledì 17 Novembre 2021 di Mario Ajello
Rai,«Maggioni, il Tg1 è donna», vincono Pd e centrodestra, tensione M5S in consiglio

C’è un unico sconfitto nella partita delle nomine Rai: Giuseppe Conte. E infatti l’ex premier, che nominò Carboni direttore del Tg1, lo ha difeso fino alla fine impuntandosi su quel solo nome e ora vede il prediletto rimosso e non ancora ricollocato, con in più l’arrivo al telegiornale di Monica Maggioni che sta bene a Di Maio ma non a lui, di fronte all’evidente sconfitta politica subita vuole rovesciare il tavolo.

Annunciando una sorta di Aventino televisivo - «Tipica casalinata che gli si romperà tra le mani», commentano nel movimento alludendo al portavoce Casalino - così formulato: «M5S non andrà più nei canali del servizio pubblico». Conte ce l’ha con Draghi, mai digerito come suo successore e mal visto nonostante le dichiarazioni pubbliche come premier fino al 2023, e non nasconde che la sua ira proprio contro il presidente del consiglio è rivolta: «Noi fuori dalle nomine Rai, e ci chiediamo che ruolo abbia giocato il governo in questa vicenda».


La mossa di Conte - mentre gli altri partiti sono soddisfatti delle nomine da varare oggi in Cda: Monica Maggioni al Tg1 quota Draghi ma con il favore di tutti tranne del leader stellato, Gennaro Sangiuliano confermato al Tg2 così come Alessandro Casarin al TgR, Simona Sala al Tg3, Mario Orfeo agli Approfondimenti informativi, Andrea Vianello al Giornale Radio e Radio uno, Paolo Petrecca a RaiNews e Sandra De Stefano a RaiSport - dovrebbe servire a titillare l’orgoglio dei grillini ma non sembra sortire l’effetto voluto. «Prima ha imposto che in tivvù andassero solo i suoi 5 vicepresidenti, ora dice che non deve andare nessuno, ma se ci chiamano noi andiamo di corsa», assicurano diversi big e peones stellati sicuri che dell’«editto di Conte» non se ne farà nulla.

Rai, c'è l'accordo sulle nomine: Maggioni al Tg1, Sala al Tg3. Sangiuliano resta al Tg2

Ma la furia di Giuseppi è implacabile. «L’ad Fuortes non libera la Rai dalla politica ma ha scelto di esautorare una forza come il M5S. Siamo alla degenerazione del sistema e per questo il M5S non farà più sentire la sua voce sui canali del servizio pubblico».

Brucia la sconfitta di Giuseppi. La cui morale è la seguente: volevamo lottizzare ma gli altri sono stati più bravi di noi a farlo. Tranne che per lui, il Cencelli ha funzionato per tutti e altro che nuova Rai senza partiti: la Rai si è rivelata ancora una volta quella di sempre. Perfino la voglia di rinnovamento targata Palazzo Chigi - si era pensato a un certo punto a tre donne, oltre che a qualche immissione da fuori - ha finito per essere ridimensionata dall’avidità dei partiti. In questo spazio stretto, e scivolosissimo, si è dovuto muovere Fuortes.

Il quale alla fine può intestarsi, insieme a Palazzo Chigi, la novità di aver portato per la prima volta una donna alla guida del Tg1; di aver fatto tutte nomine interne (senza aggravio di spesa per l’azienda); e di aver avviato con la Direzione Approfondimenti a Orfeo, figura professionale indiscussa, una struttura cruciale nella fase del voto per il Colle e in vista delle elezioni politiche nel 2023 o magari prima. Ma diversi consiglieri Rai sono in rivolta contro l’ad, e il più furente di tutto è lo stellato Alessandro Di Majo caricato a pallettoni da Conte, e accusano di non essere stati coinvolti nelle scelte. In una lettera chiedono a Fuortes di rinviare le nomine di oggi. 


VINCITORI
Quanto ai partiti, il centrodestra è abbastanza soddisfatto. La Meloni, che non ha mai chiesto la testa di Sangiuliano al Tg2 anzi ne ha sempre difeso la permanenza nelle trattative con i propri alleati, ha incassato una testata importante, cioè RaiNews, con Petrecca anche se il nome sempre fatto da FdI è stato quello di Nicola Rao. E questo viene letto nel mondo politico come un parziale, molto parziale, risarcimento all’immeritata estromissione dal Cda, targata anche Lega-Forza Italia, di Giampaolo Rossi.

Il Carroccio e il partito azzurro (Tajani ha guidato la trattativa così: «Sangiuliano, Casarin e Preziosi a RaiParlamento devono restare al loro posto», e ci sono rimasti) hanno mantenuto il pacchetto e potrebbero aumentarlo se una delle Direzioni di genere importanti andrà a Marcello Ciannamea. Anche se in questa partita Rai i due centrodestra, quello di forzaleghista di governo e quello meloniano di opposizione, si sono fatti non pochi dispetti. Quanto al Pd, ha la comproprietà della Maggioni (che è Draghi ma garantisce tutti), la metà della Sala (il restante 50 per cento è grillino), Vianello alla radio, Orfeo alla direzione Approfondimenti che si occupa dei talk e così l’ex direttore di Tg3 dovrà vedersela con le varie primedonne (Annunziata, Berlinguer, Vespa, quelli di Report). 


Nel mondo Rai c’è comunque insoddisfazione per l’affanno con cui tutto è stato fatto. Con direttori che di colpo, per via delle manovre dei partiti, si sono visti spostare da una casella all’altra in una sorta di mercato delle vacche. Esempio: per fare posto a FdI a RaiNews, Vianello è rimasto di colpo senza poltrona, ci si è affannati a trovargliene una - la radio - che era quella destinata a Carboni il quale nella girandola è finito per terra. E chissà se avrà la guida del sito web.

 
 

Ultimo aggiornamento: 18 Novembre, 14:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA