Salvini: «Se Di Maio dice io premier o niente sbaglia. Senza FI arrivederci». La replica: conta la volontà del popolo, M5S al 32%, Lega al 17

Martedì 27 Marzo 2018
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«Se Di Maio dice: "o io premier o niente" non è il modo giusto per partire. Se Di Maio dice o io o nessuno sbaglia, perché a oggi è nessuno. Non puoi andare al governo dicendo o io o niente, altrimenti che discussione è?». Così il leader della Lega Matteo Salvini alla registrazione di Porta a Porta. La Lega, aggiunge, «ha già fatto passi indietro» per far partire il lavoro della Camere «ma non è che possiamo fare passi indietro su passi indietro». 

Se Di Maio dice fuori Forza Italia è arrivederci? «È chiaro, assolutamente sì», ha poi aggiunto il leader della Lega annunciando che la «settimana prossima ci vedremo» con Di Maio «in campo neutro, ci troveremo o alla Camera o al Senato». 

«Il premier deve essere espressione della volontà popolare. Il 17% degli italiani ha votato Salvini premier, il 14 Tajani, il 4 Meloni. Oltre il 32% ha votato il M5S e il sottoscritto come premier. Non mi impunto per una questione personale, è una questione di credibilità della democrazia. È la volontà popolare quella che conta. Farò di tutto affinché venga soddisfatta. Se qualche leader politico vuole tornare al passato creando governi istituzionali, tecnici, di scopo o peggio ancora dei perdenti, lo dica subito davanti al popolo italiano», è stata la replica del leader 5 stelle Luigi Di Maio.

«Noi proporremo una idea di Italia ai 5 Stelle, che non duri 5 mesi ma 5 anni. Non pretendo di imporre il mio pacchetto, ma tutti devono ritenersi provvisori su questa terra, a maggior ragione nel governo», ha insistito Salvini. «Se il premier fosse, con sei ipotetiche, una figura terza, deve essere un politico, di un governo politico. Coi tecnici abbiamo già dato», ha poi ribadito il leader del Carroccio. «Per ora Santa Pasqua a tutti, ma entro un mese spero che qualcuno possa giurare al Quirinale», rispondendo a una domanda sui  tempi per arrivare al governo. «Io ce la metterò tutta». 

«Tutte le persone che sto incontrando mi dicono: "adesso passate dalle parole ai fatti", il mio obiettivo è la cancellazione della Fornero, la riduzione delle tasse, il controllo dei confini, l'espulsione dei clandestini. Da quello riparto, lo proporremo come centrodestra unito, la coalizione che ha vinto è una squadra. Da soli non si va lontano. Io sono pronto, c'è una squadra pronta», ha sottolineato ancora Salvini.

«Se vado verso un sistema pensionistico totalmente contributivo, deve valere anche per la politica e lo faccio anche retroattivamente, non è possibile che ci siano deputati o senatori che lo hanno fatto magari per 1 anno e che sono in pensione da tempo per 2-3 mila euro, è immorale. Non salva i conti del Paese, ma è un segnale», ha poi detto Salvini riferendosi alle proposte dei 5 stelle sull'abolizione dei vitalizi. «Penso che si possa dare una bella sforbiciata», ha aggiunto, anche alle scorte: «Ce ne sono quasi 600, in Germania e in Gran Bretagna non più di 40».

«Io al Viminale? Dice che potrei occuparmi di immigrazione, sicurezza, ordine pubblico? Qualche
idea ce l'ho...», ha affermato Salvini rispondendo a Bruno Vespa che ipotizzava per lui un posto al ministero dell'Interno. 

«Non lavoro per andare a votare, ma sicuramente non mi fa paura», ha poi assicurato il leader della Lega. «Io vado al governo - ha ripetuto - se posso fare, escludo come unica cosa governi di grandi intese con tutti dentro per fare qualcosa, o riesco a fare il 90% di quello che mi sono proposto oppure» non se ne fa niente.

«Io ero disponibile a entrambe le scelte ma se loro preferiscono così andremo ognuno per conto suo», così il capo leghista ha poi risposto ai cronisti che gli chiedono se il centrodestra andrà insieme alle consultazioni al Quirinale o se andranno separatamente Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia.

«Toglierei le sanzioni alla Russia domani mattina», ha infine ribadito il segretario della Lega, riferendosi alle misure europee contro Mosca e, in particolare, alla espulsione dei diplomatici della Federazione. Salvini ha sostenuto che le sanzioni danneggiano l'economia italiana, soprattutto l'agroalimentare, e che «nel 2018 i problemi non si risolvono con le sanzioni». 

 

Ultimo aggiornamento: 29 Marzo, 08:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA