M5S, Di Battista: «Sconfitta più grande della nostra storia». Fico: «No a guerra tra bande»

Martedì 22 Settembre 2020
M5S, Di Battista: «Sconfitta più grande della nostra storia». Fico: «No a guerra tra bande»
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Il giorno dopo la chiusura delle urne elettorali parte il redde rationem dentro i 5 Stelle per la nuova debacle alle regionali. Non è bastato a Luigi Di Maio esaltare il grande successo ottenuto dal M5s con il taglio dei parlamentari: il calo dei consensi è diventato motivo per riaprire lo scontro tra le correnti e invocare, tutti, la convocazione degli Stati generali del Movimento dove trovare le ragioni per una ripartenza. Il conto alla rovescia inizierà giovedì quando è convocata una riunione congiunta di deputati e senatori che dovrebbe decidere l'iter per avviare il «congresso» pentastellato. Ma già il clima si surriscalda. 

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Ad incendiare il confronto arriva Alessandro Di Battista. Le regionali sono state «la più grande sconfitta della storia del Movimento» attacca l'ex deputato dopo aver già criticato gli appelli al voto disgiunto e sostenuto la candidata pugliese, acerrima nemica dell'alleanza con i dem. Per Di Battista, che smonta anche la retorica della vittoria pentastellata al referendum («un eccesso di esultanza fuorviante» in quanto frutto di voti «non solo del M5s»), il problema non è quello della leadership forte ( «potremmo mettere anche De Gaulle alle guida del M5S, non cambierebbe nulla»). Serve invece un'agenda «per uscire dal buio» e dunque organizzare al più presto gli Stati Generali. L'appello alla convocazione dell'evento è condiviso da tutti i «big» del M5s, ma non tutti con la stessa finalità. Li chiede Paola Taverna, che potrebbe entrare nel futuro «direttorio» se dovesse prevalere, come probabile, la «mozione» della leadership collegiale, proposta da Luigi Di Maio. 

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Ma li chiede anche il «Dibba» e l'ex socio di Rousseau Max Bugani, anche lui partito a testa bassa ad attaccare Di Maio colpevole di non aver gestito il movimento salvo poi aver «deciso di dimettersi non certo dopo aver preso atto del fallimento ma solo per lasciare una palla avvelenata in mano al suo successore». «Gli stati generali prima arrivano e meglio è» dichiara ora il ministro degli Esteri mentre anche Roberto Fico scende in campo per dire la sua sul futuro del Movimento, richiamare tutti ad un ritorno ai temi identitari del M5s, mettersi anche a disposizione a patto che il «congresso» non diventi una «guerra tra personalismi ed egocentrismi, una guerre tra bande o tra governisti e puristi». 
 

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"Abbiamo sbagliato". "Siamo usciti massacrati". " Non c'è motivo per esultare, abbiamo perso 8 milioni di elettori in 2 anni". Nel day after del voto c'è un'aria pesante all'interno del Movimento 5 stelle . Acquisita l'incontestabile vittoria del Sì al Referendum, il cui successo è però da spartire con PD e Lega, i pentastellati si trovano ora a fare i conti con il disastro delle regionali.


Fico invita invece ad aprire finalmente il dibattito anche alla questione dell'appartenza o meno al campo progressista. «Quando il mondo cambia non è più un tabù dirsi ideoligici. Ma anche di questo dobbiamo discutere negli Stati generali» che devono essere «permanenti» e non solo uno spot. Non sarà una passeggiata perchè già gli schieramenti si sono attrezzati e dovranno combattere per ottenere o meno un confronto «in presenza», linea osteggiata da quanti, come Davide Casaleggio, propungnano il voto per la nuova leadership in rete anzichè la costruzione di orgamismi votati in base ad una sorta di mozioni. La soluzione potrebbe essere mediana con la costituzione, intanto, di un comitato organizzatore a 5, senza i «big» pentastellati. Oggi sono anche tornati a farsi sentiere quella trentina di deputati riuniti attorno a Parole Guerriere: «il M5s superi lo stadio di movimento liquido, verticistico ed eterodiretto e si evolva in un'organizzazione politica democratica, dotata di adeguati corpi intermedi» è il loro ultimatum. 

 
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Ultimo aggiornamento: 23:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA