Giovedì 7 Giugno 2018, 09:27

Conte alla Camera tra gaffe, urla e fogli sparsi: la bonaccia è già finita

PER APPROFONDIRE: giuseppe conte, governo
Conte alla Camera tra gaffe, urla e fogli sparsi: la bonaccia è già finita

di Mario Ajello

Parte a Montecitorio il treno del governo, ma nella bolgia. Altro che fair-play, come quello che s’è visto l’altro giorno in Senato. Altro che Grande bonaccia delle Antille - l’immagine, anno ‘57, è di Italo Calvino che accusava di immobilismo il Pci - intorno all’esecutivo giallo-verde forte della debolezza di tutti gli altri. Che ovviamente c’è, ma mascherata da muscolarismo. Al punto che il capogruppo dem Delrio - spesso soprannominato, ma stavolta no, padre Graziano per la bonomia catto-comunista che emana - grida in aula all’esterrefatto Conte: «Lei dice di parlare in nome del popolo, ma tutte le dittature sono cominciate in nome del popolo. E in nome del popolo, nel nostro Paese, sono stati anche compiuti genocidi!». Un po’ forte, in effetti. E si scatenano i grillini e leghisti: «Questo è pazzo, portatelo via». E lui: «I deputati che stanno rumoreggiando la storia non la conoscono».

Il presidente Fico cerca di calmare le cose e dopo il premier Conte lo ringrazierà. Intanto, però, proprio il capo del governo, sempre scortato da Di Maio, mentre Salvini sta poco in aula e poi va in giro per comizi, incappa in una clamorosa gaffe. Lamenta le offese sui social network al fratello del presidente della Repubblica, ucciso dalla mafia nel 1980, ma non lo chiama con il suo nome e si limita a definirlo «congiunto» del Capo dello Stato. Piovono fischi e strepiti dai banchi del Pd: «Abbi rispettoooo!!!». Poi, ecco Delrio: «Si chiamava Piersanti, era suo fratello. Piersanti Mattarella. Ma come si fa a dire “congiunto”!». Urla di tutti contro tutti. Conte cerca di scusarsi. Annaspa. 

APPUNTI
Per di più si è imbrogliato con gli appunti del discorso, gli cadono i fogli, Di Maio li riordina, e l’insieme della replica del premier vive questa difficoltà del caos carte fin dall’inizio. Si accende la lucetta rossa del microfono, Conte non è pronto, Di Maio gli dice: «Comincia a parlare, i fogli te li trovo io, enuncia i temi intanto». 
Vige il disordine, insomma, in questa giornata parlamentare. I grillini, con il capogruppo D’Uva, prendono però le sue difese contro il Pd che attacca: «Non strumentalizzate le vittime della mafia». Tra l’altro proprio D’Uva, messinese, ha avuto uno zio, avvocato, ucciso nel suo studio dai mafiosi. L’aula è un campo di battaglia, in cui la sproporzione delle forze è impressionante.
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5 di 38 commenti presenti
2018-06-07 22:38:57
Senza vergogna, nessun pudore.
2018-06-07 22:11:50
La sceneggiata napoletana ad altissimi livelli .....del rio si e' superato,vedo un futuro da attore per questo inutile politico!!!
2018-06-07 21:03:35
donannnn, classico esempio di sinistroide radical chic. dopo aver governato per anni senza essere votati, si comportano come tutte le opposizioni, cioè sparare a zero contro tutti senza nessun risultato. andate a casa e lasciate lavorare il nuovo, peggio di voi non possono fare
2018-06-07 21:01:22
Disperati...
2018-06-07 19:02:48
... l'opposizione ha già " lavorato " anche troppo quando governava.. i danni sono ingenti, irreversibili. irreparabili... e soprattutto non pagheranno mai il conto..