Frana Ischia, quei Comuni dell'isola privi di piano regolatore. «Un favore agli abusivi»

Ai documenti urbanistici si è cominciato a lavorare solo dopo il terremoto del 2017

Martedì 29 Novembre 2022 di Andrea Bulleri
Frana Ischia, quei Comuni dell'isola privi di piano regolatore. «Un favore agli abusivi»

La legge italiana lo prevede dal 1968. Da allora ogni Comune è obbligato a dotarsene, per stabilire le zone in cui non si può costruire e quelle che invece possono essere destinate all'edificazione. E, in quest'ultimo caso, con quali criteri. Eppure, spulciando tra gli atti ufficiali del comune di Casamicciola, non se ne trova traccia. A meno di non risalire a un vecchio documento datato 1983, quasi quarant'anni fa, che però non è mai stato aggiornato (come invece obbligava a fare una norma regionale del 2004). Parliamo del piano regolatore generale, lo strumento che fissa o dovrebbe fissare i paletti dello sviluppo urbanistico del territorio. Piano che in Campania, ormai diciotto anni fa, è stato sostituito dal Puc (Piano urbanistico comunale). Ma pur essendo trascorsi quasi due decenni dall'adozione di questo nuovo strumento, il Comune teatro del disastro in cui hanno perso la vita almeno otto persone non ne ha mai adottato uno. Di fatto, fa notare chi maneggia la materia, contribuendo ad alimentare la spirale dell'abusivismo, dal momento che l'assenza di un documento aggiornato rende ancor più complicato sanare le irregolarità.

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LETTERA MORTA
Una situazione diffusa, a Ischia, almeno fino al 2017. Perché quando l'isola fu colpita dal sisma cinque anni fa nessuno dei sei comuni ischitani aveva ancora varato il Puc. Poi però qualcosa si è messo in moto. Un anno dopo il terremoto, l'allora sindaco di Casamicciola Giovan Battista Castagna insieme al suo omologo di Lacco Ameno avviò una collaborazione con il dipartimento di architettura dell'Università di Napoli per redigere il piano urbanistico. «Nel 2019 abbiamo elaborato un preliminare di Puc, che un anno dopo è stato consegnato e approvato dal consiglio comunale», racconta il professor Enrico Formato, docente di urbanistica alla Federico II e coordinatore scientifico del progetto. «Poi però i due Comuni hanno scelto di affidarsi a professionisti esterni. E con loro abbiamo perso i contatti». La pratica, in breve, si è arenata. E tra Covid, personale comunale sempre più sguarnito (le cronache locali di Casamicciola parlano di «desertificazione di servizi e dipendenti»), a cui lo scorso giugno si è aggiuntala sostituzione del sindaco (sfiduciato) con un commissario prefettizio, il preliminare di piano urbanistico è rimasto lettera morta.
Finché la questione, con la tragedia, non è tornata d'attualità. «Perché Casamicciola non ha un piano regolatore?», attacca Sergio Costa, vicepresidente della Camera ed ex ministro dell'Ambiente. «Nella stessa zona dell'attuale frana ricorda l'ex generale dei Forestali nel 1910 ce ne è stata un'altra, in un'area che gli ischitani chiamano Fango. Sulle linee di deflusso delle acque meteoriche non si doveva assolutamente costruire».
Dalla Lega, invece, puntano il dito contro la Regione Campania: «La legge urbanistica campana del 2004, in caso di inadempienza sui piani regolatori comunali, prevedeva l'intervento sostitutivo di provincia e Regione attacca la consigliera regionale Carmela Roscigno Il termine perentorio del Puc è stato via via spostato, infine fissato al 31 dicembre 2021, dopo 18 anni dalla legge. Ma da allora niente è stato fatto, e nessuno è intervenuto».
Una questione non di poco conto: chi stabilisce, in assenza di Puc, se una costruzione è abusiva? Il vecchio piano regolatore del 1983, o magari il piano paesistico del 1999, rimasto in larga parte inapplicato perché di fatto sancisce uno stop alle costruzioni? I contenziosi sulla materia, in buona parte dei casi, finiscono davanti al giudice.

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IL NODO ABBATTIMENTI
E poi c'è il nodo degli abbattimenti delle costruzioni irregolari. I comuni, in via teorica, dovrebbero rivalersi sui proprietari per i costi di demolizione. Ma se l'abitazione (come spesso accade) è intestata a nullatenenti o quasi, è il pubblico che finisce per farsi carico dei costi. Risultato? I fondi scarseggiano, i Comuni si indebitano. E alla fine, un po' per convenienza politica, un po' per mancanza di personale che possa eseguire i controlli, si finisce per lasciare tutto com'è.
«Esiste anche un problema di equità sociale riflette Francesco Rispoli, docente di composizione architettonica all'Università di Napoli ed ex assessore del comune di Ischia Se butti giù una casa, dovresti poter offrire un'alternativa a chi ci abita. Ma un piano di edilizia popolare, sull'isola, non c'è». Non solo: «Negli ultimi anni il turismo ha fatto schizzare in alto i prezzi degli immobili. Così chi magari ha ricevuto in eredità un piccolo terreno, la casa ha preferito costruirsela. Alcuni per speculare, altri per necessità. Tanto più conclude Rispoli che le leggi urbanistiche sull'isola sono quello che sono: o funzionano poco, o non funzionano affatto».

 

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