Entra in ospedale per la dialisi, muore in rianimazione: indagati 22 medici

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Entra in ospedale per la dialisi, muore in rianimazione: indagati 22 medici

di Alfredo D'Alessandro

Entrò in ospedale a Chieti per sottoporsi all'emodialisi ma proprio durante la seduta venne colpita da fibrillazione con conseguente arresto cardiaco. Un medico le praticò il massaggio cardiaco e la defibrillazione, riattivando il battito cardiaco ma non lo stato di coscienza. Sottoposta a Tac, la donna (che non aveva mai avuto problemi cardiaci) venne trasferita in coma nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Lanciano perchè a Chieti non c'erano posti letto disponibili. Uscì dal coma insperatamente dopo 17 giorni e da allora fu possibile interagire con lei. Ma le sue condizioni cliniche, senza una precisa patologia, peggiorarono, fino alla morte, l'11 ottobre dell'anno scorso, dopo 34 giorni di ricovero in rianimazione.

Per il decesso di A.R.C., 65 anni, residente a Chieti, c'è un' inchiesta aperta in seguito all'esposto presentato dal figlio e ieri il gip del Tribunale teatino Isabella Maria Allieri, con l'incidente probatorio, ha affidato la perizia per accertare se la morte sia causalmente riconducibile a responsabilità di uno o più sanitari che hanno avuto in cura la donna. Sono indagati (l'avviso di garanzia è atto dovuto per permettere la nomina di un consulente) 22 medici degli ospedali di Chieti e Lanciano, l'ipotesi di reato per cui si procede è la responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. La perizia è stata affidata a periti iscritti nell'albo di un Tribunale non ricompreso nel distretto del Tribunale di Chieti essendo il procedimento a carico di parecchi medici di strutture locali: i periti nominati sono il dott. Antonio Tombolini, medico legale iscritto all'albo presso il Tribunale di Ancona, e il dott. Giancarlo Raccosta, nefrologo iscritto all'albo del Tribunale di Macerata. Avranno 60 giorni per accertare sulla base della documentazione acquisita e agli atti, e dunque non ci saranno né riesumazione né autopsia, innanzitutto dinamica e causa del decesso. E dovranno dire se siano ravvisabili elementi di colpa medica sotto il profilo dell'imperizia, imprudenza, o negligenza, anche avuto riguardo alla prevedibilità e prevenibilità dell'evento e in caso affermativo se sussiste nesso di causalità fra la condotta colposa dei sanitari e l'evento verificatosi, se sia stata l'unico causa o se abbiano concorso cause concorrenti o sopravvenute.
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Giovedì 23 Maggio 2019, 09:32






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1 di 1 commenti presenti
2019-05-23 23:28:10
il dializzato e' sempre un paziente a rischio.