Paziente muore durante un esame medico, l'autopsia: «E' stato un infarto fulminante»

Paziente muore durante un esame medico, l'autopsia: «E' stato un infarto fulminante»

di Stefano Buda

E’ stato un infarto miocardico acuto, di tipo massivo, a causare la morte di Sandro Furlo, l’uomo di 66 anni, di Città Sant'Angelo, deceduto martedì scorso, nel reparto di gastroenterologia dell’ospedale di Pescara, mentre si stava sottoponendo ad una colonscopia. A rivelarlo è stata l’autopsia, eseguita ieri mattina dal medico legale Cristian D’Ovidio, su disposizione del pm Luca Sciarretta, che su questa vicenda ha aperto un fascicolo. Cinque medici restano indagati per omicidio colposo, ma il caso appare destinato a ridimensionarsi, non sussistendo alcun nesso tra la causa del decesso e la procedura diagnostica durante la quale si è verificato l’infarto.

Furlo, sulla base di quanto emerso nel corso dell’esame autoptico, era alle prese con un serio problema coronarico, che non aveva nulla a che vedere con le ragioni per le quali aveva dovuto sottoporsi alla colonscopia. Era stato operato qualche mese prima, per una problematica particolarmente grave, che aveva reso necessario effettuare più volte questo tipo di esame diagnostico. Nel corso dell’ultima colonscopia effettuata, forse anche per lo stress accumulatosi a causa del ripetersi degli esami, è avvenuto l’infarto, che successivamente si è rivelato refrattario al trattamento rianimatorio dei medici. E’ risultata fatale, dunque, una occlusione coronarica, che tuttavia sarebbe stato possibile identificare soltanto eseguendo una coronografia, ovvero una procedura diagnostica estremamente invasiva e pericolosa. Anche per questo non sembrano profilarsi negligenze o omissioni da parte del personale sanitario, che certamente non avrebbe potuto prescrivere al paziente di sottoporsi ad una coronografia come condizione per affrontare la colonscopia.

Il medico legale ora dovrà compiere ulteriori approfondimenti, ma è già possibile stabilire che il caso di Furlo appare ben diverso rispetto a quello di Veronica Costantini, la 32enne di Montesilvano deceduta il 6 aprile scorso, a causa di una encefalite herpetica, sempre nell’ospedale di Pescara. La donna si era rivolta all’ospedale, per via dei malori accusati, già tre giorni prima della sua morte, ma poche ore dopo era stata dimessa. Se la diagnosi corretta fosse stata eseguita per tempo, con ogni probabilità Veronica sarebbe ancora viva. Anche su questo fronte è stata aperta un’inchiesta, che conta quattro medici indagati e che potrebbe registrare degli sviluppi non appena la relazione del medico legale approderà sul tavolo del pm Andrea Papalia. Sono attese novità, nei prossimi giorni, anche in merito alle relazioni effettuate dagli ispettori, che sono stati inviati dall’assessorato regionale alla Sanità e dal ministero della Salute, con l’obiettivo di fare chiarezza sulla morte di Veronica Costantini.
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Sabato 13 Aprile 2019, 09:00






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4 di 4 commenti presenti
2019-04-13 11:37:36
Mik, hai ragione, è tutto un gomblotto.
2019-04-14 07:58:27
..post senza senso!!!!!
2019-04-14 08:19:28
Vuoi mettere i Tarocchi e la sfera di cristallo!
2019-04-13 10:26:18
Resta il fatto che è morto,punto.Non lasciatevi infilare tubi giù per la gola o su per il retto,meglio radiografie come quando i medici erano veri medici,questi ti ammazzano,e poi dicono è stato un infarto.