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Processo Willy, le difese: «Belleggia e Pincarelli innocenti»

Venerdì 20 Maggio 2022 di Marina Mingarelli
Processo Willy, le difese: «Belleggia e Pincarelli innocenti»


«Assolvete Belleggia e Pincarelli, contro di loro non ci sono prove». Ieri al processo per l'omicidio di Willy Duarte Monteiro è stato il giorno delle difese. Nell'aula della Corte di Assise di Frosinone gli avvocati di Francesco Belleggia e Mario Pincarelli accusati di omicidio volontario aggravato, assieme ai fratelli Marco e Gabriele Bianchi, del 21enne di Paliano massacrato di botte davanti ad un locale di Colleferro la notte del 6 settembre 2020, hanno giocato le ultime carte con le loro arringhe. Nella precedente udienza i pubblici ministeri Brando e Taglialatela hanno chiesto l'ergastolo per i principali imputati, i fratelli Bianchi, e 24 anni di carcere per Pincarelli e Belleggia.
L'APPELLO
La prima a prendere la parola è stato l'avvocato Loredana Mazzenga difensore di Mario Pincarelli. Il legale ha esordito dicendo alla Corte di cercare i «veri colpevoli e non dei capri espiatori». Poi ha aggiunto: «Ho sentito parlare di pene esemplari è non di pene giuste sono convinta che il mio assistito debba essere assolto in quanto non ci sono prove al di là di ogni ragionevole dubbio per formulare una condanna». Secondo il legale «numerosi testimoni sarebbero inattendibili». A cominciare dal fatto che su 25 testi soltanto cinque avrebbero fatto il nome del suo cliente. A questo da aggiungere che il suo assistito aveva appreso dell'accaduto al «Tg perché quella sera era tornato a casa ubriaco». Nel corso dell'interrogatorio avvenuto il 26 novembre scorso Pincarelli aveva riferito alla Corte che al momento dell'aggressione lui si trovava di spalle, è che era stato spintonato. «Non ho ucciso Willy-aveva detto - gli ho soltanto dato una pizza quando qualcuno mi ha spinto è mi ha fatto cadere sopra di lui. Io con la mia coscienza sono a posto».
«Sono soddisfatta - ha dichiarato l'avvocato Mazzenga - di come è andata la discussione perché da parte mia ho esposto tutte le argomentazioni alla base dell'innocenza di Pincarelli. Ritengo inoltre di aver fornito dei contributi proprio perché dimostrare come personaggi ritenuti attendibili dalla Procura abbiano invece fornito una descrizione dei fatti atta solo ad avvalorare quello che hanno detto i fratelli Bianchi in sede di interrogatorio appesantendo la posizione di Pincarelli, addirittura attribuendogli condotte da lui mai realizzate».
IL BRANCO
Poi è stata la volta dell'avvocato Vito Perugini che difende Francesco Belleggia, il 25enne di Artena che ha beneficiato dei domiciliari per aver collaborato con la giustizia. «Si è parlato di branco - ha detto il legale - ma il processo ha smentito questa rappresentazione in quanto il rapporto con i Bianchi non andava oltre una semplice conoscenza. Il mio assistito non ha precedenti penali, ed è un volontario che opera a favore dei disabili. È un bravo ragazzo che ha deciso di dire la verità dal primo momento, una verità che non è mai stata cambiata nel corso di tutti gli interrogatori». L'avvocato Perugini ha insistito sulla semplice conoscenza dei fratelli Bianchi. «Esisteva una chat della gang dello Scrocchiò, ma Belleggia non ne faceva parte».
Eppure secondo le accuse a dare il via a tutta la vicenda sarebbe stato proprio Francesco Belleggia che aveva dato una spinta a Federico Zurma amico di Willy facendolo cadere per le scale. E poi c'è un testimone riferisce di aver visto Belleggia colpire il giovane cuoco di Paliano alla testa «proprio come si fa con un pallone» aveva dichiarato. Secondo il legale difensore «non è possibile dire con certezza chi possa aver sferrato quel colpi perché le condizioni di visibilità in quel punto erano scarse». Per l'accusa ad incastrare l'imputato le tracce di dna della vittima rinvenute in una delle sue scarpe. Ma anche per quanto riguarda questo aspetto il legale difensore ha riportato «documentazioni che possono smentire la responsabilità del suo assistito ai fatti contestati».
Si torna in aula il prossimo 26 maggio con le arringhe degli avvocati Mario e Massimiliano Pica difensori dei fratelli Bianchi. A seguire la sentenza.
 

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