Morì per la trappola esplosiva piazzata dall'amico, cacciatore arrestato dopo sei anni

Martedì 27 Luglio 2021 di Emilano Papillo
Morì per la trappola esplosiva piazzata dall'amico, cacciatore arrestato dopo sei anni

Piazzò un ordigno rudimentale nella boscaglia per catturare i cinghiali, ma sulla bomba ci finì un altro cacciatore, suo amico, che a causa della deflagrazione morì. Per Angelo Dell'Omo, 73 anni di Ferentino, sei anni dopo quei tragici fatti, è arrivato il momento di saldare i conti con la giustizia. Ieri i carabinieri hanno eseguito l'ordine di arresto ai domiciliari.

L'uomo, condannato a due anni e dieci mesi, deve scontare ancora un anno e due mesi. La Procura di Frosinone in realtà, dopo la sentenza definitiva in Cassazione, aveva chiesto la carcerazione, ma il tribunale di sorveglianza ha accolto il ricorso presentato dal suo legale, l'avvocato Nicola Ottaviani, riconoscendo che l'uomo non presenta profili di pericolosità sociale.

La tragedia, che costò la vita Luciano Bondatti, 63 anni, avvenne nel settembre del 2015 in una zona collinare non lontana dal cimitero Pareti di Ferentino. Bondatti e Dell'Omo erano vicini di casa, si conoscevano e avevano in comune la passione per la caccia.

Quella mattina Bondatti uscì all'alba per fare un sopralluogo in un sentiero battuto dai cinghiali. In quel punto Dell'Omo aveva piazzato un ordigno rudimentale. Una pratica di caccia al cinghiale illegale, oltre che pericolosissima, a quanto pare molto diffusa. Bondatti non era a conoscenza della presenza della trappola esplosiva e nemmeno per lui sarebbe stato facile scoprirla a causa della folta vegetazione e della poca luce. Inavvertitamente quindi calpestò la bomba e la deflagrazione gli causò la rottura dell'arteria femorale.

Nessuno sentì il boato, cosa che avrebbe consentito di chiamare i soccorsi. Bondatti morì dissanguato. A trovare il corpo senza vita fu un passante.

Le indagini dei carabinieri di Ferentino s'indirizzarono subito su Dell'Omo, noto cacciatore della zona. Il pensionato riconobbe subito le sue colpe: finì prima in carcere, poi ai domiciliari.

In primo grado è stato condannato a due anni e dieci mesi per omicidio colposo aggravato e violazione delle norme in materia di detenzione di armi. Inizialmente era stato ipotizzato l'omicidio preterintenzionale, ma secondo i giudici nella sua condotta non c'è stato dolo, nemmeno eventuale, come riconosciuto anche in Cassazione. Si è trattato di un tragico incidente causato da una pratica di caccia illegale e pericolosa.

Al pensionato resta da scontare un anno e due mesi, ma nell'arco della giornata gli è stato concesso di uscire da casa per qualche ora purché non si allontani dal Comune di Ferentino.
 

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